La densità minerale ossea in età adulta dipende anche dall’apporto di fibre

03 Marzo, 2026

La letteratura scientifica sul possibile ruolo della fibra alimentare per la salute delle ossa è piuttosto eterogenea: alcuni studi di coorte hanno associato regimi alimentari ricchi di frutta e verdura a una maggiore densità minerale ossea, indicando le fibre contenute in questi alimenti e il loro effetto positivo sull’assorbimento del calcio come potenziale fattore protettivo, mentre altri hanno riportato associazioni nulle o negative. Anche tra i trial clinici vi sono parecchie discrepanze dovute alla durata dell’intervento e alla tipologia di prodotto (fibre isolate o totali presenti nella dieta).

Questa revisione sistematica della letteratura disponibile con metanalisi dei dati aveva l’obiettivo di risolvere tali incertezze e definire il reale impatto delle fibre sulla salute ossea, considerando il grande valore potenziale delle strategie basate su stile di vita e alimentazione per la prevenzione dell’osteoporosi. Si tratta infatti di una patologia cronica che colpisce circa il 33% delle donne e il 20% degli uomini sopra i 50 anni, aumentando il rischio di fratture, il cui carico sociale e sanitario è crescente a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione.

Seguendo il protocollo PRISMA, i ricercatori hanno analizzato gli studi pubblicati tra il 2000 e il gennaio 2025, includendo i dati di 229.339 soggetti provenienti da 4 studi trasversali. I dati da altri 3 studi (2 di coorte per un totale di 3.174 individui e 1 trasversale con 9.871 individui) sono stati analizzati qualitativamente. Gli studi inclusi sono stati condotti in USA, Messico, Corea del Sud e Regno Unito.

Dall’analisi dei dati è emersa una correlazione diretta tra gli apporti di fibre derivate da alimenti integrali (frutta, verdura, cereali integrali) e la densità minerale ossea (BMD), che è il principale indicatore diagnostico della salute delle ossa negli adulti. La significatività statistica è stata osservata specificamente a livello del collo del femore e l’effetto è risultato più marcato nei soggetti di sesso maschile rispetto a quelli di sesso femminile e nelle popolazioni residenti in Paesi al di fuori da Europa e America. Tali associazioni sono rimaste significative anche escludendo gli studi che non avevano corretto i dati per l’assunzione di calcio e vitamina D, confermando che l’azione delle fibre sarebbe indipendente da questi nutrienti.

Sebbene i meccanismi precisi siano ancora oggetto di studio, gli autori attribuiscono l’effetto delle fibre all’interazione con l’asse intestino-osso. Da una parte, infatti, l’attività prebiotica delle fibre si manifesterebbe con la modulazione in senso favorevole della composizione del microbiota intestinale, favorendo la produzione di acidi grassi a catena corta, e quindi l’assorbimento del calcio. D’altra parte, i batteri sostenuti dall’effetto prebiotico delle fibre contribuirebbero alla stabilità del tessuto osseo attraverso diversi meccanismi biochimici, compresa la sintesi della Vitamina K2, necessaria per promuovere la carbossilazione della proteina fondamentale per la mineralizzazione ossea (l’osteocalcina), l’inibizione della formazione di osteoclasti (le cellule responsabili del riassorbimento/distruzione dell’osso) e la soppressione del rilascio di fattori di riassorbimento osseo, come la citochina IL-1β, da parte dei macrofagi.

In conclusione, l’aumento dell’apporto alimentare di fibre, fino almeno ai 25 g giornalieri, si prospetta come un approccio sicuro, accessibile e a basso costo per contrastare la perdita di massa ossea in età senile, specie per gli uomini e le popolazioni extra-occidentali, dove l’associazione è risultata più marcata.

Association between dietary fiber intake and bone mineral density: a systematic review and meta-analysis of observational studies

Pang Y, Chen Z, Ju Y, Yang B, Hou J, Zheng S, et al.
Eur J Nutr. 2026 Feb 25;65(2):70.  

BACKGROUND: Although prior studies have linked dietary fiber to bone mineral density (BMD), the currently available evidences remain inconsistent and there is a lack of synthesis. This systematic review and meta-analysis aimed to comprehensively examine the association between dietary fiber intake and BMD in adults.
METHODS: We systematically searched the PubMed, Ovid, Web of Science, and ScienceDirect for studies evaluating the association between dietary fiber and BMD, from 2000 to January 2025. Two authors independently extracted data and assessed the risk of bias using the NOS and the AHRQ for observational cohort and cross-sectional Studies. Pooled  -coefficients values and their corresponding 95%CIs were calculated using a random-effects model. Subgroup analyses were performed to explore potential sources of heterogeneity.
RESULTS: After a systematic search, 6 articles were included involving 7 studies. Meta-analyses included 4 cross-sectional studies with 229,339 individuals, while 2 cohort studies involving 3174 individuals and 1 cross-sectional study involving 9871 individuals were reviewed qualitatively. Overall results indicated that individuals with higher dietary fiber intake exhibited significantly higher BMD levels (  = 0.013, 95%CI = 0.011–0.015,   < 0.01;   = 0.00;   = 0.00%;   = 0.86). Leave-one-out sensitivity analyses confirmed the robustness of findings. Subgroup analyses revealed region as the source of heterogeneity. No evidence of publication bias was detected.
CONCLUSION: This study indicates that higher dietary fiber consumption is significantly associated with higher BMD, particularly among males and populations outside Europe and America. Large-scale prospective cohort studies are needed to validate our findings.

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