Può essere utile modificare l’alimentazione per migliorare i sintomi di ansia e depressione?

18 Giugno, 2025

L’ampia diffusione, e la tendenza a recidivare, delle malattie su base ansiosa o depressiva nella nostra società ha indotto alcuni gruppi di ricerca a cercare di migliorare i sintomi di queste patologie, che abbassano sensibilmente la qualità della vita delle persone che ne sono colpite, mediante interventi di natura dietetica. Questi interventi potrebbero, in linea teorica, influenzare favorevolmente il microbiota (e quindi l’asse intestino-cervello), ma anche i parametri di infiammazione o lo stress ossidativi; i risultati disponibili, tuttavia, si riferiscono soprattutto a studi osservazionali, che non possono documentare l’esistenza di relazioni causa-effetto tra le caratteristiche dell’alimentazione e l’evoluzione dei sintomi di queste patologie, o a studi di intervento di breve durata.

Gli autori di questo articolo hanno quindi effettuato una revisione sistematica con metanalisi volta a valutare gli effetti degli interventi dietetici di durata pari o superiore a tre mesi sui sintomi di depressione e ansia. Per questo hanno analizzato 25 studi randomizzati controllati (RCT), includendo complessivamente 57.726 adulti, per lo più con rischio cardiometabolico elevato.

Gli interventi esaminati includevano diete a basso contenuto di grassi, restrizioni caloriche, dieta mediterranea e altri approcci alimentari basati su modifiche del pattern nutrizionale. I risultati suggeriscono che la restrizione calorica, rispetto all’assenza di indicazioni dietetiche specifiche, potrebbe portare a una modesta riduzione dei sintomi depressivi negli adulti con rischio cardiometabolico, mentre una dieta povera di grassi mostra un effetto positivo probabilmente trascurabile (anche se formalmente significativo) sulla depressione. La dieta mediterranea, in particolare nei soggetti con depressione preesistente, potrebbe avere effetti più consistenti; tuttavia, i dati sono caratterizzati da elevata eterogeneità e certezza molto bassa. Per quanto riguarda l’ansia, le prove sono ancora più limitate e non consentono di trarre conclusioni definitive.

Tra i principali limiti dello studio emergono l’alto rischio di bias nei trial inclusi (soprattutto per quanto riguarda la cecità), e l’elevata eterogeneità dei risultati. Di conseguenza, la qualità complessiva dell’evidenza è stata classificata come bassa o molto bassa secondo il sistema GRADE.

In conclusione, l’efficacia degli interventi dietetici su questi disturbi rimane incerta, con risultati contrastanti e di qualità metodologica debole. L’adozione di specifici interventi dietetici, come la restrizione calorica o del modello mediterraneo, potrebbe offrire un modesto beneficio nella riduzione dei sintomi depressivi in soggetti a rischio, ma l’efficacia generale di questi approcci – in particolare nei confronti dell’ansia – resta da confermare.

Moderate- to Long-Term Effect of Dietary Interventions for Depression and Anxiety: A Systematic Review and Meta-analysis

Abukmail E, Pradeep NK, Ahmed S, Albarqouni L.
Ann Intern Med. 2025 May 20. Epub ahead of print.

BACKGROUND: Dietary interventions are a potential alternative treatment of depression and anxiety.
PURPOSE: To evaluate the effects of dietary interventions on depression and anxiety.
DATA SOURCES: PubMed, Cochrane CENTRAL, EMBASE, CINAHL, and PsycINFO searched from inception until 12 December 2024. Trial registries and forward and backward citation analysis done on 3 January 2025.
STUDY SELECTION: Randomized controlled trials (RCTs) evaluated the effect of dietary advice with or without food provision compared with no specific dietary advice or active interventions for 3 months or longer on depression and/or anxiety.
DATA EXTRACTION: Two authors independently screened articles, extracted data, and assessed risk of bias. Primary outcomes included depression and anxiety symptoms at 3 months or longer. Random-effects meta-analyses were done, and the certainty of evidence was assessed.
DATA SYNTHESIS: Twenty-five RCTs were included. Compared with no specific dietary advice, depressive symptoms might be improved in adults with elevated cardiometabolic risk by dietary advice on calorie restriction (standardized mean difference [SMD], -0.23 [95% CI, -0.38 to -0.09]; low certainty). Low-fat diets may also have very small effects on depressive symptoms in adults with elevated cardiometabolic risk (SMD, -0.03 [CI, -0.04 to -0.01]; low certainty). Evidence on other diets, comparing diets with active comparisons, and on anxiety was limited by study limitations and clinical or methodological heterogeneity.
LIMITATION: Limited studies did not allow for adequate exploration of heterogeneity.
CONCLUSION: Calorie restrictions and low-fat diets might reduce depressive symptoms among adults with elevated cardiometabolic risk, but the differences were small and confidence in the findings was low. Evidence on other diets, comparisons to active interventions, and other outcomes is limited.

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