La qualità della dieta, anche se valutata con un indice semplificato, è un importante determinante di salute
02 Aprile, 2026
La qualità complessiva della dieta è uno dei più importanti determinanti modificabili della salute. Oggi sappiamo che il rischio di sviluppare diverse patologie croniche non dipende soltanto da singoli nutrienti o da alimenti isolati, ma dal pattern alimentare complessivo. In questo scenario si inserisce la messa a punto del Prime Diet Quality Score (PDQS), un indice semplificato, costruito per valutare la qualità della dieta sulla base dei consumi di specifici gruppi di alimenti: 15 sani (come verdura, frutta, legumi, frutta secca e semi, cereali integrali, pesce, carni avicole, oli vegetali e latticini magri), 7 “poco sani” (tra cui carne rossa, carni lavorate, cereali raffinati, dolci, bevande zuccherate e fritti), 1 neutro (le uova). Lo studio pubblicato sull’European Journal of Nutrition aveva un obiettivo preciso: verificare se un punteggio PDQS più elevato fosse associato a un rischio più basso di mortalità e di numerose patologie croniche in 124.851 soggetti, di età compresa tra 40 e 69 anni, appartenenti alla coorte UK Biobank.
I risultati, ottenuti dopo una mediana di circa 12 anni di osservazione, e corretti per fattori come fumo, attività fisica e BMI, mostrano benefici consistenti per i partecipanti con migliore qualità della dieta, cioè con un indice PDQS più elevato, rispetto a quelli con indice più basso, che presentavano un rischio di mortalità totale inferiore del 20%, oltre a un minore tasso di mortalità per cancro (- 13%), per patologie respiratorie (-44%) e per malattie neurodegenerative (-39%), ma non cardiovascolare.
Anche sul piano cardiometabolico le associazioni sono risultate nette; un PDQS più elevato si associava a un rischio inferiore di sviluppare diabete tipo 2 (-27%), malattie cardiovascolari totali (-12%) e infarto miocardico (-20%). Per l’ictus ischemico (non per quello totale ed emorragico) gli autori hanno osservato una riduzione del rischio del 14%, al limite della significatività.
Molto interessanti sembrano anche i dati sulle malattie respiratorie: i soggetti con punteggi PDQS più alti mostravano un rischio inferiore dell’11% di malattie respiratorie croniche complessive e del 20% di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Quest’ultima correlazione è rimasta sostanzialmente stabile anche dopo l’esclusione dei fumatori correnti, consentendo di escludere che il risultato possa essere spiegato soltanto dalla presenza del fumo. Sul fronte oncologico, una migliore qualità della dieta si associava a una riduzione del 6% del rischio complessivo di cancro e del 25% del rischio di tumore del polmone, ma non in altre sedi, mentre, a livello neuropsicologico l’indice di qualità della dieta è risultato correlato esclusivamente con l’ansia: al punteggio più elevato corrispondeva un rischio inferiore del 15%. Tra i risultati più chiari dello studio spiccano quelli relativi a fegato e rene. I partecipanti con i punteggi più elevati di PDQS presentavano un rischio inferiore del 34% di steatosi epatica non alcolica (NAFLD), e un rischio inferiore del 26% di malattia renale cronica (CKD). Non sono infine state rilevate associazioni significative con eczema, psoriasi, fratture e osteoporosi.
Nel complesso, lo studio, che dimostra che il PDQS è uno strumento efficace e affidabile per catturare le associazioni tra dieta e salute, con prestazioni paragonabili a indici molto più complessi, rafforza l’idea che la qualità complessiva della dieta sia un elemento centrale nella prevenzione delle malattie croniche, rispetto all’attenzione a un singolo componente. Nei partecipanti con punteggi PDQS più elevati, il rischio di mortalità e di diversi esiti patologici è risultato più basso, soprattutto in ambito cardiometabolico, respiratorio, oncologico, epatico e renale. Pur trattandosi di uno studio osservazionale, i dati confermano che promuovere modelli alimentari più equilibrati può rappresentare una strategia concreta e rilevante per la salute pubblica.
The Prime Diet Quality Score (PDQS), chronic disease and cause-specific mortality in UK Biobank: a prospective study
Kronsteiner-Gicevic S, Thompson AS, Cordova R, Gaggl M, Woodside JV, Cassidy A, et al.
Eur J Nutr. 2026 Mar 17;65(3):99.
PURPOSE: The Prime Diet Quality Score (PDQS) is a global food-based metric for assessing diet quality. We evaluated PDQS-measured diet quality in relation to mortality and major chronic disease outcomes in the UK Biobank.
METHODS: This population-based cohort study included UK adults (40–69 years) recruited in 2006–2010 and followed until 2021. PDQS was derived from ≥ 2 dietary recalls. Multivariable Cox regression estimated hazard ratios (HRs) and 95% confidence intervals (CIs) for total and cause-specific mortality, cardio-metabolic diseases (type 2 diabetes [T2D], cardiovascular disease [CVD], myocardial infarction [MI], stroke), respiratory diseases (chronic obstructive pulmonary disease [COPD], asthma), cancers (total, lung, colorectal, oesophageal, postmenopausal breast, prostate), neurodegenerative diseases (dementia, Parkinson’s, anxiety, depression), non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD), chronic kidney disease (CKD), eczema, psoriasis, fracture, and osteoporosis.
RESULTS: Among 124,851 participants (mean age 59 ± 8 years), those in the highest PDQS quartile had lower mortality risks: total (HR 0.80, 95% CI 0.73–0.88), cancer (0.87, 0.77–0.98), respiratory (0.56, 0.37–0.87), and neurodegenerative (0.61, 0.39–0.96). Chronic morbidity risks were lower for T2D (0.73, 0.66–0.81), MI (0.80, 0.71–0.90), ischemic stroke (0.86, 0.74–1.00), COPD (0.80, 0.69–0.94), total cancer (0.94, 0.88–0.99), lung cancer (0.75, 0.58–0.97), anxiety (0.85, 0.78–0.92), NAFLD (0.66, 0.56–0.77), and CKD (0.74, 0.69–0.80).
CONCLUSIONS: Higher PDQS scores are linked to reduced mortality and chronic disease risk. PDQS is a practical tool for assessing diet quality in epidemiological research.
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