La carne magra di maiale promuove l’adesione a un modello alimentare mediterraneo in una popolazione di adulti australiani

22 Novembre, 2019

Il primato di benessere e salute del modello alimentare mediterraneo è indubbio e noto in tutto il mondo, ma la raccomandazione a ridurre l’apporto di carni rosse e trasformate entro le 2 porzioni settimanali  è, dichiaratamente, la più difficile da accettare da parte dei carnivori più convinti.
In questo studio (MedPork Trial) condotto in Australia, dove il consumo pro capite di carni è il più alto nel mondo (circa 184 g al giorno in media, per il 38% carni rosse), i ricercatori hanno cercato di aggirare l’ostacolo, disegnando un modello alimentare mediterraneo adattato, inserendo 2-3 porzioni (da 100 grammi ciascuna, dopo cottura) settimanali di carni suine magre, per un apporto complessivo di carne contenuto entro i 400 g settimanali.
A seguire questo regime alimentare per 8 settimane sono stati (con un disegno di tipo cross-over) due gruppi di uomini e donne tra i 45 e gli 80 anni, privi di patologie evidenti, ma con pressione sistolica oltre 120 mmHg e almeno altri due fattori di rischio cardiovascolare tra i seguenti: BMI pari o superiore a 25 kg/m2, ipercolesterolemia totale o LDL, ipertrigliceridemia, bassi livelli di HDL, alterata tolleranza al glucosio a digiuno, e/o familiarità cardiovascolare o per diabete di tipo 2.
In risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti dopo il consumo, per un periodo di altre 8 settimane, di una dieta ipolipidica, in cui gli alimenti ad alto tenore di grassi erano stati sostituiti con alternative “light” (per esempio prodotti lattiero caseari da latte scremato), l’uso dei condimenti era stato limitato (per esempio a non più di 20 ml/die per l’olio e a non più di 2 cucchiaini/die per burro o margarine), le carni erano private del grasso, o della pelle nel caso del pollame, prima della cottura e era incoraggiato il consumo di riso, cereali, legumi, frutta e verdura. Le due fasi dietetiche erano separate da 8 settimane senza restrizioni alimentari specifiche.
Il primo risultato ottenuto dai ricercatori è stato l’aumento del punteggio di adesione al modello mediterraneo  con l’introduzione di carne di maiale magra: il punteggio è infatti cresciuto in modo costante e lineare nelle 8 settimane, con un aumento del consumo di olio extravergine di oliva  e una composizione percentuale in termini di macronutrienti (grassi, proteine, carboidrati) con valori quasi sovrapponibili a quelli raccomandati della Dieta Mediterranea tradizionale.
Al termine dello studio, la dieta mediterranea che includeva il consumo moderato di carni suine e la dieta ipolipidica hanno prodotto, sul profilo pressorio, effetti favorevoli del tutto comparabili.
Suddividendo invece i partecipanti secondo i valori di BMI, è emerso che la Dieta Mediterranea modificata con carne magra di maiale aveva permesso di ottenere risultati migliori nei soggetti sovrappeso rispetto ai soggetti obesi, mentre in questi ultimi i risultati migliori erano stati ottenuti con il regime ipolipidico.
In conclusione, affermano gli Autori, lo studio dimostra che è possibile migliorare le abitudini nutrizionali attraverso proposte semplici e accettabili; inoltre conferma, ancora una volta, l’opportunità di adattare ogni intervento alle condizioni del soggetto o del gruppo di persone a cui è rivolto.

Effects of Mediterranean diet supplemented with lean pork on blood pressure and markers of cardiovascular risk: findings from the MedPork trial.

Wade AT, Davis CR, Dyer KA, Hodgson JM, Woodman RJ, Murphy KJ .
Br J Nutr. 2019 Oct 28;122(8):873-883.

The Mediterranean diet offers a range of health benefits. However, previous studies indicate that the restricted consumption of red meat in the diet may affect long-term sustainability in non-Mediterranean countries. A 24-week randomised controlled parallel cross-over design compared a Mediterranean diet supplemented with 2-3 serves per week of fresh, lean pork (MedPork) with a low-fat control diet (LF). Thirty-three participants at risk of CVD followed each intervention for 8 weeks, with an 8-week washout period separating interventions. The primary outcome was home-measured systolic blood pressure. Secondary outcomes included diastolic blood pressure, fasting lipids, glucose, insulin, C-reactive protein (CRP), body composition and dietary adherence. During the MedPork intervention, participants achieved high adherence to dietary guidelines. Compared with the MedPork intervention, the LF intervention led to greater reductions in weight (Δ = -0·65; 95 % CI -0·04, -1·25 kg, P = 0·04), BMI (Δ = -0·25; 95 % CI -0·03, -0·47 kg/m2, P = 0·01) and waist circumference (Δ = -1·40; 95 % CI -0·45, -2·34 cm, P < 0·01). No significant differences were observed for blood pressure, lipids, glucose, insulin or CRP. These findings indicate that Australians are capable of adhering to a Mediterranean diet with 2-3 weekly serves of fresh, lean pork. Larger intervention studies are now required to demonstrate clinical efficacy of the diet in populations with elevated blood pressure.

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