Un elevato apporto di acido alfa-linolenico con la dieta contribuirebbe alla salute cardiovascolare, secondo una metanalisi dei dati disponibili

12 Novembre, 2021

Studi di varia natura hanno dimostrato la relazione tra assunzione alimentare di acido alfa-linolenico (ALA), l’acido grasso essenziale precursore dei polinsaturi della serie omega-3, presente prevalentemente nei semi e negli oli vegetali, ma anche in alcune varietà di frutta secca a guscio, e riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e controllo dei livelli di alcuni dei fattori di rischio correlati. Queste osservazioni, oggetto anche di alcuni pareri dell’autorità europea per la sicurezza degli alimenti (EFSA), sono tuttavia ancora controverse.

Contribuisce a fare chiarezza sull’argomento questa revisione sistematica della letteratura con metanalisi dei dati ottenuti da 41 studi prospettici di coorte, per un totale di 1.197.564 partecipanti, che sono stati seguiti per periodi di tempo variabili da un minimo di 2 a un massimo di 32 anni.
La metanalisi ha mostrato che un consumo elevato di ALA con la dieta (da 1,6 fino a 2,3 g/die) si associava a una riduzione del rischio di mortalità per malattie cardiovascolari, coronaropatie e per qualunque causa, rispettivamente, dell’8, 11 e 10%. Dalle analisi delle relazioni di tipo dose-risposta è emerso inoltre che ad ogni grammo consumato in più al giorno (pari a circa 15 ml di un olio di semi che ne è particolarmente ricco, come Canola, o a una manciata di noci) corrispondeva una riduzione del 5% della probabilità di morte per patologie cardiovascolari.  L’effetto era confermato anche dall’analisi dei livelli circolanti di ALA: i valori ematici più elevati si associavano a valori più bassi di rischio di mortalità totale. È importante sottolineare che, essendo ALA un acido grasso essenziale, che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare, i suoi livelli endogeni dipendono dall’apporto con gli alimenti.
Gli autori hanno invece osservato un aumento della mortalità per tumori (+6%) tra coloro che riferivano un’assunzione di ALA più elevata rispetto a coloro che ne assumevano meno; tale incremento del rischio non mostrava tuttavia una relazione di tipo dose-risposta con i consumi, e non era confermato dalla valutazione dei livelli plasmatici di questo acido grasso.

Nel complesso, i risultati sembrerebbero confermare che livelli di assunzione di ALA con la dieta pari o superiori a 1 g/die siano sicuri e associati a un significativo miglioramento di importanti parametri di salute; la correlazione con l’aumento di alcuni tipi di tumore necessita tuttavia di ulteriori approfondimenti.

Dietary intake and biomarkers of alpha linolenic acid and risk of all cause, cardiovascular, and cancer mortality: systematic review and dose-response meta-analysis of cohort studies

Naghshi S, Aune D, Beyene J, Mobarak S, Asadi M, Sadeghi O.
BMJ. 2021 Oct 13;375:n2213. doi: 10.1136/bmj.n2213.

OBJECTIVE:To examine the associations between dietary intake and tissue biomarkers of alpha linolenic acid (ALA) and risk of mortality from all causes, cardiovascular disease (CVD), and cancer.
DESIGN: Systematic review and meta-analysis of prospective cohort studies.
DATA SOURCES: PubMed, Scopus, ISI Web of Science, and Google Scholar to 30 April 2021.
STUDY SELECTION: Prospective cohort studies that reported the risk estimates for death from all causes, CVD, and cancer.
DATA SYNTHESIS: Summary relative risks and 95% confidence intervals were calculated for the highest versus lowest categories of ALA intake using random effects and fixed effects models. Linear and non-linear dose-response analyses were conducted to assess the dose-response associations between ALA intake and mortality.
RESULTS: 41 articles from prospective cohort studies were included in this systematic review and meta-analysis, totalling 1 197 564 participants. During follow-up ranging from two to 32 years, 198 113 deaths from all causes, 62 773 from CVD, and 65 954 from cancer were recorded. High intake of ALA compared with low intake was significantly associated with a lower risk of deaths from all causes (pooled relative risk 0.90, 95% confidence interval 0.83 to 0.97, I2=77.8%, 15 studies), CVD (0.92, 0.86 to 0.99, I2=48.2%, n=16), and coronary heart disease (CHD) (0.89, 0.81 to 0.97, I2=5.6%, n=9), and a slightly higher risk of cancer mortality (1.06, 1.02 to 1.11, I2=3.8%, n=10). In the dose-response analysis, a 1 g/day increase in ALA intake (equivalent to one tablespoon of canola oil or 0.5 ounces of walnut) was associated with a 5% lower risk of all cause (0.95, 0.91 to 0.99, I2=76.2%, n=12) and CVD mortality (0.95, 0.91 to 0.98, I2=30.7%, n=14). The pooled relative risks for the highest compared with lowest tissue levels of ALA indicated a significant inverse association with all cause mortality (0.95, 0.90 to 0.99, I2=8.2%, n=26). Also, based on the dose-response analysis, each 1 standard deviation increment in blood concentrations of ALA was associated with a lower risk of CHD mortality (0.92, 0.86 to 0.98, I2=37.1%, n=14).
CONCLUSIONS: The findings show that dietary ALA intake is associated with a reduced risk of mortality from all causes, CVD, and CHD, and a slightly higher risk of cancer mortality, whereas higher blood levels of ALA are associated with a reduced risk of all cause and CHD mortality only.

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