Dieta mediterranea (con poco sale) e calcio per ridurre il rischio di fratture nell’osteoporosi primaria

07 Novembre, 2025

Le fratture da fragilità rappresentano una delle principali complicanze dell’osteoporosi primaria. Il ruolo dell’alimentazione e degli specifici nutrienti a livello del metabolismo osseo è ormai noto; resta invece da chiarire l’impatto delle abitudini alimentari nel complesso sul rischio di fratture da fragilità.

È questo l’obiettivo di uno studio osservazionale trasversale italiano, in cui sono stati valutati, in 588 pazienti con osteoporosi primaria, tre aspetti chiave della dieta, e cioè l’aderenza al modello mediterraneo, l’assunzione abituale di sale e l’apporto giornaliero di calcio, confrontando i dati dei pazienti che avevano riportato fratture con quelli che invece non erano incorsi in eventi fratturativi.

Nel campione totale, quasi il 35% dei pazienti, prevalentemente donne, aveva subito almeno una frattura da fragilità. Le differenze più marcate tra pazienti con e senza fratture riguardavano la dieta, indagata attraverso la somministrazione di questionari di frequenza dei consumi alimentari e valutata complessivamente mediante un indice di aderenza alla dieta mediterranea. Infatti, il punteggio di aderenza al modello alimentare mediterraneo era mediamente più basso (10,9 contro 11,5) nei soggetti che avevano subito fratture, i quali riportavano anche un consumo abituale di sale più elevato, misurato con uno score ad hoc (MINISAL: 9,3 rispetto a 8,7) e una minore assunzione di calcio (l’apporto medio era di 478 mg al giorno contro i 536 mg al giorno del gruppo di controllo).

Dall’analisi statistica è emerso che ogni punto aggiuntivo nell’indice di mediterraneità si traduceva in una riduzione del 14% del rischio di frattura. Allo stesso tempo, a ogni punto in meno nel consumo di sale corrispondeva una riduzione del rischio pari al 19%. Anche l’apporto di calcio mostrava un impatto significativo: un incremento di 100 mg al giorno riduceva l’eventualità di una frattura dell’8%. Quando i tre elementi sono stati combinati in un unico punteggio complessivo, l’andamento osservato è risultato particolarmente chiaro. Nei pazienti con profilo alimentare più sfavorevole, la prevalenza di fratture raggiungeva il 70,9%, mentre, nei pazienti con abitudini complessivamente più corrette, la prevalenza di fratture scendeva al 25,3%, suggerendo che la qualità globale delle abitudini alimentari eserciti un effetto cumulativo sul rischio di fratture.

Lo studio evidenzia quindi in modo convincente che l’aderenza al modello alimentare mediterraneo, il contenimento del consumo di sale e un apporto adeguato di calcio sono fattori chiave per contrastare le fratture da fragilità in pazienti con osteoporosi primaria. Le riduzioni percentuali osservate mostrano che anche variazioni relativamente modeste di questi parametri possono produrre benefici rilevanti. Per questo motivo, oltre alle terapie farmacologiche, un intervento nutrizionale mirato a migliorare le abitudini alimentari dovrebbe rappresentare una componente essenziale nella gestione clinica dell’osteoporosi e nella prevenzione delle fratture.

Dietary habits and fragility fractures

Abate V, Vergatti A,∙Garofano FG, Strazzullo P, Gennari L, et al.
Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases 2025; 104426

BACKGROUND AND AIMS: Fragility fractures (FF) are caused by low-energy trauma in patients with osteoporosis (Op) and are associated with a high risk of disability and mortality. Poor nutrition and unhealthy dietary habits are common risk factors for Op, but how they affect FF is unknown. In a cross-sectional study, we evaluated adherence to the Mediterranean diet (MD), salt and calcium intake in Op patients with and without FF.
METHODS AND RESULTS: We enrolled Op patients consecutively referring to Federico II University and Ospedale del Mare in Naples from 6/1/2020 to 5/31/2024. Patients were divided according to whether or not they had experienced FF. All study participants were interviewed using the validated MEDI-LITE, MINISAL and Food Frequency Questionnaires.
FF were significantly more frequent among women (p<0.04) and patients who had a lower adherence to MD (10.9±1.9 vs 11.5±1.8, p=0.001), higher salt intake (9.3±1.7 vs 8.7±1.7, p<0.003) and lower calcium intake (478±308 vs 536±260, p=0.021). FF susceptibility decreased by 14% (OR 0.86, 95% C.I. 0.78 – 0.94, p<0.001) for each point of increase in MEDI-LITE score, by 19% (OR 0.81, 95% C.I. 0.70 – 0.94, p=0.005) for each point of decrease in MINISAL score, by 8% (OR 0.92, 95% C.I. 086 – 0.99, p=0.03) for each rising of 100 mg of calcium intake.
CONCLUSION: High MD adherence, low salt and high calcium intake are associated with lower risk of FF in Op patients. This study describes the set of dietary habits influencing the FF occurrence in Op patients, and provides also with nutritional recommendations.

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