La fonte alimentare di nitrati e nitriti può fare la differenza per la salute parodontale
15 Luglio, 2026
La malattia parodontale è una condizione infiammatoria che interessa le gengive e i tessuti di sostegno dei denti e che, oltre a rappresentare una delle patologie più diffuse a livello mondiale, è stata associata a un aumento del rischio di diverse condizioni sistemiche, comprese le malattie cardiovascolari e il diabete. Tra i fattori alimentari potenzialmente coinvolti nella salute orale stanno suscitando interesse nitrati e nitriti, presenti sia negli alimenti vegetali sia in quelli animali.
Studi recenti hanno evidenziato che questi composti assunti con la dieta possono influenzare la salute umana in modi divergenti a seconda della loro provenienza, con le fonti vegetali che sembrano offrire i benefici maggiori. In particolare, le verdure, soprattutto quelle a foglia verde, rappresentano la principale fonte di nitrati, che nel cavo orale possono essere convertiti in nitriti e quindi in ossido nitrico, con possibili effetti sul microbiota e sull’infiammazione gengivale.
Il chiarimento del ruolo delle diverse fonti dietetiche è l’obiettivo di questa analisi dei dati della coorte UK Biobank che ha valutato l’associazione tra apporti vegetali o animali di nitrati e nitriti e sintomi autoriferiti di malattia parodontale. Le analisi hanno coinvolto 158.778 partecipanti nella valutazione trasversale e 83.026 in quella longitudinale.
Dall’analisi dei consumi è emerso che l’assunzione mediana di nitrati si attestava a circa 70 mg al giorno per le fonti vegetali e a poco più di 3 mg per quelle animali, con le verdure a foglia verde a fare da traino (35% dell’apporto totale), seguite da altre verdure e frutta. Valutando l’impatto sulla salute parodontale, i risultati hanno premiato nettamente le fonti vegetali. Sia per i nitrati che per i nitriti di tale origine, infatti, un’assunzione moderata o elevata si è associata a una costante riduzione della probabilità di manifestare la malattia, con benefici compresi tra il 6% e il 14% a seconda che si considerino i dati di breve o lungo periodo. Scendendo nel dettaglio clinico, apporti maggiori di questi composti vegetali sono risultati protettivi soprattutto contro il sanguinamento gengivale, la mobilità dentale e la necessità di ricorrere a protesi. La solidità di questa correlazione favorevole è stata peraltro confermata in tutti i sottogruppi analizzati, mantenendosi stabile indipendentemente da sesso, età, abitudine al fumo e stato ponderale.
Un quadro diametralmente opposto è emerso invece per i composti di origine animale, per i quali le associazioni si sono rivelate deboli e incostanti. I nitrati animali non hanno mostrato alcuna relazione significativa con la salute parodontale, mentre l’apporto più elevato di nitriti animali si è associato a un modesto aumento del rischio di malattia (pari al 4,3%). Tuttavia, poiché questa associazione è emersa soltanto nell’analisi trasversale e non è stata confermata nel tempo, gli autori suggeriscono prudenza nell’interpretarla. A livello biologico, i ricercatori spiegano che i benefici dei composti di origine vegetale dipenderebbero dalla loro capacità di promuovere la crescita di specifici batteri orali “amici”, come quelli dei generi Rothia e Neisseria. Questi microrganismi contribuiscono a innalzare il pH salivare, creando un ambiente meno favorevole alla disbiosi, e favoriscono la produzione locale di ossido nitrico, una molecola in grado di esercitare un’azione antimicrobica e di migliorare il flusso sanguigno nei tessuti di supporto dei denti.
In conclusione, i risultati suggeriscono che, nel valutare le possibili associazioni con la salute, sia importante considerare non soltanto la quantità di nitrati e nitriti e assunta, ma anche la fonte e la matrice alimentare. Le associazioni più favorevoli e coerenti sono emerse per gli alimenti vegetali, mentre i dati relativi alle fonti animali sono risultati più deboli e contraddittori. Lo studio presenta tuttavia alcuni limiti: la malattia parodontale è stata identificata mediante sintomi autoriferiti e non attraverso una diagnosi clinica; il contenuto di nitrati e nitriti negli alimenti può variare in funzione di diversi fattori (coltivazione, conservazione, cottura); inoltre, non è possibile escludere che parte del vantaggio osservato dipenda dalla presenza di altri componenti protettivi presenti negli alimenti vegetali (vitamina C, polifenoli, ecc.) o da stili di vita complessivamente più salutari che contraddistinguono le persone che assumono preferibilmente questi alimenti. Nel complesso, i dati sostengono le indicazioni a favore di un’alimentazione ricca di verdure, che potrebbe contribuire anche alla salute orale. Saranno però necessari studi clinici controllati, condotti con valutazioni odontoiatriche oggettive, per verificare se il consumo di alimenti vegetali ricchi di nitrati possa effettivamente prevenire o attenuare la malattia parodontale.
Exploring the associations between dietary nitrate and nitrite intake and markers of self-reported periodontal disease in the UK Biobank cohort
Alhulaefi SS, Watson A, Brandt K, Ramsay SE, Jakubovics NS, Griffiths A, et al.
Eur J Nutr. 2026 Jun 29;65(5):174.
PURPOSE: Periodontal disease, an inflammatory condition affecting the tissue surrounding the teeth, has been associated with various systemic health issues. Dietary nitrate and nitrite are found in a range of plant and animal foods and, depending upon source, have been linked with both positive and negative health effects, including improved oral health with plant sources. This study aimed to investigate the associations between source-dependent (plant- and animal-sourced) nitrate and nitrite intake and odds of periodontal disease.
METHODS: We explored cross-sectional and longitudinal associations between tertiles of source-dependent nitrate and nitrite intake and the odds of periodontal disease using multivariable logistic regression models (cross-sectional analyses) and generalised estimating equations (longitudinal analyses) in 158,778 and 83,026 participants, respectively, from the UK Biobank. Dietary nitrate/nitrite intake was estimated from 24 h dietary assessments and a comprehensive food composition database.
RESULTS: Higher intake of plant-derived nitrate was associated with significantly lower odds of periodontal disease in cross-sectional (OR [95%CI]: 0.925 [0.894-0.958]) and longitudinal (OR [95%CI]: 0.880 [0.840-0.921]) analyses compared with lower intakes. A similar pattern of association was observed for plant-derived nitrite. Animal-derived nitrate intake was not associated with odds of periodontal disease. Higher intake of animal-derived nitrite was associated with significantly higher odds of periodontal disease in cross-sectional analyses only (OR [95% CI]: 1.043 [1.009-1.078]).
CONCLUSION: Plant-derived nitrate and nitrite were associated with lower odds of self-reported periodontal disease, whilst animal-derived nitrite showed adverse associations in cross-sectional analyses only. Associations between dietary nitrate and nitrite with oral health outcomes may therefore depend on food source. Further mechanistic and intervention research is needed to test causality.
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