Livelli plasmatici di omega-3 e manifestazioni di depressione e ansia nella coorte UK Biobank
07 Novembre, 2025
Sono ormai numerose le ricerche focalizzate sull’analisi della relazione tra omega-3 e disturbi dell’umore. In particolare, studi osservazionali e metanalisi hanno suggerito che bassi livelli circolanti di acidi grassi della serie omega-3, soprattutto di DHA (o acido docosaesaenoico, l’acido grasso di origine marina a più lunga catena e più alto grado di insaturazione di questa serie metabolica) possano essere associati a un maggior rischio di sintomi depressivi, mentre i trial randomizzati hanno prodotto risultati eterogenei. Anche per l’ansia le evidenze sono miste, sebbene alcuni studi indichino un potenziale effetto protettivo degli omega-3.
Un contributo al dibattito scientifico su questo tema viene dallo studio trasversale condotto sui dati di oltre 500.000 adulti di età compresa tra 40 e 70 anni appartenenti alla coorte UK Biobank, con l’obiettivo di esaminare la storia di depressione e ansia e gli episodi relativi recenti (entro 12 mesi), in relazione sia ai livelli plasmatici di DHA, di omega-3 totali e di omega-3 diversi dal DHA (e cioè la somma di acido alfa-linolenico o ALA, di acido eicosapentaenoico o EPA e acido docosapentaenoico o DPA), e sia l’eventuale assunzione degli stessi acidi grassi come integratori a base di olio di pesce.
Dalla valutazione dei livelli plasmatici dei tre parametri, raggruppati per quintili, in un sottogruppo di 258.354 soggetti emergono correlazioni significative con la sintomatologia pregressa di depressione, il cui rischio risultava inferiore del 15-33% (a seconda del parametro considerato) nel quintile con valori più alti in confronto al quintile con i valori più bassi. Per la storia di ansia, la riduzione del rischio era del 19–22% per gli omega-3 totali e per la somma degli stessi acidi grassi senza conteggiare il DHA. Per gli episodi recenti le associazioni erano più deboli e riguardavano esclusivamente la depressione, con un rischio inferiore del 29% nel gruppo con i livelli più elevati di omega-3 totali e del 32 % nel gruppo con i livelli più elevati di omega-3 escluso il DHA, rispetto sempre al gruppo con i livelli più bassi. Anche per l’uso di supplementi a base di olio di pesce, valutato in 468.145 individui, è stata osservata una riduzione del rischio sia di avere una storia di depressione e ansia (del 9 e del 10 % rispettivamente) e sia di avere manifestato sintomatologia ansiosa in tempi recenti (-20%).
In conclusione, questo studio documenta, in una coorte estremamente ampia, l’associazione tra biomarcatori degli omega-3 e minore prevalenza di depressione e ansia, soprattutto nella storia clinica personale. Il fatto che le correlazioni fossero in alcuni casi più forti per gli omega-3 diversi dal DHA rispetto al solo DHA suggerisce un possibile ruolo preminente di altri composti della famiglia, più verosimilmente l’EPA, forse per il suo più diretto coinvolgimento nei processi antinfiammatori e nella modulazione dei neurotrasmettitori. La natura trasversale dello studio non permette di stabilire la causalità del rapporto tra omega-3 e sviluppo di depressione e ansia; tuttavia, i risultati supportano l’ipotesi, da indagare con studi mirati, che uno stato nutrizionale adeguato in omega-3 — ottenuto con la dieta o con integratori — possa contribuire al mantenimento della salute mentale.
Associations of plasma omega-3 fatty acid levels and reported fish oil supplement use with depression and anxiety: A cross-sectional analysis from the UK Biobank
Harris WS, Liu WC, Westra J, Tintle NL, Devarshi PP, Grant RW, Mitmesser SH, Su KP.
J Nutr. 2025 Oct 30:S0022-3166(25)00680-7. Epub ahead of print.
OBJECTIVE: The present study examined the relationships between plasma levels of total omega-3 PUFAs, docosahexaenoic acid (DHA) and the non-DHA omega-3 PUFAs with medical-record documented depression and/or anxiety (both historical and recent, within the last 12 months) in the UK Biobank. The associations of these outcomes with the reported use of fish oil supplements (FOS) were also examined.
METHODS: Data from 258,354 participants who had data on plasma omega-3 PUFA levels and all covariates were used for the biomarker-based analyses, and data from 468,145 people who reported FOS use at baseline were used in the latter analysis.
RESULTS: We found that all three omega-3 PUFA metrics were inversely associated with a history of both depression and anxiety. Specifically, risk for the former outcome was between 15% and 33% lower in Q5 vs Q1, and for the latter outcome, between 19% to 22% lower comparing Q5 with Q1. Risk for recent depression was 29% and 32% lower (Q5 vs Q1) for total omega-3 PUFAs and for non-DHA, respectively. FOS use was associated with a 9-10% lower risk for a history of depression and anxiety, respectively, and a 20% lower risk for recent anxiety.
CONCLUSION: We found evidence that higher levels of omega-3 PUFAs may play a protective role in depression and anxiety.
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