Secondo uno studio di intervento, la frequenza dei pasti modulerebbe gli effetti di una dieta antifiammatoria

20 Novembre, 2023

Sulla scia dell’interesse per il digiuno intermittente, come approccio dietetico da considerarsi non solo per chi deve tenere sotto controllo il peso, negli ultimi tempi si vanno accumulando molte informazioni, non sempre di significato concorde, sulla relazione tra frequenza dei pasti e salute. In particolare, sono contrastanti i dati disponibili sulla distanza temporale tra i pasti e la salute cardiovascolare, determinata perlopiù sulla base dei livelli di marcatori lipidici e infiammatori.

Un’analisi puntuale dell’associazione tra la frequenza dei pasti e i livelli di alcuni marcatori di salute cardiovascolare, nonché del ruolo del profilo infiammatorio della dieta in questa relazione, viene dallo studio di intervento IMAGINE, nel quale giovani adulti sono stati sottoposti per 12 settimane a una dieta con indice infiammatorio controllato (valutato secondo il Dietary Inflammatory Index (DII®)), ricca di alimenti vegetali.  L’intervento, che era completato da un servizio di consulenza nutrizionale, lezioni di cucina e incontri individuali con i nutrizionisti, ha comportato, come atteso, un miglioramento dell’indice infiammatorio della dieta in associazione alla riduzione dei livelli dii specifici parametri misurati, ovvero Interleuchina 6colesterolo totale e LDL. Dividendo la popolazione allo studio in due gruppi in base alla distanza temporale che intercorreva tra la cena e il primo pasto della giornata gli autori dello studio hanno rilevato un’associazione più significativa tra miglioramento del profilo infiammatorio della dieta e riduzione di Proteina C reattiva e colesterolo LDL nei soggetti per i quali il digiuno notturno era meno prolungato.

Gli stessi autori ipotizzano che i risultati possano essere influenzati da comportamenti non salutari spesso tipici di chi invece lascia passare più tempo tra i pasti: soprattutto l’abitudine a saltare la prima colazione, che in altri studi è risultata correlata in senso sfavorevole al profilo metabolico.

Questi risultati mostrano comunque l’esistenza di interazioni, probabilmente complesse, tra composizione e qualità della dieta e tempi di consumo dei pasti e sottolineano l’importanza di ricerche mirate che ne chiariscano i meccanismi e consentano di sviluppare strategie di intervento complete ed efficaci per migliorare la salute cardiovascolare.

Interaction between Meal-timing and Dietary Inflammatory Potential: Association with Cardiometabolic Endpoints in a 3-month Prospective Analysis

Wirth MD, Turner-McGrievy G, Shivappa N, Murphy EA, He´bert JR.
J Nutr 2023. https://doi.org/10.1016/j.tjnut.2023.10.023

BACKGROUND: Diet quality is a moderator of cardiometabolic markers. The timing of dietary intake may be an important determinant; however, previous results have been mixed. Complex mechanisms may result in an interaction between diet timing and quality.
OBJECTIVES: This study aimed to examine the association between fasting duration and first and last mealtime and inflammatory and lipid biomarkers. We also explored the interactions between Energy-density Dietary Inflammatory Index (E-DII) scores and meal-timing on nflammatory and lipid biomarkers.
METHODSThis study was a secondary data analysis of a dietary intervention. Assessments occurred at baseline and 3-months. Three unannounced 24-hour dietary recalls estimated diet for calculation of E-DII scores, nighttime fasting duration, and first and last mealtime. Cardiometabolic markers were obtained from a fasting blood sample. Multiple linear regression of baseline data was used for Aim 1. For Aim 2, the interaction between E-DII change over 3 months and the meal-timing metrics were used to estimate changes in cardiometabolic markers.
RESULTS: Most participants (n=95) were female (81%) and White (62%) and they had an average age of 46.9 ± 13.4 years and BMI of 31.4 ± 7.1 kg/m2. Every one-hour longer fasting duration was associated with increased total cholesterol (β=5.79, p=0.01), LDL-cholesterol (β=4.47, p=0.03), and LDL:HDL ratio (β=0.08, p=0.04). For every 30-minute later first mealtime, increases n total cholesterol, LDL-cholesterol and LDL:HDL ratios also were observed. Anti-inflammatory E-DII changes were associated with reduced total cholesterol and LDL-C (among participants with shorter fasting durations, later last mealtime, or earlier first mealtime) and C-reactive protein (CRP, among earlier first mealtime and shorter fasting duration).
CONCLUSIONS: This study provides evidence for interaction between dietary timing and quality on cardiometabolic biomarkers. Worsening lipid profiles seen with longer fasting durations may be an artifact of skipped or delayed breakfast, underlining the potential importance of food consumption early in the morning.

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