L’adozione di uno stile di vita sano è cruciale in caso di ipertensione anche in associazione con il trattamento farmacologico
02 Aprile, 2026
L’importanza delle modifiche dello stile di vita nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dei fattori di rischio associati non è in discussione ed è anzi alla base di quasi tutte le linee guida nutrizionali, nazionali e internazionali. Meno definito è il contributo delle modifiche dello stile di vita nella gestione di specifiche condizioni dopo la diagnosi, quando il paziente viene avviato alla terapia farmacologica di elezione. Come nel caso dell’ipertensione, uno dei principali fattori di rischio cardiovascolari a livello globale, per la quale sono disponibili farmaci di elevata efficacia.
L’analisi della relazione tra il rischio di sviluppare malattie cardiometaboliche e i cambiamenti nello stile di vita prima e dopo la diagnosi di ipertensione è al centro di questo studio, per il quale sono stati presi in esame i dati di 25.820 partecipanti (72,6% donne) provenienti da due storiche coorti statunitensi di infermiere (Nurses’ Health Study) e professionisti della salute (Health Professionals Follow-Up Study), che avevano ricevuto una diagnosi di ipertensione durante il periodo di osservazione.
Nell’arco di 24 anni circa (dal 1986 al 2014) i soggetti allo studio sono stati rivalutati ogni 2-4 anni mediante la somministrazione di questionari validati. I dati raccolti hanno permesso di definire un punteggio di stile di vita sano (HLS) basato su cinque fattori: una dieta di alta qualità sul piano nutrizionale (misurata mediante l’indice AHEI-2010, che premia l’alto consumo di frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca a guscio e legumi), l’astensione dal fumo, un’attività fisica da moderata a vigorosa (almeno 150 minuti a settimana), un consumo di alcol non superiore ai livelli moderati e il mantenimento di un indice di massa corporea nella norma.
Dall’analisi, che ha identificato 3.300 casi di malattie cardiovascolari e 2.529 casi di diabete durante il follow-up, è emerso che tra i partecipanti con il punteggio massimo di HLS (pari a 5) il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2 era inferiore del 51% e del 79%, rispettivamente, rispetto a chi seguiva uno stile di vita meno sano (punteggio compreso tra 0 e 1). Anche il miglioramento delle abitudini quotidiane dopo la diagnosi (passando da un punteggio basso a uno alto) ha comportato una riduzione del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari del 12% e quello di diabete di tipo 2 del 44% in confronto con chi non ha invece modificato i propri comportamenti, restando in una categoria di basso punteggio di HLS.
I benefici dello stile di vita sono risultati evidenti indipendentemente dall’assunzione di farmaci antipertensivi; i pazienti che assumevano farmaci ma mantenevano uno stile di vita sano mostravano valori di rischio significativamente più bassi rispetto agli utilizzatori di farmaci con abitudini poco salutari. Quantificando l’effetto in termini di longevità gli autori hanno stimato che l’adozione di uno stile di vita ottimale a 40 anni comporterebbe un guadagno di 8,2 anni.
In sintesi, lo studio conferma che il mantenimento o l’adozione di uno stile di vita sano dopo la diagnosi di ipertensione è fondamentale per prevenire il declino della salute cardiometabolica. Gli autori calcolano che circa un quarto dei casi di malattie cardiovascolari e la stragrande maggioranza dei casi di diabete (74,8%) potrebbero essere evitati se tutti i pazienti ipertesi adottassero lo stile di vita più sano.
Dal punto di vista pratico, queste osservazioni convalidano il ruolo cruciale di un intervento precoce. Sebbene non sia mai troppo tardi per migliorare, l’intervento in giovane età (prima dei 65 anni) sembra offrire vantaggi più marcati in termini di protezione cardiovascolare. Sottolineano inoltre la superiorità dell’approccio multifattoriale: non basta concentrarsi su un singolo fattore (come la dieta o il fumo), perché è la combinazione di più abitudini corrette a generare i benefici maggiori. Infine, suggeriscono che i consigli sullo stile di vita dovrebbero essere considerati come parte integrante e non opzionale della gestione dell’ipertensione, da affiancare tempestivamente alla terapia farmacologica.
Adherence to Healthy Lifestyle and Risk of Cardiometabolic Diseases in Individuals With Hypertension
Qiu Z, Liu G, Hu Y, Wang S, Liu B, Rimm EB, et al.
JAMA Netw Open. 2026 Mar 2;9(3):e260937.
IMPORTANCE: Hypertension significantly increases the risk of cardiovascular diseases (CVDs) and related cardiometabolic conditions, yet the role of healthy lifestyle in modifying these risks remains underexplored.
OBJECTIVE: To investigate associations of adherence to healthy lifestyle before and after a hypertension diagnosis with the risk of developing CVDs and type 2 diabetes (T2D).
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS: This prospective, population-based cohort study included US individuals participating in the Nurses’ Health Study (1986-2014) and Health Professionals Follow-Up Study (1986-2014) with incident hypertension diagnosed during each study’s follow-up period. Follow-up for incident CVDs continued through June 30, 2020, in NHS or June 30, 2016, in HPFS. For incident T2D, follow-up ended December 31, 2019, in both cohorts. Data were analyzed from November 2024 to April 2025.
EXPOSURE: A healthy lifestyle, defined as eating a high-quality diet, not smoking, engaging in moderate-to-vigorous-intensity physical activity, no more than moderate alcohol consumption, and having a healthy body mass index. Lifestyle factors were reassessed every 2 to 4 years, and each criterion that was met contributed 1 point to a participant’s total healthy lifestyle score (HLS; score range, 0 [least healthy] to 5 [most healthy]).
MAIN OUTCOMES AND MEASURES: Incident CVDs and/or T2D and multivariable-adjusted hazard ratios (AHRs) for their associations with time-varying lifestyle scores.
RESULTS: A total of 25 820 individuals were included (mean [SD] age, 60.6 [0.1] years; 18 742 females [72.6%]). The median HLS at diagnosis was 3 (IQR, 2-4). During a median follow-up period of 24 years (IQR, 23-25 years), 3300 incident CVDs and 2529 T2D cases were identified. After adjustment for medication use and other relevant covariates, the AHR for total CVDs when comparing the highest HLS category (5) with the lowest (0 or 1) was 0.49 (95% CI, 0.39-0.61), and the corresponding AHR for T2D was 0.21 (95% CI, 0.14-0.30). Participants who improved from lower HLS (0-3) to higher (4 or 5) after hypertension diagnosis had lower risk of CVDs (AHR, 0.88; 95% CI, 0.79-0.98) and T2D (AHR, 0.56; 95% CI, 0.48-0.65) compared with those who consistently had lower HLS. Conversely, those whose HLS declined after diagnosis had higher risk of CVDs (AHR, 1.14; 95% CI, 1.00-1.30) and T2D (AHR, 1.75; 95% CI, 1.45-2.10) compared with those who consistently maintained a higher HLS. In joint analyses, higher HLS was associated with a lower risk of cardiometabolic diseases irrespective of antihypertensive medication use. Compared with participants with an HLS of 0 to 2 and no antihypertensive medication use, those with the highest HLS (5) had lower risk of incident CVDs and T2D among both nonusers and users: for CVDs, the AHR was 0.62 (95% CI, 0.42-0.93) among nonusers and 0.63 (95% CI, 0.50-0.80) among users; for T2D, the AHR was 0.32 (95% CI, 0.13-0.78) among nonusers and 0.44 (95% CI, 0.30-0.67) among users.
CONCLUSIONS AND RELEVANCE: In this cohort study of individuals living with hypertension, maintaining a healthy lifestyle was associated with lower risk of major cardiometabolic diseases independent of antihypertensive medication use, underscoring the value of adopting multiple healthy lifestyle behaviors.
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