Densità dei ristoranti fast food e livelli plasmatici di alcuni marcatori di infiammazione in una coorte di infermiere
05 Dicembre, 2025
Negli ultimi decenni, la presenza di fast food è cresciuta in modo significativo negli Stati Uniti; alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questa situazione potrebbe influenzare sfavorevolmente la qualità dell’alimentazione di chi vive in prossimità di questi ristoranti, aumentandone così il rischio cardiometabolico.
In questo contesto, gli autori di questo studio hanno utilizzato i dati di una grande coorte di infermiere statunitensi (Nurses’ Health Study II), seguita ormai da decenni, concentrandosi in particolare su due aspetti: la misurazione nel sangue dei livelli di tre marcatori dell’infiammazione — la proteina C-reattiva (CRP), l’interleuchina-6 (IL-6) e l’adiponectina (che, al contrario degli altri due, ha un ruolo antinfiammatorio) – e il numero di fast food che si trovavano nel raggio di 1500 metri dalle abitazioni delle partecipanti nel 1998 e nel 2010, stimato tramite sistemi GIS.
Analizzando i dati di più di mille partecipanti con misurazioni ripetute dei biomarcatori, gli autori non hanno tuttavia rilevato alcuna associazione significativa tra la densità di fast food nell’area di residenza e i livelli di CRP, IL-6 o adiponectina, né al momento del prelievo e nemmeno nel corso del tempo. I risultati sono rimasti invariati anche quando sono stati considerati altri fattori potenzialmente rilevanti, come il livello socioeconomico del quartiere, la densità abitativa, il fumo o il grado di istruzione del partner.
In conclusione, dal gruppo di donne studiate non emerge alcuna evidenza che vivere in un’area più ricca di fast food aumenti l’infiammazione nel lungo periodo. È possibile che le conoscenze, maggiori rispetto alla popolazione generale, delle infermiere che componevano la popolazione allo studio ne abbiano limitato la tendenza a frequentare questi ristoranti, e che quindi il campione selezionato non consentisse di rilevare eventuali effetti sui parametri misurati. Non può essere d’altra parte esclusa la possibilità che, per frequenze di consumo medio non elevate, gli alimenti preparati in questi ristoranti non modifichino i determinanti dei fenomeni infiammatori nell’organismo.
Si conferma comunque la complessità del rapporto tra ambiente, scelte alimentari e salute, che richiede probabilmente strumenti di analisi più raffinati per essere compreso in maniera più approfondita, e che non può essere descritto da indicatori indiretti isolati, come quelli considerati in questo studio.
Longitudinal Associations between Fast Food Outlet Count and Inflammatory Markers in the US-based Nurses’ Health Study II between 1998 and 2011
Siddiqui NZ, Beulens JWJ, Hart JE, Klompmaker JO, Mackenbach JD, Pinho MGM, et al.
Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2025:104476. Epub ahead of print.
BACKGROUND AND AIMS: Inflammation is an established cardiovascular disease risk factor, but its role in the link between food environments and cardiovascular risk remains unexplored. We aimed to study longitudinal associations between residential fast food outlets (FFOs) and inflammatory markers in US females from the Nurses’ Health Study II with stored blood and residential addresses.
METHODS AND RESULTS: We counted FFOs within 1500-meter buffers around each address in 1998 and 2010. In samples collected at two time points (1999, 2011), we measured C-reactive protein (CRP, N=1350), Interleukin-6 (IL-6, N=809), and adiponectin (N=836). We performed multivariable linear regression with repeated measures to study changes in FFOs and inflammatory markers and multivariable linear regression analyses to study FFOs count in 1998 and changes in inflammatory markers between 1999 and 2011. Models were adjusted for age, race/ethnicity, partners’ education, smoking, neighborhood socioeconomic status (nSES), and population density. We explored effect modification by nSES and population density. No associations were observed in linear mixed models (e.g., CRP (β:-0.00, 95%CI:-0.01,0.01) or in linear models including changes in inflammatory outcomes (e.g., CRP (β:0.00, 95%CI:-0.01, 0.02). We also observed no effect modification for nSES or population density.
CONCLUSION: In conclusion, we found no evidence for longitudinal associations between FFOs count and inflammatory markers in this study.
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