L’apporto di proteine vegetali e animali correla inversamente con la mortalità oltre i 60 anni di età
02 Settembre, 2024
Il fabbisogno proteico aumenta con l’età: in base ai LARN rilasciati dalla SINU nel 2014 si passa da 0,9 g di proteine per kg di peso corporeo per l’adulto da 18 a 59 anni, a 1,1 g/kg a partire dai 60 anni. La quota proteica giornaliera ottimale potrebbe essere anche più alta secondo alcuni documenti di consenso di esperti per gli anziani con patologie gravi, principalmente (ma non solo) per contrastare la perdita di massa muscolare fisiologica in età avanzata. Tuttavia, la preoccupazione che un apporto proteico più elevato possa accelerare la progressione della malattia tra coloro che soffrono di malattia renale cronica, una condizione caratterizzata da alto tasso di morbilità e mortalità, frequente negli anziani, è alla base delle raccomandazioni dei nefrologi a contenere comunque al di sotto 1,3 g/kg al giorno le proteine alimentari per i meno giovani con compromissione della funzione renale di grado lieve (la quota proteica dovrebbe essere dimezzata invece se la malattia renale cronica è in fase più avanzata).
Questo approccio è stato messo in discussione da studi osservazionali che hanno invece rilevato associazioni neutre o inverse tra assunzione di proteine e mortalità tra le persone anziane nefropatiche non in dialisi. Una correlazione inversa emerge anche dall’analisi dei dati raccolti in 2 coorti spagnole e una svedese, per un totale di oltre 14.000 persone con e senza diagnosi di malattia cronica renale di grado lieve-moderato all’inizio dello studio: nei 10 anni di osservazione il rischio si è ridotto del 23% per chi aveva un apporto proteico di 1 g/kg al giorno in confronto con chi ne assumeva 0,8 g/kg, del 37% per chi di proteine ne assumeva 1,2 g/kg, e del 44% per chi invece consumava 1,4 g/kg di proteine al giorno, in confronto con chi ne assumeva 0,8 g/kg. Tale associazione favorevole era simile per le proteine di origine vegetale e di origine animale (queste ultime rappresentavano più del 60% delle totali).
La riduzione del rischio si manteneva significativa ma più contenuta per i partecipanti allo studio con malattia renale cronica, per i quali passava dal 12%, al 21%, fino 27% per gli stessi livelli di assunzione, suggerendo che i benefici della quota proteica potrebbero superare gli svantaggi per l’apparato renale anche per questa tipologia di pazienti, nei quali la progressione della malattia potrebbe svolgere un ruolo più limitato nella sopravvivenza.
Protein Intake and Mortality in Older Adults With Chronic Kidney Disease
Carballo-Casla A, Avesani CM, Beridze G, Ortolá R, García-Esquinas E, Lopez-Garcia E et al.
JAMA Netw Open. 2024 Aug 1;7(8):e2426577.
IMPORTANCE: Avoiding high protein intake in older adults with chronic kidney disease (CKD) may reduce the risk of kidney function decline, but whether it can be suboptimal for survival is not well known.
OBJECTIVE: To estimate the associations of total, animal, and plant protein intake with all-cause mortality in older adults with mild or moderate CKD and compare the results to those of older persons without CKD.
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS: Data from 3 cohorts (Study on Cardiovascular Health, Nutrition and Frailty in Older Adults in Spain 1 and 2 and the Swedish National Study on Aging and Care in Kungsholmen [in Sweden]) composed of community-dwelling adults 60 years or older were used. Participants were recruited between March 2001 and June 2017 and followed up for mortality from December 2021 to January 2024. Those with no information on diet or mortality, with CKD stages 4 or 5, or undergoing kidney replacement therapy and kidney transplant recipients were excluded. Data were originally analyzed from June 2023 to February 2024 and reanalyzed in May 2024.
EXPOSURES: Cumulative protein intake, estimated via validated dietary histories and food frequency questionnaires.
MAIN OUTCOMES AND MEASURES: The study outcome was 10-year all-cause mortality, ascertained with national death registers. Chronic kidney disease was ascertained according to estimated glomerular filtration rates, urine albumin excretion, and diagnoses from medical records.
RESULTS: The study sample consisted of 8543 participants and 14 399 observations. Of the 4789 observations with CKD stages 1 to 3, 2726 (56.9%) corresponded to female sex, and mean (SD) age was 78.0 (7.2) years. During the follow-up period, 1468 deaths were recorded. Higher total protein intake was associated with lower mortality among participants with CKD; adjusted hazard ratio (HR) for 1.00 vs 0.80 g/kg/d was 0.88 (95% CI, 0.79-0.98); for 1.20 vs 0.80 g/kg/d, 0.79 (95% CI, 0.66-0.95); and for 1.40 vs 0.80 g/kg/d, 0.73 (95% CI, 0.57-0.92). Associations with mortality were comparable for plant and animal protein (HRs, 0.80 [95% CI, 0.65-0.98] and 0.88 [95% CI, 0.81-0.95] per 0.20-g/kg/d increment, respectively) and for total protein intake in participants younger than 75 years vs 75 years or older (HRs, 0.94 [95% CI, 0.85-1.04] and 0.91 [95% CI, 0.85-0.98] per 0.20-g/kg/d increment in total protein intake, respectively). However, the hazards were lower among participants without CKD than in those with CKD (HRs, 0.85 [95% CI, 0.79-0.92] and 0.92 [95% CI, 0.86-0.98] per 0.20-g/kg/d increment, respectively; P = .02 for interaction).
CONCLUSIONS AND RELEVANCE: In this multicohort study of older adults, higher intake of total, animal, and plant protein was associated with lower mortality in participants with CKD. Associations were stronger in those without CKD, suggesting that the benefits of proteins may outweigh the downsides in older adults with mild or moderate CKD.
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