Sedentarietà, attività fisica e salute cardiovascolare: una relazione complessa secondo uno studio britannico

22 Novembre, 2024

L’esercizio fisico regolare è un elemento cruciale di quello stile di vita salutare che è alla base del mantenimento del benessere a lungo termine. Eppure, anche in Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il 28% della popolazione adulta, in media, è completamente sedentario (in Campania, per esempio, lo è il 50%).

Ma, in che misura la sedentarietà rappresenta un problema per la salute di cuore e vasi? Si propone di rispondere definendo anche delle soglie temporali questo studio condotto su circa 90.000 individui (età media: 62 anni, per il 56 % donne) della coorte UK Biobank che, dotati di accelerometri da polso, sono stati attentamente monitorati per una settimana, categorizzando le diverse attività della giornata in sonno, comportamento sedentario, attività fisica leggera e attività fisica moderata-intensa.

La popolazione è stata suddivisa in quartili in base al tempo dedicato alle attività classificate come più sedentarie (9,4 ore in media escluso il sonno), e cioè: lavorare alla scrivania, leggere, consumare i pasti e guardare la televisione. Nel quartile caratterizzato da maggiore sedentarietà (10,6 ore al giorno e più) è stato rilevato un rischio significativamente maggiore di sviluppare fibrillazione atriale (HR: 1,45) e mortalità per cause cardiovascolari (HR: 1,62) a 8 anni, rispetto al quartile più attivo. Il rischio di insufficienza cardiaca e infarto del miocardio è risultato invece meno ridotto tra i più attivi rispetto ai più sedentari. La riduzione di 30 min del tempo dedicato a lettura, lavoro alla scrivania, TV e pasti per i partecipanti che superavano la soglia di sedentarietà, era associato a una riduzione modesta ma significativa di fibrillazione atriale (HR: 0,93).

Il livello di sedentarietà interagirebbe in modo non intuitivo con il livello di attività fisica da moderata a vigorosa, sempre meno necessaria per svolgere le attività quotidiane nella società moderna, che pure condizionebbe il rischio cardiovascolare. Anche tra chi seguiva le indicazioni delle linee guida internazionali, svolgendo quindi almeno i 150 minuti settimanali raccomandati di attività fisica vigorosa, il rischio rimaneva elevato, suggerendo che l’attività fisica da sola non sia in grado di neutralizzare gli effetti negativi della sedentarietà.

Questi risultati consentono la definizione di una soglia critica del comportamento sedentario, il cui impatto negativo per la salute cardiovascolare si manifesta a partire da 10,6 ore al giorno, e supportano l’importanza delle strategie che sono mirate non solo a favorire la pratica dell’attività fisica, ma anche a ridurre il tempo riservato agli impegni più sedentari. Gli autori auspicano la programmazione di ulteriori ricerche necessarie per indagare i meccanismi biologici sottostanti l’effetto dell’attività fisica e validare queste osservazioni in popolazioni diverse.

Accelerometer-Measured Sedentary Behavior and Risk of Future Cardiovascular Disease

Ajufo E, Kany S, Rämö JT, Churchill TW, Guseh JS, Aragam KG et al.
J Am Coll Cardiol. 2024 Nov 11:S0735-1097(24)09920-0. Epub ahead of print.

BACKGROUND: Beyond serving as a marker for insufficient physical activity, sedentary behavior may directly affect future cardiovascular (CV) disease risk.
OBJECTIVES: This study sought to examine associations between accelerometer-measured sedentary behavior with risk of specific CV outcomes, including potential relations with moderate to vigorous physical activity (MVPA).
METHODS: Among participants of the UK Biobank prospective cohort study, we fit Cox models adjusted for demographic and lifestyle factors to assess associations between accelerometer-measured daily sedentary time with incident atrial fibrillation (AF), myocardial infarction (MI), heart failure (HF), and CV mortality. We assessed the potential effect of MVPA on associations between sedentary time and CV disease by including MVPA as an adjustment variable, as well as performing subgroup analyses stratified at the guideline-recommended MVPA threshold (ie, ≥150 min/wk). We then performed compositional analyses to estimate the effects of reallocating sedentary time to other activities.
RESULTS: Among 89,530 individuals (age 62 ± 8 years, 56.4% women) undergoing 1 week of accelerometry, median sedentary time was 9.4 h/d (Q1-Q3: 8.2-10.6). In multivariable models, using the second quartile (8.2-9.4 h/d) as a referent, sedentary time in the top quartile (>10.6 h/d) was associated with greater risks of HF (HR: 1.45; 95% CI: 1.28-1.65) and CV mortality (HR: 1.62; 95% CI: 1.34-1.96), with an inflection of risk at 10.6 h/d. Higher sedentary time was also associated with greater risks of incident AF (HR: 1.11; 95% CI: 1.01-1.21) and MI (HR: 1.15; 95% CI: 1.00-1.32), with an approximately linear relation. Associations with HF and CV mortality persisted among individuals meeting guideline-recommended MVPA levels. Among individuals with >10.6 h/d of sedentary time, reallocating sedentary behavior to other activities substantially reduced the excess CV risk conferred by sedentary behavior (eg, 30-minute decrease in sedentary time for HF: HR: 0.93; 95% CI: 0.90-0.96), even among individuals meeting guideline-recommended MVPA (HR: 0.93; 95% CI: 0.87-0.99).
CONCLUSIONS: Sedentary behavior is broadly associated with future adverse CV outcomes, with particularly prominent effects on HF and CV mortality, where risk inflected at approximately 10.6 h/d. Although guideline-adherent MVPA partially mitigates excess risk, optimizing sedentary behavior appears to be important even among physically active individuals.

Condividi

AP&B

Eventi

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER NFI

Riceverai la nostra selezione della letteratura scientifica e il mensile AP&B (Alimentazione, Prevenzione & Benessere), pensato per chi vuole conoscere i presupposti di un'alimentazione che dia un contributo attivo allo “star bene”.

Non inviamo spam!
Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.