Uno studio italiano analizza i benefici dell’olio d’oliva e i possibili meccanismi biologici

28 Maggio, 2024

I benefici sulla salute cardiovascolare dell’olio d’oliva sono ben noti; supportati da numerose evidenze epidemiologiche, sono stati confermati da studi mirati che hanno permesso di attribuirli in larga parte alle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti dei componenti caratteristici di questo alimento tipico della dieta mediterranea, e cioè i polifenoli, i fitosteroli e i tocoferoli, oltre agli acidi grassi monoinsaturi (soprattutto acido oleico).  Meno solida dal punto di vista delle evidenze disponibili è invece la relazione tra consumo di olio d’oliva e rischio di mortalità per tumori, sulla quale si è focalizzata l’analisi, descritta in questo lavoro, dei dati raccolti nello studio Moli-sani, condotto su 22.892 adulti italiani seguiti per circa 13 anni, nella quale sono stati presi in considerazione anche i potenziali meccanismi biologici coinvolti.

I risultati mostrano che ai consumi più elevati di olio d’oliva (più di 3 cucchiai al giorno) corrisponde una riduzione del 20% della mortalità per tutte le cause, del 23% della mortalità per tumori e del 25% della mortalità cardiovascolare, rispetto ai consumi più bassi (un cucchiaio e mezzo al giorno o meno). Tutte le associazioni sono risultate indipendenti dalla qualità generale della dieta.

Tra i soggetti non obesi è stata rilevata una relazione lineare diretta tra l’incremento di 1 cucchiaio al giorno del consumo di olio d’oliva e la riduzione della mortalità per tutte le cause e per cancro. Numerosi biomarcatori di rischio sono risultati inversamente associati al consumo di olio d’oliva, compresi parametri della funzionalità renale, glicemia, colesterolemia totale, trigliceridemia, livelli di Apolipoproteina A1, proteina C-reattiva e rapporto granulociti-linfociti. L’aggiustamento per la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca a riposo ha attenuato significativamente la relazione tra consumo di olio d’oliva e mortalità per tutte le cause e per cancro, del 14% e del 9,5% rispettivamente, suggerendo che parte della riduzione del rischio di queste patologie associata all’olio d’oliva sia dovuto alle variazioni indotte dall’olio di oliva stesso su questi due parametri.

Queste osservazioni suggeriscono che i benefici dell’olio d’oliva potrebbero estendersi oltre la salute cardiovascolare, coinvolgendo meccanismi biologici comuni a diverse malattie croniche.  Inoltre, sebbene lo studio sia osservazionale e non consenta quindi di determinare un rapporto di causalità, supportano l’inclusione dell’olio d’oliva come componente regolare di un pattern alimentare di tipo mediterraneo per migliorare la salute generale.

Olive oil consumption is associated with lower cancer, cardiovascular and all-cause mortality among Italian adults: prospective results from the Moli-sani Study and analysis of potential biological mechanisms

Ruggiero E, Di Castelnuovo A, Costanzo S, Esposito S, De Curtis A, Persichillo M, et al.
Eur J Clin Nutr. 2024 May 4. Epub ahead of print. 

BACKGROUND: Olive oil consumption has been reportedly associated with lower mortality rates, mostly from cardiovascular diseases, but its potential impact on cancer death remains controversial. Moreover, biological mechanisms possibly linking olive oil consumption to mortality outcomes remain unexplored.
METHODS: We longitudinally analysed data on 22,892 men and women from the Moli-sani Study in Italy (follow-up 13.1 y), to examine the association of olive oil consumption with mortality. Dietary data were collected at baseline (2005-2010) through a 188-item FFQ, and olive oil consumption was standardised to a 10 g tablespoon (tbsp) size. Diet quality was assessed through a Mediterranean diet score. Multivariable-adjusted Cox proportional hazard models, also including diet quality, were used to estimate hazard ratios (HRs) and 95% confidence intervals (CIs). The potential mediating role of inflammatory, metabolic, cardiovascular and renal biomarkers on the association between olive oil intake and mortality was evaluated on the basis of change-in-estimate and associated p values.
RESULTS: Multivariable HRs for all-cause, cancer, cardiovascular and other cause mortality associated with high (>3 tbsp/d) versus low (≤1.5 tbsp/d) olive oil consumption were 0.80 (0.69-0.94), 0.77 (0.59-0.99), 0.75 (0.58-0.97) and 0.97 (0.73-1.29), respectively. Taken together, the investigated biomarkers attenuated the association of olive oil consumption with all-cause and cancer mortality by 21.2% and 13.7%, respectively.
CONCLUSIONS: Higher olive oil consumption was associated with lower cancer, cardiovascular and all-cause mortality rates, independent of overall diet quality. Known risk factors for chronic diseases only in part mediated such associations suggesting that other biological pathways are potentially involved in this relationship.

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