L’assunzione di caffè è inversamente correlata con rischio e gravità della sindrome metabolica

07 Giugno, 2024

La sindrome metabolica è caratterizzata da criteri diagnostici tuttora discussi nel mondo medico: le linee guida più importanti al proposito (quali quelle dell’OMS, dell’IDF, la Fondazione Internazionale Diabete, e del NCEP-ATPIII, National Cholesterol Education Program Adult Treatment Panel III) sono tuttora parzialmente divergenti tra loro. In generale si ritiene che per la diagnosi di sindrome metabolica sia necessario rilevare la presenza di almeno tre di questi cinque parametri: elevati livelli di glicemia a digiuno (≥ 100 mg/dl), bassi livelli di colesterolo HDL (< 40 mg/dl per gli uomini; < 50 mg/dl per le donne), alti livelli di trigliceridi (≥ 150 mg/dl), circonferenza della vita elevata (≥ 102 cm per gli uomini; ≥ 88 cm per le donne) e ipertensione arteriosa (pressione arteriosa ≥ 130/85 mmHg).

Gli effetti del consumo di caffè e tè su questa sindrome sono tuttora incerti. Gli autori di questo studio trasversale (non prospettico), per migliorare le conoscenze al proposito, hanno studiato 14.504 soggetti americani, reclutati dal National Health and Nutrition Examination (NHANES) Survey 2003-2018, tra i quali hanno rilevato i livelli di consumo di caffè, caffè decaffeinato e tè, correlando poi questi parametri alla presenza e alla gravità della sindrome metabolica, valutata utilizzando il MetS-z score, basato sui parametri di rischio precedentemente elencati.

I risultati hanno evidenziato che i soggetti che consumavano più di 3 tazze di caffè al giorno avevano un minor MetS-z score rispetto ai soggetti che non ne consumavano affatto, o che consumano caffè decaffeinato o tè. Nello specifico un consumo di più di 3 tazze di caffè (p <0,001) era associato a un BMI inferiore, a livelli di trigliceridi più bassi e di HDL maggiori. La pressione sistolica era inferiore nei consumatori di più di tre tazze di caffè rispetto a coloro che non ne consumavano affatto: un dato per certi versi inatteso, che potrebbe anche essere dovuto alla cosiddetta “reverse causality” (una parte dei soggetti che non consumano caffè lo fanno perché il medico ha suggerito loro di abolirlo proprio per aver rilevato una pressione arteriosa elevata). Inoltre, è stata osservata una correlazione negativa tra il consumo di caffè e il livello di insulinoresistenza.

L’effetto positivo sui parametri considerati sembrerebbe imputato ad alcuni componenti fenolici del caffè quali l’acido clorogenico e l’acido caffeico, che grazie alle loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie immunoregolatorie migliorano la sensibilità all’insulina e riducono l’infiammazione a livello endoteliale e al cafestolo, una frazione lipidica che potenzialmente avrebbe un’azione nella riduzione dei trigliceridi.

Coffee consumption might be associated with lower potential risk and severity of metabolic syndrome: national health and nutrition examination survey 2003-2018

Zhao H, Wang S, Han Y, Yao M, Zhang Y, Zeng X.
Eur J Nutr. 2024 May 4. Epub ahead of print. 

BACKGROUND: Metabolic syndrome (MetS) is a clinical syndrome characterized by multiple metabolic disorders and is a serious global health problem. The coffee effect, acting as one of the most prevalent beverages on metabolic syndrome, is debatable.
METHODS: We included patients from the National Health and Nutrition Examination Survey 2003-2018 and used a comprehensive evaluation called the MetS z-score to assess the severity of metabolic syndrome. The relationship between coffee, decaffeinated coffee, tea, and MetS z-scores was explored using a weighted linear regression. We also divided the participants into metabolic and non-metabolic syndrome groups according to the NCEP/ATP III criteria for the subgroup analysis.
RESULTS: A total of 14,504 participants were included in this study. The results demonstrated that drinking more than three cups of coffee daily was significantly linked to lower MetS z-scores (p < 0.001). Daily coffee consumption was also associated with lower BMI (p = 0.02), systolic blood pressure (p < 0.001), Homeostatic Model Assessment for Insulin Resistance (p < 0.001), and triglycerides (p < 0.001), while it was positively correlated with HDL-C (p = 0.001). Participants who consumed more than three cups of coffee daily had a lower MetS z-score in the MetS (p < 0.001) and non-MetS (p = 0.04) groups.
CONCLUSION: This research indicates that coffee consumption is linked to MetS severity. However, decaffeinated coffee and tea intake were unrelated to MetS severity.

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