Un’alimentazione equilibrata basata su alimenti di origine vegetale protegge anche dalle malattie renali croniche

19 Dicembre, 2024

Le malattie renali croniche (MRC) mostrano una frequenza crescente nei paesi occidentali, da un lato per l’invecchiamento della popolazione e dall’altro per la crescente diffusione di patologie (soprattutto la malattia diabetica e l’ipertensione) che delle MRC rappresentano spesso i precursori clinici. La correlazione tra la frequenza di queste patologie e l’alimentazione non sono ben note; gli autori di questo studio hanno quindi esaminato i possibili legami con le diverse abitudini alimentari, valutate sulla base di almeno due diari alimentari delle ventiquattr’ore somministrati all’inizio dello studio a oltre 100.000 adulti britannici che facevano parte della coorte della UK Biobank. Durante un periodo di monitoraggio di circa nove anni, sono stati identificati circa 3.000 nuovi casi di MRC.

I risultati hanno evidenziato che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, alla dieta DASH e a una dieta a base di alimenti di origine vegetale “salutari” (ricca cioè di frutta, verdura, cereali integrali e legumi) è associata a un rischio inferiore (tra il 16 ed il 23% nel terzile di maggiore aderenza rispetto al terzile di aderenza minore) di sviluppare MRC. Al contrario, seguire diete ricche di alimenti vegetali classificati come “non salutari” (a base di cereali non raffinati, patate, succhi di frutta e bevande zuccherate) o con un alto potere infiammatorio è correlata a un rischio maggiore di sviluppare MRC.

In particolare, i modelli dietetici che sono risultati associati ad una riduzione del rischio di MRC sono quelli che si sono dimostrati in grado di controllare la pressione sanguigna e i livelli della glicemia, che probabilmente riducono così il rischio di comparsa della nefropatia ipertensiva o diabetica nel tempo. È tuttavia interessante sottolineare che l’associazione con il modello denominato AHEI (Alternative Healthy Eating Index), basato sui target in linea con le raccomandazioni nutrizionali USA, non raggiunge la significatività statistica.

Lo studio, complessivamente, suggerisce quindi che le politiche sanitarie dovrebbero promuovere pattern dietetici di alta qualità piuttosto che concentrarsi su singoli alimenti, e conferma che i modelli alimentari in grado di migliorare la salute cardiovascolare hanno un effetto protettivo anche nei confronti della MRC.

Diet Quality Patterns and Chronic Kidney Disease Incidence: A UK Biobank Cohort Study

Maroto-Rodriguez J, Ortolá R, Cabanas-Sanchez V, Martinez-Gomez D, Rodriguez-Artalejo F, Sotos-Prieto M.
Am J Clin Nutr. 2024 Dec 10:S0002-9165(24)01431-X. Epub ahead of print.

BACKGROUND: Only a few studies have investigated the role of diet on the risk of chronic kidney disease (CKD) in European populations and have mainly focused on the Mediterranean diet. This is the first study to evaluate the association between various diet quality indices and CKD incidence in British adults.
METHODS: A prospective cohort with 106,870 participants from the UK Biobank, followed from 2009-2012 through 2021. Food consumption was obtained from at least two 24-hour dietary assessments. Dietary patterns were assessed using previously established indices: alternate Mediterranean index (aMED), Alternate Healthy Eating Index 2010 (AHEI-2010), Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH), healthful Plant-Based Diet Index (hPDI), unhealthful Plant-Based Diet index (uPDI), and Dietary Inflammatory Index (DII). Incident CKD was obtained from clinical records, death registries and self-report. Analyses were performed with Cox regression models and adjusted for the main confounders.
RESULTS: After a median follow-up of 9.27 years, 2,934 cases of CKD were ascertained. Hazard ratios (95% confidence interval) of CKD for the highest vs. lowest tertile of adherence to each diet score were 0.84 (0.76, 0.93) for aMED, 0.94 (0.85, 1.03) for AHEI, 0.77 (0.70, 0.85) for DASH, 0.79 (0.72, 0.87) for hPDI, 1.27 (1.16, 1.40) for uPDI, and 1.20 (1.18, 1.33) for DII. The results were robust in sensitivity analyses.
CONCLUSIONS: In British adults, higher adherence to the aMED, DASH and hPDI patterns was associated with lower risk of CKD, whereas greater adherence to the uPDI and DII patterns was associated with greater risk.

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