Nuove evidenze della correlazione tra livelli dei differenti acidi grassi nel sangue e invecchiamento in salute
14 Gennaio, 2026
La ricerca recente continua ad evidenziare come gli acidi grassi siano fattori nutrizionali determinanti per il benessere in età avanzata: l’obiettivo promosso anche dall’OMS che consiste nell’associare l’aumento della durata della vita al miglioramento della qualità degli anni vissuti.
Ulteriori informazioni in tal senso provengono da questo studio prospettico basato sui dati della corte UK Biobank, che ha coinvolto 15.333 partecipanti sani e di età pari o superiore a 64 anni all’inizio dell’osservazione, successivamente seguiti fino agli 80 anni di età. I ricercatori hanno analizzato i livelli dei differenti acidi grassi nel plasma, dosati tramite spettrometria NMR, che ne riflettono in buona parte l’apporto con la dieta, insieme ai dati di sopravvivenza fino a tale limite d’età senza aver sviluppato le principali malattie croniche, tra cui cancro, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari (come infarto e ictus) e patologie neurodegenerative.
Livelli plasmatici più elevati di acidi grassi polinsaturi (PUFA) totali sono risultati associati a una maggiore probabilità di invecchiare in salute: in confronto agli individui nel quartile più basso di concentrazione dei PUFA, quelli nel quartile più alto mostravano una probabilità superiore del 32% di raggiungere l’età di 80 anni senza essere incorsi nelle patologie prima ricordate. Esaminando separatamente le associazioni delle diverse serie metaboliche degli acidi grassi è emerso che la correlazione era favorevole sia per gli omega-3 totali che per gli omega-6 totali. Tuttavia, tra questi ultimi solo l’acido linoleico risultava positivamente e indipendentemente associato all’invecchiamento in salute; questa osservazione, che indica come specifici acidi grassi all’interno della stessa serie possano avere ruoli biologici anche ben distinti, spiega la correlazione negativa osservata invece per il rapporto tra PUFA n-6 totali e n-3, dimostrando come la narrazione semplicistica che attribuisce agli omega-6 effetti sfavorevoli sui parametri di invecchiamento rilevati vada valutata con grande cautela. Non sono state invece osservate correlazioni statisticamente significative per i grassi saturi o per i monoinsaturi, dopo gli opportuni aggiustamenti statistici.
In sintesi, i risultati mostrano come non tutti i grassi abbiano lo stesso impatto sulla probabilità di un invecchiamento privo di patologie croniche degenerative, suggerendo che le raccomandazioni dovrebbero concentrarsi sulla promozione di fonti adeguate di acidi grassi polinsaturi più che sulla riduzione generica dei grassi totali. Gli autori concludono che, nonostante i limiti derivanti dalla natura osservazionale della ricerca e della prevalenza di etnia europea nel campione (che potrebbe limitare la generalizzabilità dei risultati ad altre popolazioni), lo studio fornisce una base sufficientemente solida alle strategie nutrizionali mirate al mantenimento della salute nel tempo che comprendano la valorizzazione delle fonti di omega-3 (sia pesce e sia noci e semi) e di acido linoleico (oli vegetali, per esempio di mais e girasole, e frutta secca a guscio). In ultima analisi, queste osservazioni forniscono un ulteriore supporto scientifico ai benefici di modelli alimentari vari ed equilibrati come la dieta Mediterranea.
Effects of energy-matched low- versus high-carbohydrate diets on glycaemic control, lipid profile, and body composition in healthy adults: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials
Lyu JQ, Miao MY, Fang F, Cai XY, Liu ZY, Qian YW, et al.
Am J Clin Nutr. 2026 Jan;123(1):101109. Epub 2025 Nov 8.
BACKGROUND: Although circulating fatty acids (FAs) are associated with the development of major chronic diseases (MCDs), their relationships with healthy longevity remain unclear.
OBJECTIVES: The study aims to examine the relationships between specific plasma FAs and the odds of healthy aging.
METHODS: This prospective cohort study included 15,333 participants aged 64 y or older who were free of MCDs at baseline. Exposures were relative levels of different FAs (% total FAs) in the plasma. The primary outcome was healthy aging, defined as survival to age 80 without developing MCDs during the follow-up. Multivariable logistic regression models were used to calculate odds ratio (OR) and 95% confidence interval (CI) of healthy aging associated with specific FAs. Causal mediation analyses were conducted on biomarkers related to age acceleration or several other biological pathways.
RESULTS: A total of 9291 participants achieved healthy aging. Saturated or monounsaturated FAs were not associated with healthy aging. Relatively higher levels of polyunsaturated FAs (PUFAs) were associated with higher odds of healthy aging (OR comparing the extreme quartiles: 1.32; 95% CI: 1.04, 1.68; P-trend < 0.001), with similar associations for n-3 PUFAs and n-6 PUFAs. Docosahexaenoic acid (DHA), non-DHA n-3 PUFAs, and linoleic acid (LA), but not non-LA n-6 PUFAs, were positively associated with the odds of healthy aging. A higher ratio of n-6/n-3 PUFAs was associated with lower odds of healthy aging (OR: 0.88; 95% CI: 0.79, 0.97). Six biomarkers were identified as significant mediators for the above associations, with age acceleration explaining 16.1% and 37.4% of the relationships of n-3 PUFAs and n-6/n-3 PUFAs ratio with healthy aging, respectively.
CONCLUSIONS: Relatively higher levels of plasma PUFAs, including n-3 PUFAs (both DHA and the non-DHA components) and n-6 PUFAs (LA but not the non-LA components), are associated with higher odds of healthy aging, potentially through retarding the biological aging processes.
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