L’attività fisica come possibile approccio non farmacologico al dolore cronico

07 Giugno, 2023

Sono ormai ben noti i benefici legati alla pratica regolare di attività fisica e sportiva, la cui promozione è cruciale per favorire il benessere generale, indirizzando verso uno stile di vita sano e corretto. Evidenze relativamente recenti suggeriscono che il movimento possa svolgere un ruolo anche nella prevenzione e nel trattamento di una serie di condizioni di dolore cronico. Esistono infatti prove dell’esistenza di una risposta inibitoria nei confronti della percezione del dolore, che si osserverebbe immediatamente dopo una sessione di attività e che viene definita “ipoalgesia indotta dall’esercizio”.

Con l’obiettivo di approfondire tale aspetto nel lungo periodo, gli autori di questo lavoro hanno analizzato i dati di 6.864 soggetti arruolati per uno studio prospettico norvegese (Tromsø Study), focalizzato sul monitoraggio dell’attività fisica praticata nel tempo libero e sulla tolleranza al dolore sperimentalmente indotto, in due indagini condotte a distanza di 7-8 anni, rispettivamente indicate come Tromsø6 e Tromsø7.

Le informazioni riguardo il livello di attività fisica sono state raccolte mediante un questionario che indagava il tempo settimanale dedicato all’attività fisica nei precedenti 12 mesi, e la sua intensità, consentendo di assegnare ogni soggetto a una categoria predefinita di esercizio fisico: sedentario, leggero, moderato o vigoroso. La soglia del dolore è stata invece valutata con un test sensoriale quantitativo, ovvero il CPT test, che misura il tempo di resistenza in assenza di dolore all’immersione di mano e polso in una vasca di acqua mantenuta a 3,0°C.

Dai risultati è emerso che i soggetti che erano diventati fisicamente attivi tra i due tempi di rilevazione, o erano rimasti tali nel corso dello studio, mostravano una maggiore capacità di tollerare il dolore, rispetto ai soggetti che erano risultati sedentari sia alla prima che alla seconda rilevazione; la tolleranza aumentava in relazione a livelli di attività più elevati e ancora di più per coloro che avevano aumentato tempo e intensità del movimento nel tempo libero durante il follow-up. La riduzione della tolleranza al dolore registrata negli stessi soggetti ai due diversi tempi, indipendente dal livello di attività fisica, è stata invece messa in relazione con l’invecchiamento fisiologico

Pertanto, questi risultati supportano l’ipotesi che la promozione della pratica dell’esercizio fisico rappresenti un possibile approccio non farmacologico per la riduzione o la prevenzione del dolore cronico, spesso non semplice da gestire farmacologicamente nel contesto dei complessi piani terapeutici in cui si trovano molte persone di età avanzata.

Longitudinal relationships between habitual physical activity and pain tolerance in the general population

Årnes AP, Nielsen CS, Stubhaug A, Fjeld MK, Johansen A, Morseth B, Strand BH, Wilsgaard T, Steingrímsdóttir ÓA.
PLoS One. 2023 May 24;18(5):e0285041. doi: 10.1371/journal.pone.0285041. PMID: 37224163; PMCID: PMC10208467

Physical activity (PA) might influence the risk or progression of chronic pain through pain tolerance. Hence, we aimed to assess whether habitual leisure-time PA level and PA change affects pain tolerance longitudinally in the population. Our sample (n = 10,732; 51% women) was gathered from the sixth (Tromsø6, 2007-08) and seventh (Tromsø7, 2015-16) waves of the prospective population-based Tromsø Study, Norway. Level of leisure-time PA (sedentary, light, moderate, or vigorous) was derived from questionnaires; experimental pain tolerance was measured by the cold-pressor test (CPT). We used ordinary, and multiple-adjusted mixed, Tobit regression to assess 1) the effect of longitudinal PA change on CPT tolerance at follow-up, and 2) whether a change in pain tolerance over time varied with level of LTPA. We found that participants with high consistent PA levels over the two surveys (Tromsø6 and Tromsø7) had significantly higher tolerance than those staying sedentary (20.4 s. (95% CI: 13.7, 27.1)). Repeated measurements show that light (6.7 s. (CI 3.4, 10.0)), moderate (CI 14.1 s. (9.9, 18.3)), and vigorous (16.3 s. (CI 6.0, 26.5)) PA groups had higher pain tolerance than sedentary, with non-significant interaction showed slightly falling effects of PA over time. In conclusion, being physically active at either of two time points measured 7-8 years apart was associated with higher pain tolerance compared to being sedentary at both time-points. Pain tolerance increased with higher total activity levels, and more for those who increased their activity level during follow-up. This indicates that not only total PA amount matters but also the direction of change. PA did not significantly moderate pain tolerance change over time, though estimates suggested a slightly falling effect possibly due to ageing. These results support increased PA levels as a possible non-pharmacological pathway towards reducing or preventing chronic pain.

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