Solitudine e rischio di malattie cardiometaboliche: il ruolo degli stili di vita non salutari

01 Luglio, 2026

La solitudine, che interessa oltre un terzo degli adulti sopra i 45 anni, sta emergendo come oggetto di preoccupazione sempre maggiore non solo per il benessere psicologico, ma anche per la salute fisica. La relazione tra la percezione di isolamento e la salute cardiometabolica emerge infatti da diverse ricerche, limitate tuttavia nella maggior parte dei casi a singole coorti o specifici Paesi ad alto reddito, trascurando spesso l’impatto combinato sulla multimorbilità e il ruolo cruciale di fattori comportamentali e socioeconomici.

Per colmare questa lacuna, gli autori di questo studio hanno valutato l’associazione tra il fatto di vivere da soli e il rischio di sviluppare malattie cardiometaboliche come il diabete, le malattie cardiache e l’ictus, utilizzando dati provenienti da sei grandi studi longitudinali condotti in 33 Paesi, tra cui Cina, Inghilterra, Stati Uniti, Corea, Messico e diversi Paesi europei, su un totale di 81.978 adulti di almeno 45 anni di età, senza malattie cardiometaboliche all’inizio dell’osservazione per un periodo mediano di cinque anni. La solitudine è stata misurata con scale o questionari validati; gli esiti considerati erano la comparsa di diabete, malattia cardiaca, ictus o combinazioni di queste condizioni. Nell’analisi sono stati considerati anche quattro fattori di stile di vita non salutare: inattività fisica, fumo attuale o passato, consumo eccessivo di alcol e sovrappeso/obesità.

L’elaborazione dei dati relativi a 15.750 casi incidenti durante il follow-up rivela che le persone che riferivano solitudine erano esposte a un rischio di sviluppare una qualsiasi malattia cardiometabolica maggiore di circa il 23% rispetto a chi non si sentiva solo. L’associazione era ancora più forte per la multimorbidità cardiometabolica (+ 48%), cioè la presenza di due o più condizioni tra diabete, malattia cardiaca e ictus, con un picco per l’ictus e le combinazioni di più malattie. Gli stili di vita non salutari spiegavano solo il 5% dell’associazione complessiva tra solitudine e malattie cardiometaboliche: questo significa che fumo, inattività, sovrappeso e alcol contribuirebbero al rischio, ma in una misura molto ridotta, che non basta a spiegare in modo completo i meccanismi di danno associati alla condizione di isolamento.

Gli autori ipotizzano che possano entrare in gioco anche meccanismi legati allo stress cronico, all’infiammazione, alla regolazione ormonale e al funzionamento del sistema nervoso. Il rischio più alto, come ci si poteva attendere, è stato osservato nelle persone che sommavano tre condizioni: solitudine, basso status socioeconomico e più fattori di stile di vita non salutare.

Gli stessi autori segnalano però anche alcuni limiti dello studio: le malattie erano riferite dai partecipanti, non sempre confermate da dati clinici; la solitudine non era misurata nello stesso modo in tutte le coorti; e mancavano alcune informazioni, come dieta dettagliata, qualità del sonno e lipidi nel sangue. Lo studio suggerisce quindi che la solitudine dovrebbe essere considerata un tema di salute pubblica, non solo una condizione di disagio emotivo. Interventi efficaci dovrebbero combinare sostegno alle relazioni sociali, promozione di stili di vita più sani e attenzione alle disuguaglianze sociali.

Loneliness, unhealthy lifestyle, and incident cardiometabolic disease among middle-aged and older adults across 33 countries: a multicohort study

Wang DY, Xie L, Wu Q, Sun Y, Li J, Yuan L, et al.
Eur J Prev Cardiol. 2026 Jun 22:zwag330. Epub ahead of print.   

AIM: Loneliness is common in ageing population, we aim to identify the association between loneliness and cardiometabolic disease (CMD) across diverse settings, particularly cardiometabolic multimorbidity, and investigate whether unhealthy lifestyles and socioeconomic status (SES) help explain or amplify their relationships.
METHODS: Data were obtained from six cohort studies across 33 countries, including the China Health and Retirement Longitudinal Study (CHARLS), English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), Health and Retirement Study (HRS), Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE), Korean Longitudinal Study of Aging (KLoSA), and Mexican Health and Aging Study (MHAS). Eligible participants were aged 45 years or older. We applied time-varying Cox mixed-effects regression models to evaluate the association between loneliness and incident cardiometabolic diseases. The mediation role of unhealthy lifestyles and the joint effects of socioeconomic status, unhealthy lifestyles, and loneliness on incident cardiometabolic disease outcomes were also explored.
RESULTS: Among 81978 participants, with a median follow-up of five years, 15750 participants developed CMD. Loneliness was associated with higher risk of any CMD (aHR 1.23, 95% CI 1.20–1.26), with a stronger association for multimorbidity (aHR 1.48, 1.37–1.60) than for single CMD (aHR 1.18, 1.15–1.22). Unhealthy lifestyles mediated 5.19% (95% CI: 3.06, 7.64) of the association with any CMD. Individuals experiencing a combination of low SES, multiple unhealthy lifestyle factors, and loneliness demonstrated the greatest cardiometabolic disease risk (adjusted HR: 1.89, 1.76, 2.02).
CONCLUSIONS: Building on prior evidence that has largely come from single-cohort studies, our findings highlighted loneliness as a global risk factor in predicting the incident CMD, particularly cardiometabolic multimorbidity. The greatest risk was observed among socioeconomically disadvantaged individuals with multiple unhealthy lifestyles. These findings underscore the need to address synergistic risk of socioeconomic disadvantage, loneliness, and unhealthy lifestyle in multicomponent health interventions.

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