Frutta secca a guscio e rischio di ipertensione: i risultati di una metanalisi

08 Settembre, 2026

Nella prevenzione del rischio di ipertensione, accanto al controllo del peso corporeo, all’attività fisica e alla riduzione dell’eccesso di sodio, anche la qualità complessiva della dieta svolge un ruolo importante. In questo contesto, studi clinici hanno già permesso di documentare possibili effetti favorevoli del consumo di frutta secca a guscio, associati alla presenza di grassi insaturi, proteine, fibre, minerali e numerosi composti bioattivi con effetti sulla pressione arteriosa.

Per fare il punto sulle evidenze prospettiche, gli autori di questa nuova revisione sistematica con metanalisi, pubblicata sul British Journal of Nutrition, hanno selezionato dalla letteratura scientifica disponibile 8 studi di coorte, condotti in Europa, Stati Uniti e Asia, per un totale di 143.380 partecipanti e 20.665 nuovi casi di ipertensione.

Il risultato principale riguarda la riduzione del rischio di sviluppare ipertensione, che era inferiore del 16% tra i maggiori consumatori di frutta secca rispetto a coloro che ne consumavano meno (RR 0,84). L’analisi dose-risposta ha fornito un’indicazione ancora più precisa: a ogni incremento di circa 28 g al giorno, equivalente indicativamente a una manciata di questa frutta secca (che rappresenta una porzione, secondo le linee guida), corrispondeva una riduzione del rischio del 20%. L’associazione era presente nella maggior parte delle analisi per sottogruppi. L’analisi della curva dose-risposta non lineare ha inoltre rivelato un andamento curvilineo: il beneficio si manifestava rapidamente, ma tendeva poi a stabilizzarsi tra 25 e 30 g al giorno, raggiungendo una riduzione massima del rischio pari al 26% per un’assunzione di circa 30-35 g quotidiani rispetto all’astensione totale dal consumo. Questa osservazione suggerisce che una porzione giornaliera di 30 g, indicata nelle linee guida nutrizionali di vari Paesi, possa essere sufficiente per raggiungere gran parte dell’associazione favorevole osservata.

Diversi meccanismi possono contribuire a spiegare questi risultati, mediati da altrettanti componenti caratteristici della frutta secca a guscio: L-arginina, in quanto precursore dell’ossido nitrico può partecipare alla modulazione della vasodilatazione e alla regolazione della pressione; la fibra può favorire, attivando il microbiota intestinale, la produzione di acidi grassi a corta catena; i polifenoli e altri composti bioattivi possono inoltre contribuire al controllo dello stress ossidativo e dell’infiammazione. A questi effetti potrebbe aggiungersi il possibile ruolo favorevole sul controllo del peso corporeo, a sua volta strettamente legato al rischio di ipertensione.

Gli autori sottolineano tuttavia alcuni limiti, a partire dalla natura osservazionale degli studi, che non consente di escludere completamente il ruolo di fattori confondenti. Rimangono inoltre da chiarire eventuali differenze tra i diversi tipi di frutta secca a guscio e, soprattutto, tra prodotti salati e non salati, una distinzione particolarmente rilevante quando l’esito considerato è la pressione arteriosa.

Pur non dimostrando di per sé un rapporto causale tra consumo di frutta secca a guscio e ipertensione, nel complesso questi risultati rafforzano quindi l’evidenza dei benefici per la salute del consumo regolare di frutta secca a guscio, aggiungendo un ulteriore elemento a sostegno dell’inclusione degli alimenti appartenenti a questa categoria nell’ambito di un modello alimentare complessivamente equilibrato e favorevole alla salute cardiovascolare.

Nut consumption and the risk of hypertension: a systematic review and dose response meta-analysis of prospective studies

Metoudi M, Sadler I, Kassam S, Aune D.
Br J Nutr. 2026 Aug 4:1-22. Epub ahead of print.  

Previous studies have suggested that a high intake of nuts may reduce the risk of hypertension, however, the available data have been limited. Several additional studies have recently been published on the topic. We therefore conducted a systematic review and meta-analysis of cohort studies on nut consumption and hypertension to provide an updated assessment of the evidence. PubMed and Embase databases were searched up to 4th April 2026 for prospective cohort studies with adjusted relative risk estimates published in the English language on the association between nut consumption and hypertension risk. Random effects models were used to estimate summary relative risks (RRs) and 95% confidence intervals (CIs) for the association between nut consumption and hypertension. We used World Cancer Research Fund (WCRF) criteria to assess the strength of the evidence. Eight studies (20,665 cases, x) were included in the meta-analysis. The summary RR for the highest vs. lowest category of nut intake was 0.84 (95% CI: 0.77-0.91, I2=50%, pheterogeneity=0.05, n=8) and per 28 g/d was 0.80 (95% CI: 0.71-0.89, I2=75%, pheterogeneity<0.0001, n=8). There was no indication of publication bias with Begg’s test (p=0.71) or Egger’s test (p=0.10) or by visual inspection of the funnel plot. There was some indication of nonlinearity (pnonlinearity=0.07) and there was a 26% reduction in risk when comparing 30g/d vs. 0 g/d. Using WCRF criteria to assess the strength of evidence, we graded the likelihood of causality as probable. In this meta-analysis of prospective cohort studies, we found further evidence for a reduced risk of hypertension with higher intake of nuts. These findings support dietary guideline recommendations to include a serving of nuts per day.

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