La frutta secca a guscio si conferma utile anche a salvaguardia della funzione cognitiva

13 Settembre, 2023

L’associazione tra consumo di frutta secca a guscio e protezione cardiovascolare e cardiometabolica è già nota: noci, mandorle, pistacchi, arachidi, ecc. sono alimenti densi di nutrienti dotati di proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, in grado di proteggere cuore e vasi, come i grassi insaturi, le proteine vegetali, alcune vitamine e minerali, composti di natura polifenolica e i fitosteroli.  Agli stessi componenti viene attribuito anche un effetto neuroprotettivo. Tuttavia, per quanto riguarda la relazione tra consumo di frutta secca a guscio e cognitività le informazioni provenienti dagli studi ecologici e di intervento sono ad oggi limitate.

Aggiunge elementi interessanti al proposito questo studio prospettico spagnolo, spinoff del più ampio studio clinico di intervento PREDIMED Plus, condotto su una coorte di 6630 uomini e donne di età compresa tra 55 e 75 anni, che all’inizio dell’osservazione erano sovrappeso o obesi (con BMI compreso tra 27 e 40) e presentavano almeno tre fattori della sindrome metabolica (obesità addominale, trigliceridi alti, bassi livelli di colesterolemia HDL, glicemia a digiuno elevata, ipertensione) e che pertanto erano a rischio elevato anche di andare incontro nel tempo a declino cognitivo.

I livelli di assunzione di noci, mandorle, pistacchi, arachidi e altra frutta secca rilevati all’inizio dello studio, 14 g circa in media totale, sono risultati associati a minori variazioni della performance cognitiva a 2 anni. In particolare, ad ogni porzione in più di questi alimenti corrispondevano un punteggio più favorevole della funzione cerebrale, valutata mediante specifici test neuropsicologici, che era massimo tra coloro che quotidianamente consumavano almeno una porzione di frutta secca. Sebbene il carattere osservazionale dello studio non consenta di definire un rapporto di tipo causale tra i consumi alimentari misurati all’inizio dell’osservazione e la cognitività, da questo studio emerge che il consumo regolare di frutta secca a guscio può ritardare il declino cognitivo correlato all’età già in un periodo di tempo relativamente breve (2 anni).

Queste osservazioni sono in linea con i risultati di studi trasversali che hanno rilevato una migliore performance cognitiva tra i maggiori consumatori di frutta secca. Gli autori ipotizzano che l’effetto favorevole sia attribuibile, oltre che ai già citati componenti ad azione antinfiammatoria e antiossidante, anche alla fibra contenuta nella frutta secca che, modulando il microbiota intestinale, influenzerebbe favorevolmente l’asse intestino-cervello.

Higher versus lower nut consumption and changes in cognitive performance over two years in a population at risk of cognitive decline: a cohort study

Ni J, Nishi SK, Babio N, Ros E, F Basterra-Gortari J, Corella D et al.
Am J Clin Nutr. 2023 Aug;118(2):360-368.doi: 10.1016/j.ajcnut.2023.05.032. Epub 2023 Jun 1.

BACKGROUND: Tree nuts and peanuts (henceforth, nuts) are nutrient-dense foods rich in neuroprotective components; thus, their consumption could benefit cognitive health. However, evidence to date is limited and inconsistent regarding the potential benefits of nuts for cognitive function.
OBJECTIVE: To prospectively evaluate the association between nut consumption and 2-y changes in cognitive performance in older adults at cognitive decline risk.
METHODS: A total of 6,630 participants aged 55 to 75 y (mean age 65.0±4.9 y, 48.4% women) with overweight/obesity and metabolic syndrome completed a validated semi-quantitative food frequency questionnaire and a comprehensive battery of neuropsychological tests at baseline and a 2-y follow-up. Composite cognitive scores were used to assess global, general, attention, and executive function domains. Nut consumption was categorized as <1, ≥1 to <3, ≥3 to <7, and ≥7 servings/wk (1 serving=30 g). Multivariable-adjusted linear regression models were fitted to assess associations between baseline nut consumption and 2-y cognitive changes.
RESULTS: Nut consumption was positively associated with 2-y changes in general cognitive function (P-trend <0.001). Compared with participants consuming <1 serving/wk of nuts, those categorized as consuming ≥3 to <7 and ≥7 servings/wk showed more favorable changes in general cognitive performance (β z-score [95% CI] = 0.06 [0.00,0.12] and 0.13 [0.06,0.20], respectively). No significant changes were observed in the multivariable-adjusted models for other cognitive domains assessed.
CONCLUSION: Frequent nut consumption was associated with a smaller decline in general cognitive performance over 2 y in older adults at risk of cognitive decline. Randomized clinical trials to verify our findings are warranted.

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