Il miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolare nella mezza età contribuisce favorevolmente alla speranza di vita
18 Luglio, 2025
Questo studio del Global Cardiovascular Risk Consortium ha analizzato l’impatto di cinque fattori di rischio cardiovascolare — ipertensione arteriosa (definita da una pressione sistolica >130 mmHg), iperlipidemia (non-HDL colesterolo > 130 mg/dL), sottopeso o sovrappeso/obesità, diabete e fumo — sulla durata della vita e sul rischio di sviluppare malattie cardiovascolari in oltre due milioni di persone distribuite in 39 Paesi su 6 continenti. Il punto focale dell’analisi era rappresentato dalla stima della probabilità di vivere fino ai 90 anni senza eventi cardiovascolari o del rischio di morte prematura, in base alla presenza o meno dei fattori ricordati.
I risultati mostrano che le persone che a 50 anni non presentavano nessuno dei cinque fattori di rischio avevano un’aspettativa di vita superiore di oltre un decennio rispetto a coloro che invece li presentavano tutti. Le donne prive dei cinque fattori vivevano infatti in media 14,5 anni in più, e gli uomini 11,8 anni in più; anche la durata della vita senza eventi cardiovascolari (certamente di migliore qualità) era superiore: sia per le donne (più 13,3 anni) e sia per gli uomini (più 11,8 anni). La presenza di diabete e di abitudine al fumo erano, individualmente, i fattori di rischio correlati a una maggiore differenza nella speranza di vita (tra 5 e 6 anni); l’assenza degli altri tre fattori era pure associata a differenze favorevoli, ma di minore ampiezza, e talora rilevabili solamente confrontando la parte estrema della distribuzione con il resto della popolazione.
Nonostante lo studio sia di natura osservazionale, e non consenta quindi di definire se le differenze rilevate abbiano o meno un significato causale, gli autori osservano che la modifica dei fattori di rischio, anche nella mezza età (tra 55 e 60 anni), può ancora tradursi in un aumento degli anni di vita, e più specificamente di vita senza malattia cardiovascolare. In particolare, l’abbandono del fumo è risultato il cambiamento associato a una maggiore durata della vita (con un vantaggio di circa 2 anni), seguito dalla gestione dell’ipertensione (+ 1,7 anni). Il controllo contemporaneo di più fattori di rischio porta il vantaggio complessivo a circa 5 anni. Questi risultati rafforzano l’importanza della prevenzione primaria non solo precoce, ma anche nella fase di vita adulta, quando spesso si è più esposti a questi fattori.
In conclusione, lo studio sottolinea l’importanza cruciale della prevenzione attraverso il controllo dei principali fattori di rischio modificabili. Sebbene la loro assenza non elimini completamente il rischio cardiovascolare — che resta comunque del 13% per le donne e del 21% per gli uomini anche nei soggetti sani — è evidente che ne viene ridotto drasticamente l’impatto sulla durata e qualità della vita. La dimensione globale dello studio rende i risultati generalizzabili e particolarmente utili per politiche sanitarie e strategie di promozione della salute a livello mondiale.
The Global Cardiovascular Risk Consortium. Global Effect of Cardiovascular Risk Factors on Lifetime Estimates
Global Cardiovascular Risk Consortium; Magnussen C, Alegre-Diaz J, Al-Nasser LA, et al.
N Engl J Med. 2025 Jul 10;393(2):125-138.Epub 2025 Mar 30.
BACKGROUND: Five risk factors account for approximately 50% of the global burden of cardiovascular disease. How the presence or absence of classic risk factors affects lifetime estimates of cardiovascular disease and death from any cause remains unclear.
METHODS: We harmonized individual-level data from 2,078,948 participants across 133 cohorts, 39 countries, and 6 continents. Lifetime risk of cardiovascular disease and death from any cause was estimated up to 90 years of age according to the presence or absence of arterial hypertension, hyperlipidemia, underweight and overweight or obesity, diabetes, and smoking at 50 years of age. Differences in life span (in terms of additional life-years free of cardiovascular disease or death from any cause) according to the presence or absence of these risk factors were also estimated. Risk-factor trajectories were analyzed to predict lifetime differences according to risk-factor variation.
RESULTS: The lifetime risk of cardiovascular disease was 24% (95% confidence interval [CI], 21 to 30) among women and 38% (95% CI, 30 to 45) among men for whom all five risk factors were present. In the comparison between participants with none of the risk factors and those with all the risk factors, the estimated number of additional life-years free of cardiovascular disease was 13.3 (95% CI, 11.2 to 15.7) for women and 10.6 (95% CI, 9.2 to 12.9) for men; the estimated number of additional life-years free of death was 14.5 (95% CI, 9.1 to 15.3) for women and 11.8 (95% CI, 10.1 to 13.6) for men. As compared with no changes in the presence of all risk factors, modification of hypertension at an age of 55 to less than 60 years was associated with the most additional life-years free of cardiovascular disease, and modification of smoking at an age of 55 to less than 60 years was associated with the most additional life-years free of death.
CONCLUSIONS: The absence of five classic risk factors at 50 years of age was associated with more than a decade greater life expectancy than the presence of all five risk factors, in both sexes. Persons who modified hypertension and smoking in midlife had the most additional life-years free of cardiovascular disease and death from any cause, respectively.
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