Qual è il ruolo potenziale di salute delle diverse diete vegetariane? I risultati dell’Adventist Health Study-2

18 Settembre, 2024

La crescente popolarità delle diete basate prevalentemente o esclusivamente su alimenti di origine vegetale, che secondo le indagini più recenti sarebbero seguite dal 6-7 % della popolazione italiana, ha stimolato negli ultimi anni l’intensificarsi delle ricerche sui possibili effetti di salute associati all’esclusione completa o parziale dei cibi di origine animale dalla dieta.

Elementi a favore dei regimi plant-based, che non hanno trovato completa conferma in ricerche su altre popolazioni, sono emersi per esempio dagli studi condotti tra i membri della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, che condividono, tra le altre, la raccomandazione ad adottare uno stile di vita salutare e un’alimentazione basata soprattutto su cereali, legumi, frutta fresca e secca a guscio e verdura.

Si focalizza sulla relazione tra regime dietetico e mortalità questo studio basato sui dati della coorte dell’Adventist Health Study-2, composta da 88.400 soggetti con più di 30 anni, che sono stati seguiti per oltre 11 anni. L’analisi dei diari alimentari ha permesso di suddividere la popolazione in cinque gruppi:  non vegetariani, che consumavano carne almeno settimanalmente, che sono stati scelti come categoria di riferimento; semivegetariani, con un consumo di carne mensile o al massimo settimanale; pescovegetariani, che consumavano esclusivamente pesce come alimento di origine animale; latto-ovo vegetariani, che oltre ai vegetali assumevano esclusivamente uova e/o latticini; infine, vegani che consumavano esclusivamente cibi vegetali.

I risultati mostrano che, rispetto ai non-vegetariani, i vegetariani (indipendentemente dalle fonti animali che non escludevano) avevano un rischio inferiore di mortalità precoce per tutte le cause (HR 0,89), oltre che per cause specifiche come le malattie renali, il diabete, le malattie cardiache e infettive. Non è emerso alcun ulteriore vantaggio per chi seguiva una dieta vegana. Tra i vegetariani più anziani è stato invece rilevato un maggiore rischio di mortalità per cause legate al sistema nervoso centrale: ictus, morbo di Parkinson e demenze.

Lo studio suggerisce quindi che le diete vegetariane offrano benefici significativi per la salute, riducendo complessivamente il rischio di morte prematura. Tuttavia, come sottolineano gli autori, l’aumento del rischio di malattie neurologiche negli anziani vegetariani sottolinea l’importanza di monitorare i livelli di nutrienti essenziali per la salute cerebrovascolare, come gli acidi grassi omega-3 o la vitamina B12, per esempio, per prevenire potenziali effetti sfavorevoli associati all’eliminazione dalla dieta degli alimenti che li contengono.

Cause-specific and all-cause mortalities in vegetarian compared with those in nonvegetarian participants from the Adventist Health Study-2 cohort

Abris GP, Shavlik DJ, Mathew RO, Butler FM, Oh J, Sirirat R, Sveen LE, Fraser GE.
Am J Clin Nutr. 2024 Aug 2:S0002-9165(24)00652-X. Epub ahead of print.

BACKGROUND: There have been mixed results reported internationally when associating vegetarian dietary patterns with all-cause and cause-specific mortalities.
OBJECTIVES: This study aimed to extend our previous results by evaluating, with a larger number of deaths (N = 12,515), cause-specific mortalities comparing different vegetarian types with nonvegetarians.
METHODS: This prospective study used data from the Adventist Health Study-2 cohort. Mortality was ascertained between study baseline, 2002-2007, and follow-up through 2015. Dietary data were collected at baseline using a validated quantitative food frequency questionnaire and then categorized into 5 dietary patterns: nonvegetarian, semivegetarian, pescovegetarian, lacto-ovovegetarian, and vegan. Main outcomes and measures include all-cause and cause-specific mortalities using Cox proportional hazards regression models and competing risk methods.
RESULTS: The analytic sample included 88,400 participants who provided 971,424 person-years of follow-up. We report results pairwise as estimated at ages 65 and 85 y owing to age dependence of many hazard ratios (HRs). Compared with nonvegetarians, vegetarians had lower risks of mortality, overall (HR: 0.89; 95% confidence interval [CI]: 0.83, 0.95; HR: 0.98; 95% CI: 0.91, 1.04), from renal failure (HR: 0.52; 95% CI: 0.38, 0.70; HR: 0.65; 95% CI: 0.55, 0.76), infectious disease (HR: 0.57; 95% CI: 0.40, 0.82; HR: 0.90; 95% CI: 0.70, 1.17), diabetes (HR: 0.51; 95% CI: 0.33, 0.78; HR: 0.69; 95% CI: 0.53, 0.88), select cardiac (HR: 0.75; 95% CI: 0.65, 0.87; HR: 0.89; 95% CI: 0.83, 0.95), and ischemic heart disease causes (HR: 0.73; 95% CI: 0.59, 0.90; HR: 0.84; 95% CI: 0.75,0.94). Vegans, lacto-ovovegetarians, and pescovegetarians were also observed to have lower risks of total mortality and several similar cause-specific mortalities. However, higher cause-specified neurologic mortalities were observed among older vegetarians (estimated at age 85 y), specifically stroke (HR: 1.17; 95% CI: 1.02, 1.33), dementia (HR: 1.13; 95% CI: 1.00, 1.27), and Parkinson’s disease (HR: 1.37; 95% CI: 0.98, 1.91). Results in Black subjects for vegetarian/nonvegetarian comparisons largely followed the same trends, but HRs were less precise owing to smaller numbers.
CONCLUSIONS: Vegetarian diets are associated with lower risk for all-cause and many cause-specific mortalities, especially among males and in younger subjects. However, higher risks are observed among older vegetarians for stroke and dementia. These results need further support and investigation.

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