Elevati livelli di omega-6 nel sangue correlano con la riduzione del rischio di fibrillazione atriale

14 Gennaio, 2022

La fibrillazione atriale, che colpisce in prevalenza gli uomini con più di 50 anni di età, è la più comune aritmia cardiaca e si associa a un aumento significativo del rischio di ictus cerebrale, nonché di altri episodi di natura tromboembolica.
Analizzando i dati relativi a 2450 uomini, di età compresa tra 42 e 60 anni, afferenti al Kuopio Ischemic Heart Disease Risk Factor Study, gli autori di questo studio hanno osservato una correlazione inversa tra i livelli circolanti di omega-6, che riflettono la quantità di omega-6 assunti con la dieta, e il rischio di fibrillazione atriale, specie tra i soggetti senza una storia pregressa di malattia coronarica o insufficienza cardiaca. In particolare, dalla suddivisione della popolazione in gruppi in base ai livelli ematici di omega-6, è emerso che i soggetti nei quartili con i valori di omega-6 totali più elevati presentavano una diminuzione del rischio di queste aritmie pari al 20% circa, rispetto agli uomini con le concentrazioni di omega-6 più basse. Tra i livelli dei singoli acidi grassi, solo quelli dell’acido linoleico risultavano associati a un ridotto rischio di fibrillazione atriale (-30%); nessuna associazione significativa è stata invece osservata per l’acido arachidonico, γ-linolenico e diomo-γ-linolenico. A conferma di questa osservazione, la probabilità di andare incontro a questa aritmia risultava ridotta di circa il 35% tra gli uomini sani con un maggior apporto con la dieta di omega-6, e in particolare di acido linoleico, presente in alcuni oli vegetali (mais, girasole) e in quantità variabili nella frutta secca a guscio, nei cereali, nei legumi e in alcuni prodotti di origine animale.
Questi risultati potrebbero essere in parte spiegati dall’effetto favorevole degli acidi grassi polinsaturi omega-6 (e dell’acido linoleico in particolare) sul metabolismo delle lipoproteine, sulla pressione sanguigna e sulla rigidità arteriosa, che hanno dimostrato di essere a loro volta positivamente associati al rischio di fibrillazione atriale.

Serum n-6 polyunsaturated fatty acids and risk of atrial fibrillation: the Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factor Study

Tajik B, Tuomainen TP, Isanejad M, Salonen JT, Virtanen JK.
Eur J Nutr. 2021 Dec 27. doi: 10.1007/s00394-021-02780-0. Epub ahead of print.

PURPOSE: N-6 polyunsaturated fatty acids (PUFA), particularly linoleic acid (LA), have been associated with lower risk of coronary heart disease (CHD), but little is known about their antiarrhythmic properties. We investigated the association of the serum n-6 PUFAs with the risk of atrial fibrillation (AF), the most common type of cardiac arrhythmia.
METHODS: The study included 2450 men from the Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factor Study, aged 42-60 years at baseline. The total n-6 PUFA includes linoleic acid (LA), arachidonic acid (AA), γ-linolenic acid (GLA) and dihomo-γ-linolenic acid (DGLA). Cox proportional hazards regression was used to estimate hazard ratio (HR) of incident events.
RESULTS: During the mean follow-up of 22.4 years, 486 AF cases occurred. The multivariable-adjusted HR in the highest versus the lowest quartile of total serum n-6 PUFA concentration was 0.79 (95% CI 0.58-1.08, P trend = 0.04). When evaluated individually, only serum LA concentration was inversely associated with AF risk (multivariable-adjusted extreme-quartile HR 0.69, 95% CI 0.51-0.94, P trend = 0.02). These associations were stronger among the men without history of CHD or congestive heart failure at baseline, compared to men with such disease history (P for interaction = 0.05 for total n-6 PUFA and LA). Similar associations were observed with dietary LA and AA intakes. No significant associations were observed with serum AA, GLA or DGLA concentrations.
CONCLUSIONS: Higher circulating concentration and dietary intake of n-6 PUFA, mainly LA, are associated with lower risk of AF, especially among men without history of CHD or congestive heart failure.

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