Quali sono gli effetti dell’esclusione del glutine in caso di disturbi gastrointestinali senza una diagnosi di celiachia?
18 Luglio, 2025
Il numero di persone che eliminano il glutine dalla propria alimentazione senza una diagnosi clinica che lo giustifichi è in costante aumento. Tra di esse si distinguono quelle affette da una condizione, definita come “sensibilità al glutine non celiaca” NCGS (dall’inglese non–celiac gluten sensitivity), che si manifesta con disturbi gastrointestinali, ma anche con sintomi sistemici come stanchezza, dolori muscolari e difficoltà di concentrazione, in relazione al consumo di cereali. Il dibattito sull’efficacia dell’adozione di una dieta gluten-free in questi pazienti è ad oggi oggetto di discussione.
In questo contesto si colloca uno studio di coorte finlandese, che ha analizzato le condizioni di salute a lungo termine (è durato infatti 25 anni) di un gruppo di pazienti (76, confrontati con un gruppo di soggetti sani e uno di pazienti celiaci) che riportavano sintomi gastrointestinali legati al consumo di cereali contenenti glutine pur non avendo ricevuto una diagnosi di celiachia o allergia al frumento, ai quali era stato chiesto di seguire una normale dieta contenente glutine. Alla fine del follow-up, nessuno dei 28 partecipanti che continuavano ad essere ancora seguiti aveva sviluppato celiachia o ricevuto diagnosi di altre malattie intestinali; tuttavia, la metà di loro continuava ad evitare attivamente il glutine. Nel complesso i ricercatori hanno rilevato una persistenza dei disturbi gastrointestinali tra coloro che escludevano il glutine, tra i quali erano più accentuati alcuni sintomi, come la stipsi e i dolori addominali, rispetto ai pazienti sani o a quelli con celiachia non diagnosticata.
Quasi il 50% dei partecipanti, d’altra parte, soddisfaceva i criteri diagnostici per la sindrome dell’intestino irritabile, che condivide molti sintomi con la NCSG; molti dei disturbi attribuiti al glutine, quindi, potrebbero invece essere associati all’assunzione (anche con diete senza glutine), di fruttani o FODMAP, che possono causare gonfiore e dolore addominale in soggetti sensibili. Infine, lo studio ha anche evidenziato che il tasso di depressione tra i partecipanti era circa tre volte superiore rispetto alla popolazione generale, rafforzando l’ipotesi che i sintomi possano essere almeno in parte influenzati da aspetti emotivi e relazionali.
In conclusione, il consumo regolare di glutine in soggetti con NCSG non sembra comportare un aumento del rischio di sviluppare celiachia e, d’altra parte, l’eliminazione del glutine non sembra offrire benefici nel lungo termine. I risultati nel complesso suggeriscono la necessità di un approccio clinico integrato, con attenzione alle diagnosi e al sostegno nutrizionale e psicologico individualizzato, piuttosto che all’esclusione del glutine dalla dieta.
Long-term health outcomes of people without celiac disease avoiding gluten consumption: a 25-year prospective cohort study
, et al.
Eur J Clin Nutr. 2025 Jul 8. Online ahead of print.
BACKGROUND: Self-reported abdominal symptoms after consuming gluten-containing cereals in individuals without celiac disease (CeD) are common. The long-term outcomes of these individuals are unknown.
METHODS: Seventy-six adults experiencing symptoms from gluten-containing cereals underwent exclusion of CeD and wheat allergy in 1995-1997 and were thus advised to revert to a normal gluten-containing diet. These individuals were invited to a comprehensive health examination, including measurement of CeD antibodies and symptoms and assessment of quality of life using the Gastrointestinal Symptom Rating Scale (GSRS) and Psychological General Well-Being Index (PGWB). Healthy individuals (n = 160) and untreated CeD patients (n = 128) served as controls.
RESULTS: Altogether, 28 individuals participated, half of whom were still avoiding gluten-containing cereals. None had acquired a diagnosis of any gastrointestinal disease, and all had negative CeD serology. The entire study group presented with significantly higher GSRS total (participants 2.8, 95% confidence interval 2.5-3.1 vs. controls 1.8, 1.7-1.9; p < 0.001) and other sub-scores than healthy controls, and higher total (vs. patients 2.5, 2.3-2.6; p = 0.041) and constipation scores than untreated CeD patients. Additionally, the group had worse PGWB total (participants 92.1, 84.9-99.4 vs. controls 105.3, 102.5-108.7; p = 0.002) and anxiety, self-control, general health, and vitality sub-cores than healthy controls, as well as self-control, general health, and vitality scores than untreated CeD patients. Twelve participants fulfilled the criteria for irritable bowel syndrome.
CONCLUSIONS: None of the participants had developed CeD or been diagnosed with gastrointestinal disease for 25 years. They reported more gastrointestinal symptoms and a poorer quality of life, even when compared to untreated CeD patients.
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