È preferibile consumare frutta e verdura biologica o convenzionale? I risultati di uno studio epidemiologico francese

02 Aprile, 2026

La quota di mercato degli alimenti definiti “biologici” risulta sostanzialmente stabile, con una lieve tendenza al rialzo, nel nostro Paese. A fronte di un costo un poco più elevato per il consumatore, il produttore garantisce il rispetto di un disciplinare molto stretto, che proibisce per esempio l’uso di pesticidi o fertilizzanti di sintesi. I periodici controlli svolti da EFSA confermano la quasi costante assenza di residui di questa natura nei prodotti distribuiti nei paesi dell’Unione Europea; va per altro ricordato che, anche nei prodotti convenzionali, si trovano in genere quote molto piccole, largamente al di sotto dei limiti di sicurezza fissati dall’EFSA stessa, di queste sostanze.

Gli studi che hanno confrontato l’effetto degli alimenti biologici e dei corrispondenti alimenti convenzionali sull’incidenza di eventi clinici di rilievo sono relativamente pochi. Per questo motivo riveste particolare interesse questo studio, condotto su circa 31.000 adulti francesi della coorte NutriNet-Santé, con l’obiettivo di esaminare la relazione tra la scelta di consumare prodotti vegetali da agricoltura biologica invece che convenzionale e il rischio di sviluppare, nel tempo, malattie tumorali, verificando in particolare, “se la sostituzione di frutta e verdura convenzionali con quelle biologiche potesse essere associata a una diminuzione del rischio di cancro”. Per l’occasione, i ricercatori hanno utilizzato un questionario specifico, realizzato per distinguere nel migliore dei modi possibili tra i consumi di frutta e verdura biologiche e non biologiche.

Le differenze rilevate nei 7,3 anni in media di osservazione, durante i quali sono stati registrati 1.718 casi di cancro, non sono risultate particolarmente ampie. Nel quintile con il maggior apporto di frutta e verdura convenzionale, il rischio di sviluppare un tumore (in qualunque sede anatomica) si riduceva di un 12% circa, non significativo, rispetto al quintile con il consumo più basso. Nel quintile con maggiore consumo di frutta e verdura biologiche non si osservava invece alcuna differenza rispetto al quintile con minore consumo.

Qualche differenza è stata invece rilevata per l’associazione con i tumori di sedi anatomiche specifiche: il carcinoma della mammella in donne in fase post menopausale risultava ridotto del 51% (significativo) tra le consumatrici di livelli più elevati di prodotti da agricoltura biologica rispetto a quelle con un basso apporto, contro una riduzione del 20% (non significativa) registrata tra le donne con maggiore consumo di frutta o verdura convenzionali, sempre raffrontate al quintile con minore consumo. La scelta preferenziale di vegetali da agricoltura convenzionale si associava a una riduzione del 27% (non significativa) del rischio di un tumore prostatico, che invece aumentava del 44% (pure non significativo) tra coloro che preferivano i prodotti biologici. Per interpretare correttamente le significatività statistiche osservate in questa popolazione va ricordato che le donne ne costituivano il 75%, e i soggetti di sesso maschile non erano quindi adeguatamente rappresentati.

Utilizzando modelli specifici, gli autori rilevano una riduzione del 2% circa dei tumori totali in associazione alla sostituzione di 100 g di frutta o verdura convenzionale con prodotti biologici, e in particolare una riduzione del 10% dei tumori della mammella in donne in fase post menopausale. In termini assoluti, questo calo si tradurrebbe in 34 casi in meno di tutti i tipi di tumori in associazione alla sostituzione descritta; si tratta approssimativamente di un evento ogni 900 soggetti seguiti per 7,3 anni. Per quanto riguarda il carcinoma della mammella post menopausale, gli eventi evitati sarebbero 28, cioè circa uno ogni 800 donne che avessero seguito la sostituzione descritta.

L’interpretazione dei dati di questo studio non è agevole. Trattandosi di uno studio osservazionale, innanzitutto, esso individua associazioni, non prove di una relazione causa-effetto. Chi consuma più alimenti biologici tende poi spesso ad avere anche stili di vita più salutari, che possono spiegare gli effetti favorevoli osservati: un certo margine di confondimento resta infatti possibile. Una maggiore presenza di soggetti di sesso maschile avrebbe potuto dare un significato diverso alle differenze rilevate in termini di rischio di carcinoma prostatico.

In conclusione, lo studio è rigoroso e metodologicamente interessante: ma il messaggio più equilibrato che se ne può trarre è che mangiare frutta e verdura resta uno dei pilastri della sana alimentazione; per una valutazione più accurata dell’opportunità di scegliere il biologico servono ulteriori studi.

Consumption of organic versus conventional fruits and vegetables in relation to cancer risk: findings from the NutriNet-Santé cohort study

Berlivet J, Meyer E, Allès B, Lairon D, Hercberg S, Touvier M, et al.
Am J Clin Nutr. 2026 Mar 16. Epub ahead of print. 

BACKGROUND: Regular fruits and vegetables (F&V) consumption is linked to a lower risk of certain cancers. However, F&V can contain pesticides, some of which may have carcinogenic properties. Organic foods are thought to reduce pesticide residue exposure, but the relationship between organic consumption and cancer risk is inconsistent. Notably, no study has explored substituting conventional with organic F&V.
OBJECTIVES: Therefore, this study examines the association between substituting conventional with organic F&V and cancer risk in the NutriNet-Santé cohort (about 31,000 French adults), using detailed data from a food frequency questionnaire distinguishing between conventional and organic products.
METHODS: Substitution of conventional F&V with organic F&V, at fixed total F&V consumption, was examined with multivariable Cox proportional hazards models per 100g/d increment of substitution and by quintiles. Sensitivity analyses as well as marginal structural models, were also implemented to improve causal inference.
RESULTS: A total of 31,179 participants, 75% of whom were females, were included in the analyses. During follow-up (mean=7.3 y (SD=3.1)), 1,718 cancer cases (284 cases of postmenopausal breast cancer) were registered over 227,660 person-years. Substituting conventional with organic F&V was associated with a lower risk of overall cancer (HR (95%CI) for a 100g/d substitution = 0.98 (0.95,1.00) and a lower risk of postmenopausal breast cancer (HR (95%CI) for a 100g/d substitution = 0.90 (0.85,0.96)) while no association was detected for other cancer locations. When modelled by quintiles, an inverse association was found for post-menopausal breast cancer but not for overall cancer or other locations. When running marginal structural models and testing for additional adjustments findings remained significant for post-menopausal breast cancer.
CONCLUSIONS: In the present work, substituting conventional F&V with organic ones was associated with a reduced risk of postmenopausal cancer. The specific role of organic F&V compared to conventional F&V needs further investigation in other contexts.

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