Diminuire l’apporto di sodio, o aumentare quello di potassio, per ridurre la mortalità totale?

10 Gennaio, 2025

Un elevato apporto alimentare di sale (e quindi di sodio) rappresenta un fattore di rischio significativo per la mortalità, in particolare per le malattie cardiovascolari (prevalentemente a causa del suo effetto sulla pressione arteriosa) e per il cancro gastrointestinale.

Alcuni studi recenti (come il SSaSS, o Salt Substitute and Stroke Study) suggeriscono che, quando l’elevato apporto di sodio è combinato con un basso apporto di potassio (e quindi con un elevato rapporto sodio/potassio) il rischio di malattie cardiovascolari tenda ulteriormente ad aumentare, ma le informazioni su questo aspetto del problema sono meno convincenti. Per raccogliere ulteriori informazioni su questo tema, gli autori di questo articolo hanno utilizzato i dati raccolti mediante un questionario di frequenza alimentare validato, somministrato dal 1995 al 1998 a 83,048 adulti giapponesi di età compresa tra 45 e 74 anni che partecipavano allo studio prospettico JPHC.

L’analisi ha mostrato che l’apporto giornaliero di sale in questa popolazione era mediamente elevato, compreso tra 8 g nel primo quintile e 17,5 g nel quinto. Il rapporto tra sodio e potassio oscillava tra 2 e 4 g al giorno, rispettivamente nel primo e nel quinto quintile. Durante un follow-up durato fino al 2018, si è osservato che un maggiore consumo di sodio era associato, tra gli uomini, a un significativo aumento del rischio di mortalità per tutte le cause (+11%). Una riduzione del rischio di analoga ampiezza (-11%) è stata rilevata in relazione a un apporto crescente di potassio. Quando il consumo è stato espresso come rapporto sodio/potassio, queste associazioni si sono rafforzate, raggiungendo un eccesso del 19% per la mortalità per tutte le cause nel quintile con rapporto sodio/potassio più elevato. Associazioni simili sono state osservate per il rischio di malattie croniche non trasmissibili (NCD) precoci (entro 70 anni), ma non per quelle totali. Nella popolazione femminile non si sono osservate invece associazioni significative tra il rischio di mortalità o di eventi NCD con l’apporto di sodio, di potassio, o del relativo rapporto.

I risultati dello studio suggeriscono quindi la necessità di associare alle raccomandazioni a ridurre l’apporto di sodio alimentare, quelle relative all’aumento del potassio. L’assenza di associazioni rilevate in questo studio tra l’apporto dei due cationi e il rischio di eventi nella popolazione femminile andrebbe ulteriormente approfondita.

Consumption of sodium and its ratio to potassium in relation to all-cause, cause-specific, and premature non-communicable disease mortality in middle-aged Japanese adults: A prospective cohort study

Takachi R, Yamagishi M, Goto A, Inoue M, Yamaji T, Iwasaki M, Yamagishi K et al.
 J Nutr. 2024 Dec 26:S0022-3166(24)01247-1. Online ahead of print.

BACKGROUND: Reducing premature non-communicable disease (NCD) mortality is a global challenge. Sodium is thought to increase the risk of NCD via an effect of salt per se or high-salt foods on hypertension-induced cardiovascular disease (CVD) and gastrointestinal cancer. Further, the relative risk of CVD is reportedly more closely associated with sodium/potassium ratio than with sodium alone. However, few studies have investigated the effect of consumption of sodium or its ratio to consumption of potassium on the risk of premature NCD death.
OBJECTIVE: We examined associations between intake of sodium and sodium-to-potassium ratio and risk of all-cause and cause-specific death, including premature NCD, in a Japanese prospective cohort study.
METHODS: During 1995-1998, a validated food frequency questionnaire was administered in 11 areas to 83,048 men and women aged 45-74 years. During 1,587,901 person-years of follow-up until the end of 2018, 17,727 all-cause deaths and 3,555 premature NCD deaths were identified.
RESULTS: Higher sodium intake was significantly associated with increased risk of all-cause and premature NCD mortality, but not all NCD mortality, among men: multivariate hazards ratios for the highest vs. lowest quintiles (HR) were 1.11 (95% confidence interval (CI): 1.03, 1.20; trend p<0.01) for all-cause and 1.25 (95% CI: 1.06, 1.47; trend p<0.01) for premature NCD mortality. When intakes were expressed as ratio to potassium intake, these associations (HR of all-cause: 1.19, 95% CI: 1.11-1.27, trend p<0.01; HR of premature NCD: 1.27, 95% CI: 1.10, 1.46, trend p<0.01), including associations with cancers (HR: 1.18, 95% CI: 1.07, 1.31, trend p=0.02), were strengthened in men.
CONCLUSIONS: This prospective cohort study showed that both sodium intake and sodium-to-potassium ratio are associated with increased risk of all-cause and early NCD mortality in middle-aged men.

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