Qual è la relazione tra consumo di latticini e rischio di sviluppare demenza? Focus sul tenore lipidico

23 Dicembre, 2025

In assenza di terapie farmacologiche efficaci, la modifica di fattori di rischio come l’alimentazione e lo stile di vita rappresenta una strategia preventiva essenziale per la demenza. Vengono infatti proposti regimi alimentari specifici, che comprendono, o escludono, gli alimenti che sono considerati correlati favorevolmente, o invece sfavorevolmente, con il mantenimento delle funzioni cognitive. Ne è un esempio la dieta MIND (Mediterranean Dietary Approaches to Stop Hypertension Intervention for Neurodegenerative Delay); tuttavia gli studi che hanno valutato l’impatto di questo modello alimentare sul declino cognitivo hanno prodotto risultati eterogenei.

Questo studio svedese si focalizza sul possibile ruolo dei formaggi grassi, che nella dieta MIND sono da limitare a causa del contenuto piuttosto elevato di grassi saturi, analizzando i dati raccolti dalla coorte del Malmö Diet and Cancer Study, composta da 27.670 soggetti con un’età media al basale di 58,1 anni (per il 61% donne), che sono stati seguiti per circa 25 anni. I casi di demenza sono stati identificati tramite registri nazionali, mentre l’analisi delle abitudini alimentari raccolte tra il 1991 e il 1996 ha permesso di distinguere i partecipanti allo studio in base al contenuto di grassi dei derivati del latte che assumevano abitualmente (la soglia era del 2,5% per il latte, del 20% per i formaggi e del 30% per la panna).

I risultati evidenziano che il consumo di 50 g e più al giorno di formaggio ad alto contenuto di grassi si associava a una riduzione del 13% circa del rischio di demenza totale e a una riduzione media del 29% del rischio di demenza vascolare rispetto a consumi decisamente inferiori (sotto i 15 g al giorno). Il rischio di demenza totale era inferiore del 16% anche tra i consumatori di almeno 20 g al giorno di panna rispetto a coloro che non ne consumavano affatto. Dall’esame dei diversi sottogruppi di popolazione, è emerso che il consumo di formaggio grasso era associato specificamente a un minor rischio di Alzheimer (-13%) tra i non portatori dell’allele APOE ε4 (noto per essere il principale fattore di rischio genetico per la malattia di Alzheimer sporadica).

D’altra parte, formaggi e panna a basso contenuto di grassi, latte, latte fermentato non hanno mostrato legami significativi con il rischio di demenza totale. Tuttavia, un consumo eccessivamente elevato di burro (40 g al giorno e più) è stato collegato a un maggiore rischio di sviluppare demenza di Alzheimer.

Pur non consentendo di stabilire un rapporto di causalità tra latticini e demenze, queste osservazioni supportano il ruolo favorevole del consumo prevalente di formaggi e panna ad alto contenuto di grassi per la protezione della cognitività a lungo termine. Suggeriscono inoltre che l’impatto dei latticini sulla salute cerebrale, che è influenzato in parte dalla genetica, dipenda più dalla matrice specifica dell’alimento (comprensiva di tutti i nutrienti che esso apporta e delle modifiche che subisce nel processo produttivo) che dalla semplice quantità di grassi saturi in esso contenuti. Gli autori sottolineano come in ogni caso i risultati di questo studio mettano in discussione la raccomandazione di limitare i formaggi grassi nelle diete per la salute cognitiva.

High- and Low-Fat Dairy Consumption and Long-Term Risk of Dementia: Evidence From a 25-Year Prospective Cohort Study

Du Y, Borné Y, Samuelsson J, Glans I, Hu X, Nägga K, et al.
Neurology 2026 Jan 27;106(2):e214343. Epub 2025 Dec 17. 

BACKGROUND AND OBJECTIVES: The association between dairy intake and dementia risk remains uncertain, especially for dairy products with varying fat contents. The aim of this study was to investigate the association between high-fat and low-fat dairy intake and dementia risk.
METHODS: This study used data from a prospective cohort in Sweden, the Malmö Diet and Cancer cohort, which consisted of community-based participants who underwent dietary assessment at baseline (1991-1996). Dietary intake was evaluated using a comprehensive diet history method that combined a 7-day food diary, a food frequency questionnaire, and a dietary interview. Dementia cases were identified through the Swedish National Patient Register until December 31, 2020, and cases diagnosed until 2014 were further validated. The primary outcome of the study was all-cause dementia, and the secondary outcomes were Alzheimer disease (AD) and vascular dementia (VaD). Cox proportional hazard regression models were used to estimate hazard ratio (HR) and 95% CI.
RESULTS: This study included 27,670 participants (mean baseline age 58.1 years, SD 7.6; 61% female). During a median of 25 years of follow-up, 3,208 incident dementia cases were recorded. Consumption of ≥50 g/d of high-fat cheese (>20% fat) was associated with a reduced risk of all-cause dementia (HR 0.87; 95% CI, 0.78-0.97) and VaD (HR 0.71, 95% CI 0.52-0.96) compared with lower intake (<15 g/d). An inverse association between high-fat cheese and AD was found among APOE ε4 noncarriers (HR 0.87, 95% CI 0.76-0.99, p-interaction = 0.014). Compared with no consumption, individuals consuming ≥20 g/d of high-fat cream (>30% fat) had a 16% lower risk of all-cause dementia (HR 0.84, 95% CI 0.72-0.98). High-fat cream consumption was inversely associated with the risk of AD and VaD. Consumption of low-fat cheese, low-fat cream, milk (high-fat and low-fat), fermented milk (high-fat and low-fat), and butter showed no association with all-cause dementia.
DISCUSSION: Higher intake of high-fat cheese and high-fat cream was associated with a lower risk of all-cause dementia, whereas low-fat cheese, low-fat cream, and other dairy products showed no significant association. APOE ε4 status modified the association between high-fat cheese and AD. Our study’s observational design limits causal inference.

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