Effetti postprandiali del consumo di segale integrale su ormoni intestinali, glicemia e infiammazione
22 Novembre, 2024
Il consumo di cereali integrali è notoriamente associato a una riduzione di numerose morbidità come il rischio di obesità, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2; probabilmente la presenza di fibra, della quale sono ricchi i cereali integrali rispetto a quelli raffinati, e in particolare la segale, svolge un ruolo chiave in tale associazione, modulando positivamente il controllo dell’appetito e la risposta metabolica postprandiale. Tuttavia, i diversi studi che hanno valutato il profilo ormonale postprandiale hanno prodotto risultati eterogenei.
Mira a chiarire questi aspetti questo studio condotto su 29 adulti con un BMI medio di 32 kg/m², che hanno assunto diete ipocaloriche alternate a base di segale integrale e grano raffinato in un trial randomizzato in cross-over. L’analisi dei valori di alcuni ormoni postprandiali come GLP-1, GIP e grelina oltre a glicemia e marker infiammatori ha evidenziato che il consumo di pasti a base di segale integrale ha comportato un miglior controllo della glicemia, con una riduzione del 30% dell’area sotto la curva glicemica postprandiale rispetto ai pasti a base di grano raffinato; l’effetto era particolarmente marcato nella fase mattutina e pomeridiana, quando le risposte glicemiche postprandiali sono risultate significativamente attenuate. Non sono state rilevate differenze significative tra le due diete per quanto riguarda i livelli di ormoni intestinali correlati al glucosio, come GLP-1 e GIP, nell’arco della giornata; tuttavia, i livelli del GIP sono risultati inferiori del 31% dopo l’assunzione di segale integrale rispetto al grano raffinato, suggerendo un potenziale effetto specifico su questo marcatore. Anche la grelina, un ormone coinvolto nella regolazione della fame, ha mostrato una riduzione del 29% dopo la cena a base di segale integrale rispetto al frumento, indicando un possibile effetto saziante del pasto ricco in fibra nei pasti serali. Tra i marcatori infiammatori, i livelli di GlycA, un indicatore di infiammazione sistemica, sono aumentati in modo significativo nei partecipanti che hanno consumato pasti a base di segale integrale.
In conclusione, la sostituzione nei pasti del frumento raffinato con segale integrale ha comportato un migliore controllo glicemico nell’arco di tutta la giornata, oltre a una riduzione della grelina postprandiale nei soggetti sovrappeso e obesi. Non sono stati invece riscontrati effetti significativi su GLP-1 e GIP; l’incremento rilevato di alcuni marker infiammatori richiede ulteriori indagini per chiarire gli specifici effetti complessivi sulla salute. Complessivamente questi risultati evidenziano un potenziale ruolo della segale integrale nel controllo a breve termine della glicemia, della variabilità glicemica e della sazietà, suggerendone la potenziale utilità nell’ambito di una strategia dietetica finalizzata a migliorare il metabolismo postprandiale in individui con sovrappeso o obesità.
Postprandial Effects of Four Test Meals Containing Wholegrain Rye or Refined Wheat Foods on Circulating Incretins, Ghrelin, Glucose, and Inflammatory Markers
Åberg S, Webb DL, Nordin E, Hellström PM, Landberg R.
J Nutr. 2024 Nov 6:S0022-3166(24)01123-4. Epub ahead of print.
BACKGROUND: High intake of whole grains has consistently been associated with reduced risk of obesity, coronary heart disease, and type 2 diabetes. Dietary interventions have shown beneficial metabolic effects of whole grain, but the metabolic response varies with different types of cereals.
OBJECTIVES: We evaluate the metabolic effects of substituting refined wheat with wholegrain rye foods within a complex diet, examining day-long postprandial response of glucose-dependent insulinotropic peptide, (GIP), glucagon-like peptide-1 (GLP-1), ghrelin, glucose, and inflammatory biomarkers in overweight and obese individuals.
METHODS: Twenty-nine healthy adults, BMI 32 ± 9 kg/m2 were randomly assigned to three intervention days, separated by one-week washout. Participants adhered to a hypocaloric diet rich in wholegrain rye for one intervention and refined wheat for the second intervention and were randomized to either diet for the third intervention with continuous blood sampling.
RESULTS: No differences in GIP, GLP-1 or ghrelin levels were found between the diets when measured throughout the whole intervention day. GIP tAUC following the rye-based lunch was 31% (p < 0.05) lower compared with the wheat-based lunch and ghrelin concentrations were 29% (p < 0.05) lower after the rye-based dinner. Baseline HOMA-IR adjusted model, showed 61% (p = 0.015) lower whole-day GLP-1 and 40% (p = 0.03) lower GIP following the rye-based diet. Day-long glucose iAUC was 30% (p <0.001) lower following the rye-based diet and glycemic variability measured as SD reduced (-0.13 mmol/L p = 0.04). The rye-based diet vs refined wheat induced higher glycoprotein N-acetylation A by z-scores (0.36, p = 0.014).
CONCLUSIONS: Overall, no day-long differences in gut hormone levels were observed, but the wholegrain rye-based vs refined wheat-based dinner showed lower postprandial ghrelin concentrations. The rye-based diet improved day-long glycemic control in individuals with overweight and obesity. Observations of diet-induced inflammation following whole-grain rye intake warrant further investigation.
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