Nella relazione tra acidi grassi polinsaturi n-6 e salute cardiovascolare emerge il ruolo della frequenza cardiaca
10 Febbraio, 2025
Gli effetti protettivi degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) assunti con la dieta a livello cardiovascolare sono ben documentati. Per quanto riguarda i PUFA della serie n-6, o omega-6, e specificamente per l’acido linoleico, che di questa serie metabolica è il precursore, evidenze solide ne supportano il ruolo nel mantenimento di un importante fattore di rischio per la salute di cuore e vasi, ovvero la colesterolemia LDL. Tra gli altri meccanismi che potrebbero mediare gli effetti a questo livello degli acidi grassi polinsaturi n-6 c’è anche il controllo della frequenza cardiaca; tuttavia, gli studi fino ad oggi hanno fornito risultati contrastanti per i diversi n-6, specie per l’acido arachidonico.
Con l’obiettivo di chiarire anche questo aspetto, i ricercatori dell’Università di Kuopio e Helsinki hanno esaminato la relazione tra le concentrazioni sieriche dei vari PUFA n-6 e la frequenza cardiaca (misurata a riposo, durante l’esercizio fisico e nel recupero post-esercizio) in una popolazione di 872 uomini finlandesi sani, di età compresa tra 42 e 60 anni, parte della coorte del Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factor Study (KIHD). Dall’analisi dei dati è emerso che alti livelli circolanti di acido linoleico correlavano con una frequenza cardiaca a riposo più bassa, rispetto ai livelli inferiori dello stesso acidi grasso, mentre le concentrazioni degli intermedi metabolici della serie n-6, acido gamma-linolenico e diomo-gamma linolenico, erano debolmente associate a una frequenza cardiaca più elevata durante l’esercizio. Nessuna associazione significativa è stata invece rilevata tra le concentrazioni di PUFA n-6 e questo stesso parametro nel post esercizio.
Secondo questi dati, i benefici cardiovascolari descritti per l’acido linoleico potrebbero derivare almeno in parte dalla modulazione verso valori più bassi della frequenza cardiaca a riposo, mentre gli altri PUFA n-6 potrebbero controllare la risposta cardiaca durante l’esercizio fisico. Gli effetti positivi rilevati per l’acido linoleico supportano ulteriormente le raccomandazioni dietetiche che suggeriscono il consumo regolare di alimenti ricchi di questo acido grasso, come alcuni oli vegetali, alcune tipologie di frutta secca a guscio e semi, per contribuire alla salute cardiaca. Ulteriori ricerche sono necessarie sia per chiarire il ruolo degli altri PUFA n-6 e dei relativi effetti fisiologici in ambito cardiovascolare, e sia per confermare la relazione tra apporto di linoleico con gli alimenti, frequenza cardiaca a riposo e rischio di eventi cardiovascolari.
Associations of serum n-6 polyunsaturated fatty acid concentrations with heart rate at rest, during and after exercise in men
Esmaili H, Tajik B, Tuomainen T-P, Kurl S, Salonen JT, Virtanen JK.
Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2025;.
BACKGROUND AND AIMS: N-6 polyunsaturated fatty acids (PUFA), especially linoleic acid (LA), have been inversely associated with cardiovascular disease (CVD). However, potential mechanisms underlying these associations are not completely known. We evaluated the associations of the serum concentrations of total n-6 PUFA, LA, arachidonic acid (AA), gamma-linolenic acid (GLA), and dihomo-gamma-linolenic acid (DGLA), with resting heart rate (HR), maximal HR during exercise and HR recovery after exercise.
METHODS AND RESULTS: A total of 872 men free of CVD from the Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factor Study, aged 42-60 years were studied. The participants performed a maximal symptom-limited exercise stress test with an electrically braked bicycle ergometer. Electrocardiogram reported continuously at rest, during the exercise test, and during recovery. Multivariable-adjusted ANCOVA was used to assess the mean values of resting HR, maximal HR and HR recovery in quartiles of serum n-6 PUFA concentrations.
After multivariable adjustments, higher serum LA concentration was associated with lower resting heart rate (extreme-quartile difference=-2.61 beats/min;95%CI -4.66, -0.56; P-trend=0.01), but not with maximal HR or HR recovery. Higher concentrations of the minor serum n-6 PUFA GLA and DGLA were only associated with higher maximal HR (for GLA extreme-quartile difference=2.80 beats/min, 95%CI 0.08,5.52; P-trend=0.03 and for DGLA extreme-quartile difference=2.80 beats/min, 95%CI 0.01,5.60; P-trend=0.03) in the fully adjusted model. AA was not associated with HR.
CONCLUSION: In conclusion, higher serum LA concentration was associated with lower resting HR, while GLA and DGLA were marginally associated with higher maximal exercise HR. No associations were found with AA.
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