Qualunque miglioramento della propria alimentazione aiuta a guadagnare in salute a tutte le età

15 Febbraio, 2022

È possibile stimare di quanto potrebbe allungarsi la speranza di vita se si mettessero in pratica le raccomandazioni che emergono da una lettura sistematica della letteratura nutrizionale (solo in parte recepite, vale la pena di ricordarlo, dalle linee guida internazionali sull’argomento)? Ci hanno provato gli autori di questo articolo, che, sulla base di una raffinata modellizzazione matematica (e non quindi, cosa che sarebbe stato impossibile fare, sulla base di dati diretti) hanno stimato il possibile vantaggio, in termini di anni di vita guadagnati, associato a un miglioramento, totale, o anche solo parziale (“feasible”, in inglese) del pattern dietetico, in vari paesi del mondo e per persone di differente età. La base di partenza del modello utilizzato è stata in larga parte rappresentata dai dati del progetto “Global Burden of Disease”.

I risultati ottenuti confermano che i miglioramenti di maggiore entità e ampiezza potrebbero essere ottenuti ottimizzando la presenza nel pattern alimentare degli alimenti che attualmente consumiamo in quantità inadeguata o insufficiente, piuttosto che dall’eliminazione degli alimenti che consumiamo invece in eccesso.

Dei 10,4 anni di vita che una donna europea potrebbe guadagnare, iniziando a vent’anni di età ad ottimizzare il proprio pattern dietetico (l’effetto sarebbe un po’ maggiore, e pari a circa 13,7 anni nei maschi), la metà circa sarebbe attribuibile all’aumento del consumo di legumi (2,1 anni), dei cereali integrali (1,9 anni) e di frutta secca (1,6 anni). All’estremo opposto, si potrebbero guadagnare 0,7 anni dimezzando il consumo di carne rossa, e altrettanti dimezzando quello delle cosiddette carni processate, mentre il vantaggio associato alla riduzione del consumo di bevande zuccherate emergerebbe solo per chi passasse da 500 ml al giorno a zero, e sarebbe pari a 1,1 anni.

Il vantaggio diminuirebbe naturalmente al crescere dell’età, fino a essere pari a circa 3,4 anni per un ottantenne, uomo o donna, che modificasse totalmente la sua dieta, e a 1,9 se si limitasse invece a una modificazione parziale.

L’articolo, nel suo complesso, pur essendo – è opportuno ricordarlo – uno studio di modellizzazione, sembra quindi confermare i concetti della cosiddetta nutrizione positiva, e cioè che la maggiore attenzione dovrebbe essere dedicata all’ottimizzazione del consumo degli elementi con effetti di salute favorevoli.

Estimating impact of food choices on life expectancy: A modeling study

Fadnes LT, Økland JM, Haaland ØA, Johansson KA.
PLoS Med. 2022 Feb 8;19(2):e1003889. doi: 10.1371/journal.pmed.1003889.

BACKGROUND: Interpreting and utilizing the findings of nutritional research can be challenging to clinicians, policy makers, and even researchers. To make better decisions about diet, innovative methods that integrate best evidence are needed. We have developed a decision support model that predicts how dietary choices affect life expectancy (LE).
METHODS AND FINDINGS: Based on meta-analyses and data from the Global Burden of Disease study (2019), we used life table methodology to estimate how LE changes with sustained changes in the intake of fruits, vegetables, whole grains, refined grains, nuts, legumes, fish, eggs, milk/dairy, red meat, processed meat, and sugar-sweetened beverages. We present estimates (with 95% uncertainty intervals [95% UIs]) for an optimized diet and a feasibility approach diet. An optimal diet had substantially higher intake than a typical diet of whole grains, legumes, fish, fruits, vegetables, and included a handful of nuts, while reducing red and processed meats, sugar-sweetened beverages, and refined grains. A feasibility approach diet was a midpoint between an optimal and a typical Western diet. A sustained change from a typical Western diet to the optimal diet from age 20 years would increase LE by more than a decade for women from the United States (10.7 [95% UI 8.4 to 12.3] years) and men (13.0 [95% UI 9.4 to 14.3] years). The largest gains would be made by eating more legumes (females: 2.2 [95% UI 1.1 to 3.4]; males: 2.5 [95% UI 1.1 to 3.9]), whole grains (females: 2.0 [95% UI 1.3 to 2.7]; males: 2.3 [95% UI 1.6 to 3.0]), and nuts (females: 1.7 [95% UI 1.5 to 2.0]; males: 2.0 [95% UI 1.7 to 2.3]), and less red meat (females: 1.6 [95% UI 1.5 to 1.8]; males: 1.9 [95% UI 1.7 to 2.1]) and processed meat (females: 1.6 [95% UI 1.5 to 1.8]; males: 1.9 [95% UI 1.7 to 2.1]). Changing from a typical diet to the optimized diet at age 60 years would increase LE by 8.0 (95% UI 6.2 to 9.3) years for women and 8.8 (95% UI 6.8 to 10.0) years for men, and 80-year-olds would gain 3.4 years (95% UI females: 2.6 to 3.8/males: 2.7 to 3.9). Change from typical to feasibility approach diet would increase LE by 6.2 (95% UI 3.5 to 8.1) years for 20-year-old women from the United States and 7.3 (95% UI 4.7 to 9.5) years for men. Using NutriGrade, the overall quality of evidence was assessed as moderate. The methodology provides population estimates under given assumptions and is not meant as individualized forecasting, with study limitations that include uncertainty for time to achieve full effects, the effect of eggs, white meat, and oils, individual variation in protective and risk factors, uncertainties for future development of medical treatments; and changes in lifestyle.
CONCLUSIONS: A sustained dietary change may give substantial health gains for people of all ages both for optimized and feasible changes. Gains are predicted to be larger the earlier the dietary changes are initiated in life. The Food4HealthyLife calculator that we provide online could be useful for clinicians, policy makers, and laypeople to understand the health impact of dietary choices.

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