Una dieta ricca di vegetali possiede significative proprietà antinfiammatorie?
03 Marzo, 2026
L’infiammazione cronica di basso grado, che tende spesso ad aumentare con l’età (come suggerisce la denominazione inflammageing) è collegata a molte malattie cronico degenerative, soprattutto in ambito cardiovascolare. È noto che alcuni aspetti dello stile di vita possono condizionare l’intensità dei fenomeni infiammatori; molti studi di epidemiologia osservazionale hanno per esempio evidenziato un’associazione tra un’alimentazione ricca in vegetali e una riduzione dei livelli di marcatori plasmatici dell’infiammazione.
Per valutare con maggiore precisione se tali associazioni possano effettivamente riflettere un effetto diretto, di natura causale, dell’alimentazione ricca di vegetali sui fenomeni infiammatori, gli autori di questa revisione sistematica con meta-analisi della letteratura sull’argomento, hanno selezionato 7 studi controllati di intervento, per un totale di 541 partecipanti (età mediana circa 55 anni), di durata molto variabile (da 4 a 52 settimane; mediana 24 settimane) nei quali i livelli infiammatori sono stati valutati misurando i livelli della proteina C-reattiva (CRP), un indicatore molto utilizzato al proposito.
I soggetti arruolati avevano una storia clinica molto eterogenea, che comprendeva il diabete di tipo 2, l’artrite reumatoide o la cardiopatia ischemica; in tre studi alcuni pazienti assumevano regolarmente farmaci antinfiammatori. Anche le diete “plant-based” incluse erano piuttosto eterogenee: alcune erano strettamente vegane, altre latto-ovo-vegetariane, altre ancora “whole-food plant-based” (prevalentemente a base di alimenti vegetali, con pochi cibi di origine animale).
Il risultato principale della metanalisi è stata la conferma che, in media, i gruppi che avevano seguito una dieta ricca di vegetali mostravano livelli di CRP più bassi di circa 1,13 mg/L rispetto ai controlli. La riduzione si manteneva significativa (pur riducendosi lievemente in ampiezza) anche dopo aver eliminato gli studi che prevedevano la prescrizione di esercizio fisico, che pure può notoriamente influenzare i livelli della CRP.
Gli autori stessi suggeriscono tuttavia molta cautela nell’interpretazione dei loro risultati. Gli effetti osservati sono infatti molto eterogenei e la certezza complessiva dell’evidenza è stata giudicata bassa. In particolare, in uno studio su pazienti con artrite reumatoide i valori di partenza della CRP erano molto alti e pesavano molto sulla variabilità della metanalisi. Anche l’eterogeneità dei pazienti e dei trattamenti concomitanti, pur “neutralizzata” dalla randomizzazione, potrebbe avere influenzato i risultati osservati.
Per quanto concerne i possibili meccanismi dell’effetto antinfiammatorio, gli autori citano soprattutto la maggiore presenza, nelle diete su base vegetale, di antiossidanti (flavonoidi, carotenoidi), che posseggono di solito anche un’attività antinfiammatoria; potrebbe tuttavia essere in gioco anche la ridotta presenza di nutrienti più rappresentati negli alimenti di origine animale, come i grassi saturi.
Gli autori concludono che una dieta prevalentemente vegetale potrebbe aiutare ad abbassare un marker infiammatorio importante come la CRP, ma anche che servono trial più numerosi e comparabili per capire quanto e per chi l’effetto sia davvero stabile e clinicamente rilevante.
The Effect of Plant-Based Dietary Patterns on C-Reactive Protein: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomised Controlled Trials
Bell L, Gibbs J, Cappuccio FP.
Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2026. Epub ahead of print.
AIMS: Chronic low-grade inflammation, termed “inflammageing”, accelerates many age-related diseases. C-reactive protein (CRP) is a well-validated biomarker of inflammation and is an independent predictor of cardiovascular events. Plant-based dietary patterns (PBDPs) supply greater intakes of antioxidants and unsaturated fats than omnivorous diets and have been linked to lower circulating CRP concentrations in observational studies, but a causal relationship remains unclear. The main objective of this meta-analysis was to determine the effects of PBDPs on CRP concentration when compared to omnivorous dietary patterns in controlled clinical trials.
DATA SYNTHESIS: MEDLINE, Embase and Web of Science were searched to identify trials investigating the effect of PBDPs on CRP concentration. Standardised mean differences in CRP and 95% confidence intervals were pooled using a random-effects model. Risk of bias, heterogeneity and sensitivity were assessed. Of the 2,962 studies identified, only 7 clinical trials met the inclusion criteria, generating eight data sets (541 participants of median age 55 years). In the analysis of all 7 trials, the consumption of PBDPs was associated with significantly lower CRP (-1.13 mg/L (95% CI, -1.52 to -0.75). Subgroup analysis excluding studies with exercise prescriptions showed PBDPs were associated with significantly lower CRP (-0.94 mg/L (95% CI -1.43 to -0.46). Heterogeneity was high and the certainty of the results was low.
CONCLUSIONS: Consumption of PBDPs may lower CRP concentration but further evidence gathering is required to validate this finding.
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