L’adesione alle linee guida garantisce i livelli di flavanoli necessari per la protezione di cuore e vasi?

01 Luglio, 2026

L’interesse per i flavanoli, composti bioattivi presenti in diversi alimenti di origine vegetale, è aumentato negli ultimi anni in seguito ai risultati degli studi che ne hanno mostrato gli effetti favorevoli per la protezione di cuore e vasi. Uno dei più recenti è COSMOS, il più ampio trial randomizzato condotto finora sui polifenoli, nel quale un apporto giornaliero di 500 milligrammi di flavanoli da estratto di cacao è risultato associato a una riduzione del 27% della mortalità cardiovascolare nell’analisi complessiva “intention-to-treat”, oltre che, in sottoanalisi specifiche, degli eventi cardiovascolari totali e maggiori. Sul piano pratico, l’ipotesi più accreditata è che il consumo di frutta e verdura, e cioè delle fonti primarie di flavanoli della dieta, nelle quantità indicate dalle linee guida per una sana alimentazione, possa garantire l’apporto ottimale di questi composti dotati di proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Verificarne la validità è lo scopo di questa analisi dei dati raccolti in due ampie coorti indipendenti, diverse per contesto geografico e abitudini alimentari: una composta da un sottogruppo di 6.509 partecipanti dello studio COSMOS, adulti statunitensi di età avanzata, arruolati prima della randomizzazione all’intervento, e l’altra rappresentata da 24.154 partecipanti della coorte britannica EPIC-Norfolk, reclutata tra il 1993 e il 1997.

Un aspetto metodologico rilevante è che l’assunzione di flavanoli è stata determinata mediante il dosaggio nelle urine di due biomarcatori validati, e cioè i metaboliti del 5-(3’,4’-diidrossifenil)-γ-valerolattone (gVLMB) e i metaboliti strutturalmente correlati all’epicatechina (SREMB), la cui combinazione ha permesso di stimare con precisione la quota di soggetti con un’assunzione pari ad almeno 500 mg/die di flavanoli. La qualità della dieta è stata valutata in COSMOS anche mediante l’alternative Healthy Eating Index, mentre in EPIC-Norfolk con uno score derivato dall’Eatwell Guide.  Per la coorte britannica erano inoltre disponibili i livelli plasmatici di vitamina C come indicatori oggettivi del consumo di frutta e verdura.

Il risultato centrale dello studio è che l’adesione alle raccomandazioni alimentari generali non garantisce il raggiungimento dell’apporto di flavanoli considerato potenzialmente efficace in prevenzione cardiovascolare. Solo il 19,2% dei partecipanti COSMOS e il 17,9% dei partecipanti EPIC-Norfolk raggiungeva, sulla base dei biomarcatori, un’assunzione stimata di almeno 500 mg/die. In COSMOS, anche tra i soggetti con consumo più elevato di frutta e verdura — pari o superiore alle cinque porzioni giornaliere raccomandate — solo il 21% raggiungeva questa soglia. Una qualità complessiva della dieta più elevata, misurata con l’aHEI, si associava a una maggiore probabilità di raggiungere i 500 mg/die, ma l’effetto era modesto: nel quartile con la più elevata adesione all’aHEI la quota saliva solamente al 22%. In EPIC-Norfolk, invece, il maggiore consumo di frutta e verdura non si associava a un apporto più elevato di flavanoli; al contrario, la probabilità di raggiungere la soglia risultava lievemente inferiore nei soggetti più aderenti alle raccomandazioni alimentari. Il tè, particolarmente consumato nella popolazione britannica, mostrava un’associazione positiva con l’apporto di flavanoli, ma anche tra i maggiori consumatori solo il 19% circa raggiungeva i 500 mg/die. Le simulazioni condotte dagli autori confermano che cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, se scelte secondo i consumi abituali, difficilmente consentono di raggiungere tale livello.

In sintesi, lo studio dimostra che l’aderenza alle attuali linee guida nutrizionali per la popolazione generale non è un indicatore sufficiente dell’apporto ottimale di flavanoli a fini preventivi. Gli autori sottolineano come il contenuto di questi specifici composti bioattivi vari enormemente non solo tra i diversi vegetali, ma anche all’interno della stessa specie a causa delle pratiche agricole, delle varietà delle colture e delle condizioni di raccolta. Dal punto di vista pratico, queste evidenze suggeriscono che l’invito generico ad aumentare il consumo di frutta e verdura, pur rimanendo fondamentale per la salute globale, potrebbe non tradursi automaticamente in una protezione cardiovascolare ottimale attraverso l’azione dei bioattivi. Emerge pertanto la necessità concreta di sviluppare valori di riferimento o raccomandazioni specifiche per i flavanoli, con l’obiettivo di promuovere tra i consumatori i consumi di fonti mirate (frutti come mele e pere, i frutti di bosco, pesche e albicocche, tè verde e nero, legumi, frutta a guscio e prodotti a base di cacao) e a livello della filiera agroalimentare la selezione e lo sviluppo di varietà vegetali nutrizionalmente più ricche di polifenoli.

Adhering to dietary guidelines does not yield flavanol intake levels associated with beneficial cardiovascular effects

Ottaviani JI, Erdman JW Jr, Steinberg FM, Manson JE, Sesso HD, Schroeter H, et al.
Food Funct. 2026 Jun 22;17(12):5715-5725.   

Outcomes from the COSMOS trial have reinforced the notion of flavanols as important plant-derived bioactives contributing to cardiovascular health. As discussions continue on whether specific dietary reference values for flavanols are warranted, it is possible that existing dietary guidelines emphasizing fruits and vegetables already yield sufficient flavanol intake levels. If this were the case, developing flavanol specific dietary reference values might be unnecessary. This study therefore aimed at assessing whether adherence to dietary recommendations for fruit and vegetable intake and overall diet quality achieves flavanol intake levels of 500 mg day−1, the amount proven to mediate cardiovascular benefits in the COSMOS trial. Flavanol intake was objectively evaluated using two validated and complementary biomarkers, 5-(3’,4’-dihydroxyphenyl)-γ-valerolactone metabolites (gVLMB) and structurally related (−)-epicatechin metabolites (SREMB), in two geographically distinct studies: COSMOS (US; n = 6509) and EPIC-Norfolk (UK; n = 24 154). The results showed that higher fruit and vegetable intakes and diet quality (assessed via the alternative healthy eating index-aHEI) were associated with increased flavanol intake in COSMOS. Nevertheless, fewer than 25% of participants meeting dietary guidelines achieved an estimated flavanol intake of ≥500 mg day−1. Similar findings were observed in EPIC-Norfolk as well as through flavanol intake simulations considering fruits and vegetables commonly consumed in the US diet. In conclusion, adherence to existing dietary guidelines does not yield flavanol intake levels comparable to those shown to provide cardiovascular benefits in COSMOS. Thus, specific dietary reference values for flavanols may still be necessary if aiming to increase the intake of these dietary compounds.

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