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Il controllo non farmacologico della colesterolemia

A. Poli, F. Marangoni. Pacini Editore Medicina, 2008

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Introduzione

L’associazione tra i livelli della colesterolemia totale, e soprattutto della colesterolemia legata alle lipoproteine a bassa densità (LDL), ed il rischio di eventi coronarici come l’infarto miocardico, è documentata da una ricca serie di studi epidemiologici (Grundy, 1990). La diminuzione della colesterolemia totale ed LDL, comunque ottenuta (con interventi, cioè, di natura sia dietetica che farmacologica), comporta d’altra parte una riduzione del rischio degli eventi di questa natura proporzionale all’ampiezza delle variazioni indotte nella colesterolemia stessa: si stima infatti che ogni riduzione dell’1% della colesterolemia totale o LDL induca una riduzione dell’1% anche del rischio di incorrere, nel tempo, in un evento coronarico.
Anche l’incremento dei livelli dei trigliceridi plasmatici e la diminuzione della colesterolemia HDL, negli studi epidemiologici, si associano ad un aumento del
rischio coronarico (Lichtenstein, 2006); il controllo farmacologico di questi parametri lipidici, tuttavia, non si è rivelato efficace, negli studi controllati di intervento, nel ridurre il rischio coronarico stesso. E’ altresì noto che aspetti specifici della dieta influenzano il rischio cardiovascolare
(Van Horn et al., 2008); questa correlazione è mediata soprattutto dagli effetti di alcuni componenti dietetici sulla colesterolemia LDL, anche se gli effetti favorevoli della dieta stessa su altri parametri di rischio coronarico (trigliceridemia, colesterolemia HDL, valori pressori, peso corporeo, adiposità addominale) potrebbero svolgere un ruolo protettivo addizionale.
In questa rassegna esamineremo in dettaglio le evidenze a supporto degli effetti dei principali nutrienti sulla colesterolemia LDL, più direttamente correlata alle variazioni del rischio coronarico; verranno tuttavia discussi anche gli effetti dei nutrienti su altri parametri del profilo lipidico, che secondo le più recenti linee guida internazionali possono contribuire in modo rilevante alla prevenzione cardiovascolare.

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