Il consumo di latte e derivati interi o scremati non influenzerebbe il rischio di eventi cardiovascolari

21 Marzo, 2025

Tra i grassi del latte (complessivamente 3,6 g per 100 g nel latte intero e 1,5 e 0,2 g sempre per 100 g nel latte parzialmente e totalmente scremato), i grassi saturi rappresentano circa il 65%; il principale acido grasso (con il 25-30% del totale) è l’acido palmitico. Si ritiene che questi acidi grassi, se consumati in eccesso, siano un fattore di rischio per le patologie cardiovascolari: molte linee guida nutrizionali, di conseguenza, raccomandano il consumo preferenziale di prodotti lattiero caseari da latte parzialmente o totalmente scremato, per ridurre il rischio di tali patologie.

Gli studi più recenti, tuttavia, rilevando che non esistono differenze significative, in termini di rischio cardiovascolare, tra il consumo di latte e derivati interi e quello di prodotti a ridotto contenuto di grassi, hanno rimesso in discussione la validità di tali indicazioni. L’analisi critica delle evidenze disponibili è stata oggetto di dibattito tra esperti, nell’ambito di un simposio che si è tenuto nell’aprile scorso, le cui opinioni sono riassunte in questo articolo.

Gli esperti hanno concluso che gli studi epidemiologici su vasta scala indicano che il consumo di latte, yogurt e formaggi non è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, indipendentemente dal loro contenuto di grassi. Alcuni dati suggeriscono anzi che i prodotti fermentati, come lo yogurt e alcuni formaggi (questi ultimi caratterizzati generalmente da un tenore in saturi elevato), potrebbero persino avere effetti protettivi. Gli studi di sostituzione, basati su modellizzazioni condotte sulla base dei risultati di questi studi, forniscono dati di valore più incerto, e di interpretazione più complessa.

I meno numerosi studi randomizzati e controllati condotti non hanno per parte loro identificato differenze sostanziali tra latte e derivati interi e magri nell’influenzare parametri come il colesterolo, la pressione arteriosa e il peso corporeo, che sono fattori di rischio ben noti delle malattie cardiovascolari, confermando indirettamente i risultati degli studi epidemiologico prima citati.

Una possibile spiegazione di questi risultati potrebbe risiedere nella cosiddetta “matrice alimentare” dei latticini: i grassi contenuti nei prodotti caseari non agirebbero in altre parole isolatamente, ma all’interno di una complessa struttura che ne modula l’assorbimento e gli effetti metabolici. Si ipotizza che alcuni componenti di questi alimenti possano mitigare eventuali effetti negativi dei grassi saturi. Questa interpretazione necessita tuttavia di ulteriori studi e conferme.

Alla luce di questo complesso di dati, alcuni esperti suggeriscono che sia ormai necessario rivedere le raccomandazioni nutrizionali relative a latte, yogurt e formaggi, attribuendo in particolare minore rilevanza alla distinzione tra prodotti interi e scremati: secondo le attuali conoscenze, infatti, una demonizzazione dei latticini interi potrebbe essere ingiustificata.

In conclusione, il dibattito sull’impatto dei latticini interi sulla salute cardiovascolare è ancora aperto; il ruolo preciso di questi alimenti all’interno di modelli alimentari equilibrati e salutari è tuttora da definire in modo univoco.

Regular-fat and low-fat dairy foods and cardiovascular diseases: Perspectives for future dietary recommendations

Lamarche B, Astrup A, Eckel RH, Feeney E, Givens I, Krauss RM et al.
Am J Clin Nutr. 2025 Mar 6.  Epub ahead of print.

Most current dietary guidelines for the prevention of cardiovascular diseases (CVD) recommend the consumption of low-fat dairy in place of regular-fat dairy foods, one of the main sources of dietary saturated fatty acids (SFAs). Here, we summarise the data presented and discussions held – relating to the validity of such recommendations – between a panel of international nutrition research experts at a high-level closed workshop on ‘Saturated Fat in Dairy and Cardiovascular Diseases’, which took place in Amsterdam on 15–16 April 2024. The most recent evidence indicates that overall, consumption of milk, yogurt and cheese, irrespective of fat content, is neutrally associated with CVD risk. There is also no evidence yet from randomized controlled trials that consumption of regular-fat milk, yogurt and cheese has different effects on a broad array of cardiometabolic risk factors when compared to consumption of low-fat milk, yogurt and cheese. Thus, the body of evidence does not support differentiation between regular-fat and low-fat dairy foods in dietary guidelines for both adults and children. Strategies focusing primarily on reduction of energy-dense, nutrient-poor foods, the main source of SFAs in Western diets, rather than on the fat content of dairy foods, are more likely to benefit the population’s cardiovascular health. Future research is needed to understand better the place of regular-fat and low-fat dairy foods within healthy eating patterns.

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