Tra genetica e fattori ambientali, che cosa influenza maggiormente i processi dell’invecchiamento?

07 Marzo, 2025

Il ruolo dei nostri geni o, in contrapposizione, dei fattori ambientali o personali ai quali siamo esposti durante la vita, nel determinare il decorso del nostro invecchiamento e la longevità non è definitivamente chiarito. Esistono infatti da un lato nuclei familiari caratterizzati da una lunga speranza di vita media (che lasciano intuire che in questi casi la genetica rivesta un ruolo determinante), ma sono state anche identificate alcune zone del mondo (le cosiddette zone blu, di cui fa parte anche la Sardegna interna) nelle quali le persone raggiungono, sempre in media, età più avanzate che nel resto del mondo, e che sottolineano invece l’importanza dell’ambiente e dello stile di vita nel condizionare questi fenomeni.

Con l’obiettivo di acquisire nuove informazioni sull’argomento, gli autori di questo studio hanno utilizzato il database della grande coorte britannica UK Biobank per identificare 25 condizioni cui siamo esposti (l’esposoma) che risultano associate in modo indipendente sia alla mortalità e sia all’invecchiamento; hanno poi valutato l’effetto sugli stessi parametri di sistemi a punteggio basati sulla presenza di particolari assetti genici (polimorfismi).

L’esposoma si è rivelato sensibilmente più importante degli assetti genici, contribuendo per un 17% aggiuntivo alla variazione della mortalità legata ad età e sesso (che sono al proposito i fattori dominanti); il contributo aggiuntivo del profilo genetico è risultato inferiore (attorno al 2%), e limitato ad alcuni tipi di tumore (mammella femminile e prostata) e al rischio di declino cognitivo (inclusa la malattia di Alzheimer).

L’effetto dell’esposoma sull’invecchiamento dipende soprattutto dalla presenza di esposizione al fumo di sigaretta, di inattività fisica, da una cattiva qualità del sonno; svolgono tuttavia un ruolo significativo anche aspetti della vita spesso poco considerati in questo contesto, connessi sia alla scolarità e al benessere economico, ma anche alla presenza di un partner stabile e alla capacità di manifestare entusiasmo per le cose della vita. Curiosamente poco rilevante sarebbe invece il ruolo dell’alimentazione, con l’eccezione di un blando effetto protettivo dei formaggi.

Secondo gli autori, il messaggio principale dello studio è l’aver rilevato l’esistenza di un ampio spazio per possibili interventi finalizzati a migliorare i parametri dell’esposoma, che, come si ricordava, si sono dimostrati più importanti ai fini della qualità della vita e della sua durata. Un miglioramento di questi parametri potrebbe anche ridurre le differenze, forse poco accettabili anche sul piano etico, tra gli individui che vivono in varie parti del mondo.

Integrating the environmental and genetic architectures of aging and mortality

Argentieri MA, Amin N, Nevado-Holgado AJ, Sproviero W, Collister JA, Keestra SM et al.
Nat Med. 2025 Feb 19. Online ahead of print.

Both environmental exposures and genetics are known to play important roles in shaping human aging. Here we aimed to quantify the relative contributions of environment (referred to as the exposome) and genetics to aging and premature mortality. To systematically identify environmental exposures associated with aging in the UK Biobank, we first conducted an exposome-wide analysis of all-cause mortality (n = 492,567) and then assessed the associations of these exposures with a proteomic age clock (n = 45,441), identifying 25 independent exposures associated with mortality and proteomic aging. These exposures were also associated with incident age-related multimorbidity, aging biomarkers and major disease risk factors. Compared with information on age and sex, polygenic risk scores for 22 major diseases explained less than 2 percentage points of additional mortality variation, whereas the exposome explained an additional 17 percentage points. Polygenic risk explained a greater proportion of variation (10.3–26.2%) compared with the exposome for incidence of dementias and breast, prostate and colorectal cancers, whereas the exposome explained a greater proportion of variation (5.5–49.4%) compared with polygenic risk for incidence of diseases of the lung, heart and liver. Our findings provide a comprehensive map of the contributions of environment and genetics to mortality and incidence of common age-related diseases, suggesting that the exposome shapes distinct patterns of disease and mortality risk, irrespective of polygenic disease risk.

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