L’esposizione ripetuta nel tempo al gusto dolce non comporta una assuefazione né una maggiore ricerca di cibo dal sapore dolce da parte di soggetti sani

08 Luglio, 2021

I risultati di un recente studio di intervento sembrano confutare la diffusa convinzione che l’esposizione ripetuta al gusto dolce possa in qualche modo orientare le preferenze e le scelte successive dei consumatori sani e normopeso verso alimenti e bevande pure caratterizzati da un sapore dolce.

La ricerca ha coinvolto 54 adulti sani, sia maschi che femmine, con un BMI nella norma (18-25 kg/m2), che sono stati suddivisi in due gruppi, che hanno consumato quotidianamente per 3 settimane una colazione a base di cereali tipo cornflakes: al primo gruppo (n=27) è stato chiesto di aggiungere due cucchiaini di sucralosio (edulcorante non calorico diffusamente utilizzato al posto dello zucchero) a ogni tazza di cereali e un cucchiaino ad altre eventuali bevande consumate durante la colazione; al gruppo di controllo (n=27) è stato chiesto invece di evitare di consumare cibi e bevande edulcorate durante il primo pasto della giornata, con l’unica concessione di accompagnare i cereali con del latte.

All’inizio dello studio, e dopo 7 e 21 giorni, mediante la somministrazione di questionari ad hoc sono stati rilevati il gradimento, la percezione di dolcezza e il desiderio di consumare altri cibi dolci e non dolci; agli stessi tempi il consumo di cibi dolci è stato misurato in un pasto ad libitum a colazione e a pranzo.

Dopo 3 settimane, non è stato rilevato alcun effetto statisticamente significativo dell’esposizione al gusto dolce nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo, né sulla percezione del dolce, né sul desiderio di consumare altri alimenti dolci, e nemmeno sulla loro effettiva assunzione, sia durante la colazione che durante il pranzo. Questi risultati, spiegano gli autori, sono in linea con quanto già osservato in altri studi di intervento di breve termine, secondo i quali non esiste una reale relazione tra esposizione al gusto dolce (indipendentemente dalla fonte) e le preferenze o i livelli di assunzione di altri alimenti dolci rilevati successivamente.

Va quindi probabilmente ridimensionata l’idea (su cui si basa l’indicazione a sconsigliare l’uso di dolcificanti non calorici) secondo la quale aumentare l’esposizione al gusto dolce tenderà ad aumentare le preferenze per questo sapore, e di conseguenza il consumo di altri cibi e bevande dolci, compreso lo zucchero, con il rischio di condurre ad un eccessivo apporto calorico. Va tuttavia ricordato che lo studio è stato condotto su soggetti normopeso, e che le risposte di soggetti sovrappeso o obesi (e quindi con maggiore necessità di controllare l’apporto calorico) potrebbero essere differenti.

No effects of sweet taste exposure at breakfast for 3 weeks on pleasantness, desire for, sweetness or intake of other sweet foods: a randomized controlled trial

Appleton KM, Rajska J, Warwick SM, Rogers PJ.
Br J Nutr. 2021 Jun 25:1-33. doi: 10.1017/S000711452100235X. Epub ahead of print.

This work investigated the effects of repeated sweet taste exposure at breakfast on perceptions and intakes of other sweet foods, while also examining effects due to duration of exposure (1/3 weeks), test context (breakfast/lunch), and associations between taste perceptions and intakes. Using a randomised controlled parallel-groups design, participants (N=54, 18 male, mean age: 23.9±5.8yrs, mean BMI: 23.6±3.5kg/m2) were randomized to consume either a sweet breakfast (cereal with sucralose) (N=27) or an equicaloric non-sweet breakfast (plain cereal) (N=27) for 3 weeks. On days 0 (baseline), 7, and 21, pleasantness, desire to eat and sweetness were rated for other sweet and non-sweet foods, and sweet food consumption was assessed in an ad-libitum meal at breakfast and lunch. Using intention-to-treat analyses, no statistically significant effects of exposure were found at breakfast (largest F(2,104)=1.84, p=0.17, ηp2=0.03), or lunch (largest F(1,52)=1.22, p=0.27, ηp2=0.02), and using Bayesian analyses, the evidence for an absence of effect in all rating measures was strong to very strong (smallest BF01=297.97 (BF01error=2.68%)). Associations between ratings of pleasantness, desire to eat and intake were found (smallest r=0.137, p<0.01). Effects over time regardless of exposure were also found: sugars and percent energy consumed from sweet foods increased throughout the study smallest (F(2,104)=4.54, p=0.01, ηp2=0.08). These findings demonstrate no effects of sweet taste exposure at breakfast for 1 or 3 weeks on pleasantness, desire for, sweetness or intakes of other sweet foods in either the same (breakfast) or in a different (lunch) meal context.

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