Scelte alimentari e carenza di ferro: i risultati di uno studio condotto su una popolazione di studentesse svedesi
07 Marzo, 2025
L’anemia da carenza di ferro è una delle condizioni nutrizionali più diffuse a livello globale, specialmente tra le ragazze adolescenti e le donne in età fertile, a causa della crescita rapida e delle perdite mestruali. In considerazione della transizione in atto nel mondo occidentale verso diete considerate più sostenibili, caratterizzate da un minor consumo di carne, i clinici si interrogano sul possibile impatto di tali scelte sull’apporto di ferro che, notoriamente, è contenuto in quantità rilevanti e con biodisponibilità più elevata nei prodotti alimentari di origine animale.
Dati aggiornati provengono da questo studio condotto su 475 studentesse delle scuole superiori di Malmö e Lund, in Svezia, alle quali sono stati somministrati questionari relativi alle loro abitudini alimentari e all’uso di integratori di ferro; le informazioni rilevate hanno permesso di identificare quattro gruppi principali in base alla dieta prevalente: onnivora (347 partecipanti), pescetariana (38), vegetariana (60) e vegana (3). Campioni di sangue sono stati analizzati per valutare i livelli di ferritina ed emoglobina, utilizzando valori di ferritina <15 µg/L come indicatori di una carenza di ferro e valori di emoglobina <110 g/L fino a19 anni o <117 g/L a partire dai 19 anni per definire la presenza di anemia.
La carenza di ferro è stata riscontrata, in media, nel 38,1% del campione; la prevalenza era significativamente più alta tra le ragazze e le donne vegetariane (69,4%) e pescetariane (49,4%) rispetto alle onnivore (30,5%); queste ultime presentavano infatti livelli di ferritina (19,6 µg/L) significativamente superiori rispetto a quelli delle coetanee che consumavano solo pesce come alimento di origine animale (14,7 µg/L, p = 0.03) e delle vegetariane (10,9 µg/L, p < 0.001). L’anemia è stata diagnosticata solo nel 3% delle partecipanti, senza differenze significative attribuibili alla dieta.
L’analisi dei diversi componenti della dieta ha permesso di rilevare correlazioni, in direzione opposta, tra il rischio di carenza di ferro e il consumo di carne rossa o di legumi e vegetali; la probabilità di carenza di ferro era infatti minore tra le consumatrici di carne rossa e invece maggiore tra coloro che assumevano quantità elevate di legumi e prodotti vegetali.
Questi risultati suggeriscono che l’adesione a diete che pure vengono promosse per i loro benefici ambientali e per i potenziali effetti positivi sulla salute, richiede un’attenta pianificazione, per evitare carenze nutrizionali: specialmente per le adolescenti. L’osservazione di una carenza di ferro in alcune persone con diete vegetariane/vegane che assumevano integratori del minerale suggerisce che anche la supplementazione dovrebbe essere quantitativamente adeguata per compensare le carenze nutrizionali derivanti da diete restrittive.
Iron insight: exploring dietary patterns and iron deficiency among teenage girls in Sweden
Stubbendorff A, Borgström Bolmsjö B, Bejersten T, Warensjö Lemming E, Calling S, Wolff M.
Eur J Nutr. 2025 Mar 4;64(3):107.
PURPOSE: This observational study examined the relationship between self-reported dietary patterns-omnivore, pescatarian, vegetarian, and vegan-and iron status among Swedish teenage girls. Additionally, we compared the consumption of various food groups in relation to iron status.
METHODS: Data were collected from 475 female high school students in Malmö and Lund, Sweden, using questionnaires on dietary habits, iron supplementation, and demographic factors. Participants were classified into dietary groups: 347 omnivores, 38 pescatarians, 27 non-consumers of red meat, 60 vegetarians and 3 vegans. Blood samples were analysed for ferritin and haemoglobin levels to determine iron status. Iron deficiency was defined as ferritin < 15 µg/L, and anaemia as haemoglobin < 110 g/L if < 19 years and < 117 g/L if ≥ 19 years. ANOVA and logistic regression were used to compare biomarker levels and the prevalence of iron deficiency and anaemia across dietary groups.
RESULTS: Omnivores had the highest estimated ferritin levels (19.6 µg/L), which was significantly higher than pescatarians (14.7 µg/L, p = 0.03), and vegans/vegetarians (10.9 µg/L, p < 0.001). Overall 38.1% of participants were iron deficient. Vegetarians/vegans and pescatarians were significantly more likely to be iron deficient (69.4%, p < 0.001 and 49.4%, p-value 0.016, respectively) compared to omnivores (30.5%). Lower red meat consumption and higher intake of vegetarian patties and legumes were linked to an increased risk of iron deficiency. Anaemia prevalence (haemoglobin < 110 g/L if < 19 years and < 117 g/L if ≥ 19 years) was 3% across all dietary groups.
CONCLUSION: This study highlights a higher prevalence of iron deficiency among Swedish teenage girls adhering to plant-based diets. Public health strategies should promote balanced diets that ensure adequate iron intake and absorption while considering environmental sustainability. Regular screening and targeted dietary recommendations are essential for supporting the health of this population.
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