Omocisteina, vitamine e disturbi cognitivi: esiste una correlazione?
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Introduzione
Alcuni studi hanno associato la concentrazione totale di omocisteina al calo cognitivo negli individui di età avanzata sofferenti o meno di Alzheimer. Tre lavori recenti hanno indagato questa ipotesi ricercandone il nesso causale.
Nel primo studio, condotto da un gruppo di ricercatori italiani, sono stati misurati i livelli di omocisteina, acido folico e vitamina B12 in un campione di 816 uomini e donne di circa 74 anni. Sono stati eseguiti test cognitivi all’inizio della sperimentazione e dopo 4 anni. Il 14% della popolazione ha mostrato un declino cognitivo mentre l’8.5% ha sviluppato l’Alzheimer. I risultati peggiori sono stati riscontrati tra chi, all’inizio, aveva i livelli più alti di omocisteina e, indipendentemente, basse concentrazioni di acido folico, mentre non sono state evidenziate associazioni con la vitamina B12.
Nell’altro studio, condotto a Boston, sono stati misurati diversi parametri correlati alle capacità cognitive in 321 uomini di circa 67 anni. I dati sono stati raccolti all’inizio e al termine dello studio, durato complessivamente 3 anni. Un peggioramento nell’abilità di percezione dello spazio è risultato correlato con alti livelli basali di omocisteina e basse concentrazioni di acido folico, vitamina B12 e vitamina B6, derivanti da una loro scarsa assunzione con la dieta. Ridotte capacità mnemoniche e verbali sono state altresì correlate a un basso introito di acido folico ed elevati livelli di omocisteina.
Uno studio olandese, che ha valutato se le concentrazioni di omocisteina, vitamina B12 e acido folico avessero un ruolo nel determinare il declino cognitivo in età avanzata, ha invece osservato che tali parametri (alta omocisteina e basso acido folico) potrebbero rappresentare una conseguenza della patologia, e non una causa contribuente.
Questi studi indicano che alti livelli di omocisteina e/o basse concentrazioni di acido folico, possono portare ad un peggioramento delle capacità cognitive in tarda età negli uomini e nelle donne. Si tratta quindi di un’area ancora da approfondire, tuttavia esiste un possibile meccanismo biologico alla base di tale correlazione che potrebbe essere rappresentato da un disturbo cerebrovascolare subclinico o dall’effetto dell’omocisteina sulla neuroregolazione e la trasmissione chimica nel cervello.
Sebbene sia necessario attendere i risultati di ulteriori studi per chiarire definitivamente la relazione tra omocisteina e acido folico, è opportuno seguire una dieta equilibrata che preveda un adeguato apporto di alimenti ricchi in folati come i vegetali a foglia larga, il fegato, gli agrumi, i legumi e il pane integrale.
Nel caso in cui i folati vengano assunti come integratori alimentari, si può far riferimento a un quarto studio che ha indagato le dosi di acido folico necessarie per la riduzione dei livelli di omocisteina.
Effetti dell’acido folico sulle concentrazioni di omocisteina
| Acido folico | Riduzione concentrazione omocisteina |
| 0.8 mg * | massima riduzione |
| 0.4 mg | 90% |
| 0.2 mg | 60% |
*Dose giornaliera minima di acido folico associata alla massima riduzione delle concentrazioni di omocisteina
Bibliografia
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