In uno studio di intervento, il consumo di 7 uova alla settimana contribuisce ad attenuare il deficit di vitamina D tipico del periodo invernale

15 Marzo, 2022

Elevata densità di nutrienti e componente proteica di alta qualità sono le caratteristiche principali delle uova, riconosciute dalle Linee guida per una sana alimentazione pubblicate dal CREA nel 2018, che consigliano di consumarne 2-4 alla settimana in alternativa ad altre fonti proteiche, nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata. Tra i nutrienti caratterizzanti contenuti nelle uova vi è sicuramente la vitamina D, per la quale in Italia rappresentano una delle fonti alimentari più importanti, dopo carne e pesce, secondo i risultati dell’indagine INRAN-SCAI 2005-06, che svolge un ruolo essenziale in molti processi metabolici e principalmente nel mantenimento dello scheletro e nella funzione del sistema immunitario.

Proprio sul contributo delle uova all’apporto di vitamina D è basato questo studio di intervento controllato condotto in Australia durante il lockdown conseguente alla pandemia da COVID-19 e perdipiù nel periodo invernale nel quale, a causa della bassa esposizione ai raggi solari, la sintesi della vitamina a livello cutaneo (che in condizioni fisiologiche ne rappresenta la fonte principale) è particolarmente ridotta.

I volontari, per la maggior parte donne di età compresa tra 25 e 40 anni, con un apporto medio di vitamina D con la dieta pari a circa 2-4 µg al giorno e valori basali superiori a 50 nmol/l (e pertanto non a rischio di carenza), sono stati invitati ad acquistare una specifica marca di uova e a consumarne 2 o 7 o 12 alla settimana per circa 3 mesi.  Al termine della fase di intervento, durante la quale l’esposizione alla luce solare è stata in tutto il campione più bassa di quanto indicato dalle linee guida, i livelli circolanti della vitamina sono risultati ridotti soltanto nei consumatori di 2 uova settimanali, ma non in coloro che di uova ne consumavano 7 a settimana, corrispondenti a circa 5 µg in più di vitamina D al giorno (1450 UI alla settimana); l’assunzione di 12 uova a settimana non ha invece comportato alcun beneficio aggiuntivo, nonostante il maggiore apporto di vitamina D. Nessuna differenza tra i tre gruppi è stata osservata per quanto riguarda i parametri antropometrici o il profilo lipidico, né per la composizione complessiva della dieta, ad eccezione dell’apporto più elevato di proteine nel gruppo che assumeva il maggior numero di uova.

Secondo gli Autori questi risultati mostrano che il consumo di 7 uova alla settimana, che è in linea con le raccomandazioni nutrizionali australiane, è efficace nella riduzione del calo invernale dei livelli endogeni di vitamina D e che la disponibilità di alimenti arricchiti (come le uova ottenute grazie alla selezione dei mangimi delle galline) rappresenta una strategia utile per assicurare un apporto adeguato della vitamina e mantenerne i livelli ottimali durante tutto l’anno.

Dose-Response Effect of Consuming Commercially Available Eggs on Wintertime Serum 25-hydroxyvitamin D Concentrations in Young Australian Adults: A 12 week Randomized Controlled Trial

Daly RM, De Ross B, Gianoudis J, Tan SY.
J Nutr. 2022 Feb 26:nxac044. doi: 10.1093/jn/nxac044. Epub ahead of print.

BACKGROUND: Vitamin D deficiency is a common health concern during winter. Eggs are one of the few dietary rich sources of vitamin D, containing cholecalciferol (vitamin D3) and 25-hydroxyvitamin D3 [25(OH)D3], with the latter reported to be five times more potent at increasing serum 25(OH)D concentrations, the major circulating form of vitamin D. However, whether there is an optimal dose of eggs to increase or maintain 25(OH)D concentrations during wintertime is not known.
OBJECTIVES: To evaluate the dose-response effect of consuming 2, 7 or 12 commercially available eggs/week on serum 25(OH)D concentrations during the autumn-winter months in young adults. Secondary aims were to investigate changes in serum lipids, and the feasibility (adherence) and acceptability to consuming the eggs.
METHODS: In a 12-week, randomized controlled trial, 51 adults aged 25-40 years were randomized to consume 2 eggs/week (control, n = 17), 7 eggs/week (n = 17) or 12 eggs/week (n = 17). Change in serum 25(OH)D was the primary outcome as assessed by LC/MS/MS. Serum lipids were assessed using standard techniques and acceptability to consuming the eggs via questionnaire.
RESULTS: 42 (82%) participants completed the study. Mean adherence to the eggs was 83% for controls, 86% for 7 eggs/week and 83% for 12 eggs/week. Mean (95%CI) serum 25(OH)D concentrations did not change significantly in either the 7 eggs/week [-8.3 (-17.0, 0.4) nmol/L] or 12 eggs/week [-7.2 (-18.6, 4.3) nmol/L] group, but decreased by 28.6 nmol/L (-38.1, -18.9) in controls which led to a significant (P = 0.003) between-group difference for the change after 12 weeks. Serum lipids did not differ between the groups, and acceptability profiles to consuming the eggs were positive and similar for all three groups.
CONCLUSION: Consuming 7 commercially available eggs/week for 12 weeks was effective for attenuating the wintertime decline in circulating vitamin D concentrations in young Australian adults, with 12 eggs/week not providing any additional benefits.

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