Qual è la relazione tra sfera emotiva e scelte alimentari nel determinare l’indice di massa corporea e il rischio di malattie non trasmissibili?
19 Maggio, 2025
Numerose ricerche condotte negli ultimi anni hanno evidenziato che tra i molteplici fattori che possono influenzare le scelte alimentari meno salutari, le emozioni negative possono svolgere un ruolo di rilievo. La cosiddetta fame emotiva, che si manifesta con la tendenza a utilizzare il cibo come meccanismo di difesa nei confronti degli stati d’animo negativi, si associa infatti spesso a problemi di peso in eccesso.
Si sono proposti di chiarire i meccanismi che legano emotività, assunzione di cibo, motivazioni che guidano le scelte alimentari e outcome di salute, gli autori di questo studio, basato sull’analisi dei dati raccolti in oltre 9.000 adulti provenienti da 12 paesi europei, compresa l’Italia, nell’ambito progetto multinazionale EATMOT (Psycho-social motivations associated with food choices and eating practices).
In sintesi, la prevalenza della componente emotiva nel condizionamento delle scelte alimentari è risultata associata direttamente e sfavorevolmente al BMI; per esempio, tra coloro che mangiavano per contrastare lo stress o che sceglievano il cibo come forma di consolazione il rischio di BMI in eccesso aumentava del 31% e 22% rispettivamente. Anche coloro che tendevano a mangiare per vincere la solitudine avevano, in media, un BMI più elevato, e quindi una maggiore probabilità di essere in sovrappeso o obesi. Tra l’altro, nella popolazione allo studio, il BMI elevato era a sua volta fortemente associato al rischio di diabete (OR: 2,02), ipertensione (OR: 1,85), ipercolesterolemia (OR: 1,81) e di soffrire di disturbi gastrici (OR= 1,81) e malattie cardiovascolari (OR: 2,18).
D’altra parte, un’elevata motivazione al comportamento salutare è risultata invece associata al consumo abituale di una dieta equilibrata e a un minore BMI; chi seguiva abitudini alimentari sane aveva anche una maggiore consapevolezza e motivazione al mantenimento di un buono stato di salute. Anche per l’attività fisica regolare è stata rilevata una correlazione favorevole, inversa con il BMI e positiva con la motivazione a comportamenti più sani. Inoltre, sono risultati favorevolmente associati a questa stessa motivazione alcuni usi funzionali del cibo, e cioè per il controllo del peso (-17%) e per perseguire emozioni positive come lo svago (-18%) o la ricerca del benessere (-28%), evidenziando che, se moderati, possono essere compatibili con uno stile di vita sano.
Queste osservazioni suggeriscono quindi che la consapevolezza dell’importanza delle scelte alimentari corrette e la motivazione a perseguire il benessere sono protettive, mentre un’alimentazione guidata da emozioni negative può rappresentare un fattore di rischio, per sovrappeso, obesità e patologie croniche. Tali risultati sottolineano la necessità di interventi di sanità pubblica mirati, che comprendano l’identificazione dei comportamenti alimentari emotivamente disfunzionali e promuovano strategie più sane come meccanismo di difesa dalle emozioni negative.
The interplay between body mass index, motivation for food consumption, and noncommunicable diseases in the European population: A cross-sectional study
Ljubičić M, Matek Sarić M, Sorić T, Sarić A, Klarin I, Dželalija B, et al.
PLoS One. 2025 May 14;20(5):e0322454.
INTRODUCTION: Consuming unhealthy foods in emotional states can increase body mass index (BMI), contribute to becoming overweight, and lead to the development of chronic diseases. This study aims to investigate the associations between BMI, emotional motivation for food consumption, and health outcomes.
MATERIALS AND METHODS: “The Motivations for Food Choices” (EATMOT) questionnaire was used to assess the emotional components of food consumption in 9,036 individuals from 12 European countries. The multivariate analysis included linear and logistic regression to examine associations between variables.
RESULTS: Regression models confirmed associations between BMI, emotional motivation for food consumption (β = 0.13; p < 0.001), obesity (β = 0.35; p < 0.001), diabetes mellitus, and hypertension (β = 0.04; p < 0.001 for both). Using food as a coping mechanism for stress contributed to an increase in BMI [OR = 1.31 (95% CI 1.14–1.51); p < 0.001]. Emotional consolation was associated with a higher likelihood of an increased BMI [OR = 1.22 (95% CI 1.03–1.44); p = 0.020] and obesity [OR = 1.47 (95% CI 1.06–2.06); p = 0.022]. Participants with obesity had a greater likelihood of developing noncommunicable diseases, such as cardiovascular diseases [OR = 2.18 (95% CI 1.45–3.28); p < 0.001], diabetes mellitus [OR = 2.02 (95% CI 1.31–3.12); p = 0.001], hypercholesterolemia [OR = 1.62 (95% CI 1.13–2.32); p = 0.009], hypertension [OR = 1.85 (95% CI 1.36–2.52); p < 0.001], and gastric disorders [OR = 1.81 (95% CI 1.16–2.85); p = 0.010].
CONCLUSION: These results underscore the need for targeted public health interventions that address emotional eating behaviors and promote healthier coping strategies to mitigate the risk of obesity and related health complications.
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