Il consumo di semi e frutta secca a guscio si associa a un minore rischio di eventi cardiovascolari fatali e non fatali

21 Febbraio, 2023

L’indicazione ad aumentare il consumo di frutta secca e di semi è entrata solo recentemente (a partire dai primi anni 2000) a far parte delle linee guida finalizzate a promuovere un’alimentazione che contribuisca al mantenimento di uno stato di benessere. L’evidenza che un consumo adeguato di questi alimenti, nell’ambito di una dieta equilibrata, contribuisce alla riduzione degli eventi cardiovascolari è stata successivamente confermata dalla letteratura scientifica: sia da studi di intervento randomizzati e controllati, tra cui il ben noto Predimed, e sia da valutazioni complessive della relazione dieta-salute, tra le quali spicca quella, molto autorevole, del Global Burden of Disease, che pone il ridotto apporto alimentare di frutta secca e semi tra i principali responsabili degli eventi fatali associati a una dieta inadeguata, sia a livello mondiale ma anche, specificamente, nel nostro paese.

L’associazione tra il consumo di frutta secca e semi e una migliore salute cardiovascolare è confermata da questa metanalisi condotta da autori scandinavi (vale la pena di ricordare che i paesi scandinavi sono stati i primi a inserire nelle proprie linee guida nazionali raccomandazioni specifiche sul consumo di questi alimenti) che ha esaminato 60 lavori (42 studi osservazionali di coorte, e 18 studi randomizzati di intervento), valutando la relazione tra i livelli di consumo di frutta secca e semi e il rischio di eventi cardiovascolari fatali e non fatali, il rischio di diabete di tipo 2 e gli effetti sui fattori di rischio di queste due condizioni (come la colesterolemia e i valori pressori).

I risultati ottenuti sulla base degli studi di coorte confermano che a un alto consumo di frutta secca e semi, confrontato con un basso consumo, corrisponde un rischio ridotto del 20% circa di eventi cardiovascolari fatali e non fatali, e specificamente degli eventi coronarici come l’infarto miocardico. La relazione tra la presenza di questi cibi nel pattern alimentare e la riduzione del rischio non è comunque lineare, e il massimo vantaggio protettivo si associa a consumi dell’ordine di 30 g al giorno. Meno chiara risulta invece la relazione con il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, non significativa, e di ictus cerebrale.

Gli studi di intervento randomizzati confermano che il consumo di frutta secca e semi induce un miglioramento del profilo lipidico, ma non della pressione arteriosa, fornendo elementi che consentono, secondo gli autori, di considerare causale la relazione tra il consumo di questi alimenti e la riduzione degli eventi cardiovascolari.

Nuts and seeds consumption and risk of cardiovascular disease, type 2 diabetes and their risk factors: a systematic review and meta-analysis

Arnesen EK, Thorisdottir B, Bärebring L, Söderlund F,Nwaru BI, Spielau U et al.
Food Nutr Res. 2023;67:10.29219/fnr.v67.8961. Published 2023 Feb 14. doi:10.29219/fnr.v67.8961

OBJECTIVES We aimed to systematically review studies and evaluate the strength of the evidence on nuts/seeds consumption and cardiometabolic diseases and their risk factors among adults.
METHODS A protocol was pre-registered in PROSPERO (CRD42021270554). We searched MEDLINE, Embase, Cochrane Central Register of Controlled Trials and Scopus up to September 20, 2021 for prospective cohort studies and ≥12-week randomized controlled trials (RCTs). Main outcomes were cardiovascular disease (CVD), coronary heart disease (CHD), stroke and type 2 diabetes (T2D), secondary total-/low density lipoprotein (LDL)-cholesterol, blood pressure and glycaemic markers. Data extraction and risk of bias (RoB) assessments (using RoB 2.0 and RoB-NObS) were performed in duplicate. Effect sizes were pooled using random-effects meta-analyses and expressed as relative risk (RR) or weighted mean differences with 95% confidence intervals (CI); heterogeneity quantified as I2. One-stage dose-response analyses assessed the linear and non-linear associations with CVD, CHD, stroke and T2D. The strength of evidence was classified per the World Cancer Research Fund criteria.
RESULTS After screening 23,244 references, we included 42 papers from cohort studies (28 unique cohorts, 1,890,573 participants) and 18 RCTs (2,266 participants). In the cohorts, mainly populations with low consumption, high versus low total nuts/seeds consumption was inversely associated with total CVD (RR 0.81; 95% CI 0.75, 0.86; I2 = 67%), CVD mortality (0.77; 0.72, 0.82; I2 = 59.3%), CHD (0.82; 0.76, 0.89; I2 = 64%), CHD mortality (0.75; 0.65, 0.87; I2 = 66.9%) and non-fatal CHD (0.85; 0.75, 0.96; I2 = 62.2%). According to the non-linear dose-response analyses, consumption of 30 g/day of total nuts/seeds was associated with RRs of similar magnitude. For stroke and T2D the summary RR for high versus low intake was 0.91 (95% CI 0.85, 0.97; I2 = 24.8%) and 0.95 (0.75, 1.21; I2 = 82.2%). Intake of nuts (median ~50 g/day) lowered total (−0.15 mmol/L; −0.22, −0.08; I2 = 31.2%) and LDL-cholesterol (−0.13 mmol/L; −0.21, −0.05; I2 = 68.6%), but not blood pressure. Findings on fasting glucose, HbA1c and insulin resistance were conflicting. The results were robust to sensitivity and subgroup analyses. We rated the associations between nuts/seeds and both CVD and CHD as probable. There was limited but suggestive evidence for no association with stroke. No conclusion could be made for T2D.
CONCLUSION There is a probable relationship between consumption of nuts/seeds and lower risk of CVD, mostly driven by CHD, possibly in part through effects on blood lipids. More research on stroke and T2D may affect the conclusions. The evidence of specific nuts should be further investigated.

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