Prevalenza e incidenza di steatosi epatica non alcolica: il ruolo dei diversi acidi grassi polinsaturi

20 Giugno, 2022

La steatoepatia non correlata all’abuso di alcol, o NAFLD (dall’inglese Non-alcoholic fatty liver disease), è una diffusa condizione patologica, che può essere facilmente diagnosticata mediante un’ecografia dell’addome, che si caratterizza per l’accumulo di grasso all’interno delle cellule del fegato. L’alimentazione e lo stile di vita giocano un ruolo importante nel facilitare o invece prevenire la comparsa e le conseguenze di questa condizione, tanto che ad oggi nel trattamento della NAFLD si cerca innanzitutto di instaurare una dieta equilibrata e favorire, se necessario, la perdita di peso.

Questa recente ricerca finlandese, nella quale sono stati esaminati in modo sia trasversale e sia longitudinale i dati di oltre 1.200 uomini e donne afferenti al più ampio Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factors Study, si è focalizzata sul ruolo degli acidi grassi polinsaturi (PUFA), e in particolare di quelli della serie n-6, o omega-6, nello sviluppo di questa patologia.
Dalla suddivisione della popolazione dello studio in 4 categorie in base ai livelli ematici di PUFA, è infatti emerso che i soggetti nei quartili con le concentrazioni più elevate di n-6 (che riflettono necessariamente la quantità di n-6 assunti con la dieta, essendo questi acidi grassi essenziali e quindi non sintetizzabili dal nostro organismo) erano caratterizzati da un rischio significativamente inferiore (- 70% circa) di ammalarsi di NAFLD rispetto a coloro che avevano concentrazioni di n-6 più basse. Solo i livelli circolanti di acido linoleico, tra i vari acidi grassi polinsaturi, sono risultati associati a una riduzione significativa della probabilità di sviluppare NAFLD col tempo. Altre correlazioni, come quella rilevata tra maggiori concentrazioni sieriche di PUFA n-3 e una minore prevalenza di steatosi epatica, non risultavano invece statisticamente significative.

Queste osservazioni sono in accordo con i risultati di studi precedenti, che evidenziano le proprietà antinfiammatorie dei PUFA, e in particolare l’effetto favorevole degli n-6 sul metabolismo dei lipidi. Nelle conclusioni gli autori suggeriscono che l’integrazione della dieta con fonti alimentari di PUFA n-6 e soprattutto di acido linoleico, presente in quantità variabili in tutti gli oli vegetali, ma anche nella frutta secca a guscio, nei semi oleosi, nei cereali, e in alcuni alimenti di origine animale (latticini e uova), potrebbe rappresentare una strategia utile anche nella prevenzione primaria della NAFLD, che è attualmente la malattia epatica più diffusa a livello globale, e che può evolvere, seppure raramente, verso patologie più gravi ed aggressive.

Associations of serum n-3 and n-6 polyunsaturated fatty acids with prevalence and incidence of non-alcoholic fatty liver disease

Mäkelä TNK, Tuomainen TP, Hantunen S, Virtanen JK.
Am J Clin Nutr. 2022 Jun 1:nqac150. doi: 10.1093/ajcn/nqac150. Epub ahead of print. PMID: 35648467.

BACKGROUND: Non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD) is a major cause of liver diseases worldwide and lifestyle and diet are significant factors in its development. Recent studies have suggested that dietary fat quality is associated with the development of NAFLD.
OBJECTIVES: Our purpose was to investigate the cross-sectional and longitudinal associations of serum n-3 and n-6 polyunsaturated fatty acids (PUFA) with NAFLD among middle-aged and older males and females from Eastern Finland. We also investigated the associations of estimated delta-5-desaturase and delta-6-desaturase activities, enzymes involved in PUFA metabolism, with NAFLD.
DESIGN: After exclusions the cross-sectional analyses included 1533 males examined in 1984-1989 and 674 males and 870 females examined in 1998-2001 in the Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factor Study. The longitudinal analyses included 520 males examined in 1991-1993 and 301 males and 466 females examined in 2005-2008. Fatty liver index (FLI) was used as a surrogate for NAFLD. Hepatic steatosis was defined as FLI > 60. ANCOVA and logistic regression were used for analyses.
RESULTS: In the longitudinal analyses, participants with higher serum concentrations of total n-6 PUFA and linoleic acid, the major n-6 PUFA, had markedly lower FLI and lower odds for hepatic steatosis (e.g., odds ratios for incident hepatic steatosis in the highest vs lowest quartiles were ≤ 0.41), whereas serum GLA concentration was associated with a higher FLI and higher odds for hepatic steatosis. The associations with the other PUFA were generally weaker and nonsignificant. In the cross-sectional analyses, also the long-chain n-3 PUFA had inverse associations. In most analyses, high estimated delta-5-desaturase activity was associated with lower risk and high estimated delta-6-desaturase activity with higher risk for NAFLD.
CONCLUSION: In middle-aged and older Finnish adults, higher serum concentrations of total n-6 PUFA and linoleic acid were associated with lower odds for future NAFLD.

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