Effetti di alte dosi di polifenoli sulla lipidemia: i risultati uno studio controllato

15 Luglio, 2026

I dati epidemiologici relativi agli effetti protettivi a livello cardiovascolare di un elevato apporto di polifenoli, composti dotati di attività antiossidanti e antinfiammatorie naturalmente presenti in numerosi alimenti vegetali, sono ormai ben consolidati. Tuttavia, gli studi di questa natura sono esposti a significativi rischi interpretativi, e non permettono, per esempio, di definire chiari rapporti di causa effetto. Gli autori di questo articolo hanno esaminato gli effetti di un’integrazione con alte dosi di polifenoli in uno studio randomizzato e controllato sul profilo lipidico e sulle caratteristiche delle lipoproteine LDL in donne in postmenopausa, una fase della vita nella quale la riduzione degli estrogeni può favorire alterazioni del metabolismo dei grassi, un aumento dello stress ossidativo e, più in generale, una maggiore vulnerabilità cardiovascolare.

Alla ricerca hanno partecipato 90 donne, di età compresa tra 45 e 59 anni, con livelli di colesterolo moderatamente elevati e che non assumevano farmaci. Lo studio era randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e organizzato secondo un disegno “crossover”: per otto settimane le partecipanti hanno assunto quotidianamente una miscela di estratti vegetali che forniva quantità relativamente elevate di ellagitannini e acido ellagico provenienti dal melograno, resveratrolo derivato da Polygonum cuspidatum e isoflavoni del trifoglio rosso, oppure un placebo. Dopo una pausa di quattro settimane, le donne sono passate all’altro trattamento per ulteriori otto settimane.

Dopo l’assunzione dei polifenoli, il colesterolo totale è aumentato mediamente del 7%, il colesterolo LDL del 9,5% e i trigliceridi del 16%. Questi aumenti hanno riguardato circa l’80% delle partecipanti e sono risultati più evidenti con l’avanzare dell’età, soprattutto per il colesterolo totale e LDL. Non sono invece emerse variazioni significative del peso, della circonferenza addominale, della glicemia, della funzionalità epatica e tiroidea. Accanto all’aumento dei valori lipidici tradizionali, lo studio ha però rilevato alcune variazioni potenzialmente favorevoli nelle caratteristiche delle LDL, le particelle che trasportano il colesterolo nel sangue e che, quando presenti in eccesso o modificate dall’ossidazione, possono contribuire alla formazione delle placche nelle arterie. L’apolipoproteina B, o ApoB, che può essere considerata un indicatore del numero delle particelle potenzialmente aterogene, ha mostrato, infatti, una tendenza alla diminuzione, anche se al limite della significatività statistica. Contemporaneamente, le LDL ossidate si sono ridotte mediamente del 39%. In pratica, secondo gli autori, pur essendo aumentata la quantità di colesterolo trasportata dalle LDL, il numero di queste particelle non sarebbe aumentato in risposta ai polifenoli: le LDL sarebbero diventate mediamente più grandi, meno ossidate, e quindi, secondo le informazioni disponibili, meno aterogene.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il ruolo del microbiota intestinale in questo contesto: a seconda dei microrganismi presenti nell’intestino, solo alcuni individui sono in grado di produrre specifici metaboliti, come equolo, urolitine o lunularina. In particolare, nelle donne il cui microbiota produceva equolo, la diminuzione delle LDL ossidate è stata particolarmente marcata, pari a circa il 65% dei livelli iniziali. Nel complesso, i risultati indicano che la risposta agli stessi composti può variare anche notevolmente da persona a persona in funzione delle caratteristiche del microbiota intestinale.

Nonostante i numerosi punti di forza, tipici degli studi randomizzati e controllati, vanno considerati anche i limiti dello studio: innanzitutto il trattamento è durato soltanto otto settimane; inoltre, non è possibile sapere quale dei tre gruppi di polifenoli abbia prodotto i diversi effetti, poiché ellagitannini, resveratrolo e isoflavoni sono stati somministrati insieme. Inoltre, le dosi impiegate erano elevate e non possono essere considerate equivalenti alle quantità di polifenoli normalmente assunte attraverso una comune alimentazione ricca di frutta, verdura e altri prodotti vegetali.

Nel complesso, la ricerca mostra quindi che un’integrazione con alte dosi di polifenoli può aumentare seppure modestamente la colesterolemia totale ed LDL e la trigliceridemia, ma riducendo al tempo stesso l’ossidazione delle LDL e migliorando alcune caratteristiche delle particelle lipoproteiche (come il diametro). La risposta sembra dipendere sia dall’età del soggetto trattato e sia dal modo in cui il microbiota intestinale metabolizza i polifenoli. Studi di maggiore durata, condotti con dosaggi differenti e su gruppi più numerosi di persone, potranno meglio chiarire il significato clinico di questi risultati.

Polyphenols increase circulating lipids but improve LDL particle quality and reduce LDL oxidation in postmenopausal women: metabotype- and age-dependent effects in a randomised, placebo-controlled crossover trial

García-Nicolás M, Jarrín-Orozco MP, Romo-Vaquero M, Carrascosa C, Avilés-Plaza F, Martínez-Villanueva M, et al.
Eur J Nutr. 2026 Jun 29;65(5):177.   

PURPOSE: Menopause increases cardiometabolic risk via dyslipidaemia, oxidative stress, and low-grade inflammation. Polyphenols may modulate these processes, but human evidence is inconsistent. We investigated the effects of polyphenol supplementation on lipid profile, LDL oxidation, and polyphenol-related gut microbiota metabotypes in postmenopausal women.
METHODS: In the PolyPAUSE randomised, placebo-controlled, crossover trial, 90 mildly hypercholesterolemic, non-medicated postmenopausal women received a daily polyphenol mixture providing ellagitannins+ellagic acid (312.0 ± 30.9 mg), resveratrol (133.2 ± 10.1 mg), and isoflavones (166.3 ± 27.3 mg) for 8 weeks, followed by a 4-week washout and an 8-week placebo period. Serobiochemical and bone-related markers were analysed at hospital laboratories. Apolipoprotein B (ApoB), oxidised LDL (oxLDL), and lipopolysaccharide-binding protein (LBP) were measured by ELISA, and myeloperoxidase activity by spectrophotometry. Gut microbiota metabotypes were classified as urolithin A/B (UMA/UMB), equol producers/non‑producers (EP/ENP), and lunularin producers/non‑producers (LP/LNP) using UPLC‑ESI‑QTOF‑MS.
RESULTS: Polyphenol supplementation did not affect LBP or bone markers. Total cholesterol (Tchol), LDL-cholesterol (LDLc), and triglycerides (TGs) increased by 7%, 9.5%, and 16%, respectively (p < 0.001) in ~ 80% of completers (n = 78), with age‑related increases. ApoB showed a borderline reduction (p = 0.056), and oxLDL decreased (p < 0.001). Ratios indicating LDL particle quality and oxidative burden (LDLc/ApoB, oxLDL/LDLc, oxLDL/ApoB) improved (p < 0.001) despite higher circulating lipid concentrations. Myeloperoxidase activity showed marginal decreases in the full cohort (p = 0.08) and in LNP (p = 0.06). Metabotyping showed that the strongest oxLDL reduction occurred in EP (65%, p < 0.001) and the UMA + EP+LNP cluster (60%, p < 0.001).
CONCLUSION: Polyphenol supplementation increased Tchol, LDLc, and TGs age-dependently, yet improved LDL oxidative quality. The extent of oxLDL reduction depended on metabotypes, supporting precision health approaches to better characterise cardiometabolic responses to polyphenol intake in postmenopausal women.

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