Effetti dell’esposizione al gusto dolce: nuove evidenze da un trial randomizzato e controllato

10 Gennaio, 2025

Le principali linee guida internazionali raccomandano alla popolazione di limitare il consumo di alimenti dolci, che spesso contengono elevate quantità di zuccheri semplici, per ridurre il rischio delle problematiche di salute associate all’assunzione eccessiva di questi composti. In genere si ritiene anche che un’esposizione elevata e sistematica al gusto dolce possa incrementare la propensione al consumo di zuccheri e di alimenti che ne sono ricchi; questo è tuttavia un tema ancora poco definito, che i ricercatori che hanno condotto questo studio hanno deciso di affrontare attraverso un approccio sperimentale per analizzare gli effetti di un intervento sulla composizione totale della dieta sulle preferenze, il desiderio e il consumo di alimenti dolci.

104 partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi che hanno seguito per sei giorni consecutivi una dieta caratterizzata rispettivamente da un aumento, o da una diminuzione, del loro consumo abituale di alimenti dal gusto dolce o, nel gruppo di controllo, dal mantenimento degli stessi livelli di consumo di alimenti e bevande della settimana precedente. Gli alimenti che sono stati suggeriti per il gruppo ad aumentato consumo di cibi dolci comprendevano frutta, la verdura più ricca di zuccheri (es. pomodori, mais dolce, carote), bevande e alimenti dolcificati con dolcificanti a basso contenuto calorico o con l’aggiunta di zuccheri semplici. Al gruppo a diminuito consumo di cibi dolci è stato invece chiesto di ridurre il consumo di cibi e bevande dolcificati, sia con dolcificanti a basso contenuto calorico e sia con l’aggiunta di zuccheri semplici. I ricercatori hanno quindi valutato tra i soggetti arruolati nello studio vari parametri, tra cui il gradimento, l’intensità percepita del gusto dolce, il desiderio di consumare dolci e il consumo effettivo di tali alimenti durante i pasti.

I risultati mostrano che la riduzione della presenza di alimenti dolci nella dieta ha portato a un aumento della percezione dell’intensità del gusto dolce, che non si è invece modificata significativamente nei gruppi che hanno aumentato o mantenuto costante il consumo. Nonostante ciò, non sono stati osservati cambiamenti rilevanti né nel gradimento né nel desiderio di alimenti dolci tra i vari gruppi, e nemmeno nel loro consumo effettivo. I partecipanti che hanno ridotto gli alimenti dolci hanno riportato maggiori difficoltà nell’aderire al regime dietetico rispetto agli altri gruppi.

Secondo questi risultati, nonostante la breve durata dello studio suggerisca una certa cautela nell’interpretarli, andrebbe riconsiderata la validità dell’associazione tra l’aumento dell’esposizione al gusto dolce e la tendenza ad aumentare la preferenza per i cibi dolci e, di conseguenza, dell’assunzione di zuccheri. Gli autori dello studio sottolineano la complessità del legame tra esposizione al gusto dolce e abitudini alimentari e evidenziano che ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere meglio le dinamiche coinvolte.

Effects of a Six-Day, Whole-Diet Sweet Taste Intervention on Pleasantness, Desire for, and Intakes of Sweet Foods: A Randomised Controlled Trial

Bielat AD, Rogers PJ, Appleton KM.
Br J Nutr. 2024 Dec 19:1-12.

Reduced exposure to sweet taste has been proposed to reduce sweet food preferences and intakes, but the evidence to support these associations is limited. This randomised controlled trial investigated the effects of a whole-diet sweet taste intervention for 6 days, on subsequent pleasantness, desire for, and sweet food intakes. Participants (n 104) were randomised to increase (n 40), decrease (n 43), or make no change to (n 21) their consumption of sweet-tasting foods and beverages for six consecutive days. Pleasantness, desire to eat, sweet taste intensity and sweet food intakes were assessed on days 0 and 7. One-hundred-and-two (98%) participants completed the study, and self-reported adherence with the dietary interventions was moderate-good (M=66-72/100mm), with instructions to decrease sweet food consumption reported as more difficult than the other diets (smallest (t(81)=2.45, p=.02, M diff =14/100mm, SE=2mm). In intention-to-treat analyses, participants in the decrease sweet food consumption group reported higher sweet taste intensity perceptions at day 7 compared to day 0 (F(2,101)=4.10, p=.02, M diff =6/100mm, SE=2mm). No effects were found for pleasantness (F(2,101)=2.04, p=.14), desire to eat (F(2,101)=1.49, p=.23) or any of the measures of sweet food intake (largest F(2,101)=2.53, p=.09). These results were confirmed in regression analyses which took self-reported adherence to the diets into account. Our findings suggest that exposure to sweet taste does not affect pleasantness, desire for, or intakes of, sweet-tasting foods and beverages. Public health recommendations to limit the consumption of sweet-tasting foods and beverages to reduce sweet food preferences may require revision.

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