L’abitudine ad aggiungere sale ai cibi a tavola si associa all’aumento della probabilità di morte prima dei 75 anni

27 Luglio, 2022

La valutazione delle possibili associazioni tra apporto di sodio con la dieta e salute non può prescindere dall’analisi del sale che viene aggiunto ai cibi a tavola, che rappresenta circa il 6-20 % della quota totale che viene assunta quotidianamente.

In questo studio, condotto analizzando la frequenza di consumo di sale a tavola e il sodio escreto con le urine nelle 24 ore in oltre 500.000 uomini e donne afferenti alla UK Biobank, è emerso infatti che la frequenza con la quale si aggiunge sale ai pasti determina un maggiore apporto di sodio nell’arco della giornata, e si associa a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause e a una minore aspettativa di vita.

In particolare, nel corso di 9 anni di follow-up, il rischio di morte prematura, e cioè prima dei 75 anni, è risultato maggiore del 28% per coloro che salavano frequentemente gli alimenti a tavola rispetto a coloro che non erano abituati a farlo o che lo facevano solo raramente. Inoltre, l’aspettativa di vita all’età di 50 anni per le donne e per gli uomini che erano abituati ad aggiungere regolarmente sale ai propri cibi risultava ridotta, rispettivamente, di 1,5 e 2,2 anni, rispetto ai coetanei che non salavano mai o raramente. Il consumo di alimenti ricchi in potassio, come frutta e verdura, attenuava invece, almeno in parte, l’associazione osservata tra l’aggiunta di sale agli alimenti e la mortalità.

Questi risultati suggeriscono quindi che anche una modesta riduzione dell’assunzione giornaliera di sodio, attuabile riducendo semplicemente la frequenza di consumo di sale a tavola, possa comportare sostanziali benefici per la salute pubblica. Non va tuttavia sottovalutato che l’aggiunta di sale a tavola può anche semplicemente riflettere la preferenza per cibi più appetibili e rappresentare quindi un marker di stile alimentare (e di vita) inappropriato, e non necessariamente essere la causa diretta delle patologie osservate.

Adding salt to foods and hazard of premature mortality

Ma H, Xue Q, Wang X, Li X, Franco OH, Li Y, Heianza Y, Manson JE, Qi L.
Eur Heart J. 2022 Jul 10:ehac208. doi: 10.1093/eurheartj/ehac208. Epub ahead of print.

AIMs: We analyzed whether the frequency of adding salt to foods was associated with the hazard of premature mortality and life expectancy.
METHODS and results: A total of 501 379 participants from UK biobank who completed the questionnaire on the frequency of adding salt to foods at baseline. The information on the frequency of adding salt to foods (do not include salt used in cooking) was collected through a touch-screen questionnaire at baseline. We found graded relationships between higher frequency of adding salt to foods and higher concentrations of spot urinary sodium or estimated 24-h sodium excretion. During a median of 9.0 years of follow-up, 18 474 premature deaths were documented. The multivariable hazard ratios [95% confidence interval (CI)] of all-cause premature mortality across the increasing frequency of adding salt to foods were 1.00 (reference), 1.02 (0.99, 1.06), 1.07 (1.02, 1.11), and 1.28 (1.20, 1.35) (P-trend < 0.001). We found that intakes of fruits and vegetables significantly modified the associations between the frequency of adding salt to foods and all-cause premature mortality, which were more pronounced in participants with low intakes than those with high intakes of these foods (P-interaction = 0.02). In addition, compared with the never/rarely group, always adding salt to foods was related to 1.50 (95% CI, 0.72-2.30) and 2.28 (95% CI, 1.66-2.90) years lower life expectancy at the age of 50 years in women and men, respectively.
CONCLUSIONS: Our findings indicate that higher frequency of adding salt to foods is associated with a higher hazard of all-cause premature mortality and lower life expectancy.

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