Consumo regolare di cioccolato e rischio di sviluppare diabete di tipo 2: i dati di tre grandi coorti americane
19 Dicembre, 2024
Il diabete di tipo 2 è una patologia cronica tra le più diffuse a livello globale, con oltre 463 milioni di casi accertati nel 2019, che potrebbero raggiungere i 700 milioni entro il 2045. L’adozione di stili di vita salubri, e in particolare di una dieta equilibrata, risulta di particolare importanza per la prevenzione del diabete di tipo 2; la ricerca di alimenti con possibili effetti specifici nella prevenzione di questa patologia è tuttavia pure di evidente interesse. I flavonoidi, di cui il cioccolato fondente è una fonte molto ricca, hanno dimostrato in diversi studi clinici di contribuire alla promozione della salute generale, probabilmente per i loro effetti antinfiammatori ed antiossidanti, che potrebbero far ipotizzare un loro ruolo nella prevenzione del diabete: ma le evidenze al proposito non sono ancora del tutto chiare.
Questo studio ha esaminato i dati ricavati da tre grandi coorti statunitensi arruolate per il Nurses’ Health Study (NHS), il Nurses’ Health Study II (NHSII) e l’Health Professionals Follow-Up Study (HPFS), coinvolgendo complessivamente 192.208 partecipanti, che nella fase di reclutamento non presentavano diabete, malattie cardiovascolari e tumori.
L’analisi ha evidenziato alcuni risultati interessanti: in primo luogo, i consumatori di una quantità cioccolato pari o superiore a cinque porzioni (da circa 30 g ciascuna) a settimana presentavano una rischio di sviluppare diabete di tipo 2 ridotto del 10% (HR 0,90) rispetto a coloro che ne consumavano quantità inferiori o non ne consumavano affatto. Entrando più in dettaglio nel tipo di cioccolato consumato, è emerso che solamente l’assunzione regolare di fondente, sempre pari o superiore a cinque porzioni settimanali, era associata a una riduzione del rischio, di ampiezza sensibilmente maggiore, e pari al 21% (HR 0,79). Tale associazione è risultata essere di tipo dose-risposta, con una diminuzione del rischio del 3% per ogni porzione in più. Non è stata invece trovata alcuna relazione significativa per il cioccolato al latte: anzi, i soggetti che aumentavano il consumo di questo tipo di cioccolato, rispetto a coloro che non modificavano le abitudini, andavano incontro nel lungo termine a un modesto aumento di peso (in media, 0,35 kg in 4 anni), un fattore di rischio noto per lo sviluppo del diabete. Nessun effetto sul peso è stato invece rilevato con il consumo di cioccolato fondente. In conclusione, lo studio indica che il consumo di cioccolato esclusivamente fondente è associato a una significativa riduzione del rischio di diabete di tipo 2. Dal momento che l’apporto di calorie e grassi saturi è comparabile a quello dalla versione al latte, l’effetto favorevole è attribuibile all’elevato contenuto di flavonoidi che caratterizza il cioccolato fondente. Non vanno comunque sottovalutati il valore energetico e la composizione nutrizionale di questo prodotto alle quantità di consumo utili, che sono dell’ordine di almeno 150 g alla settimana, e che devono essere incorporate in un’alimentazione equilibrata associata a uno stile di vita attivo.
Chocolate intake and risk of type 2 diabetes: prospective cohort studies
Liu B, Zong G, Zhu L, Hu Y, Manson JE, Wang M, Rimm EB, Hu FB, Sun Q.
BMJ. 2024 Dec 4;387:e078386.
OBJECTIVE:To prospectively investigate the associations between dark, milk, and total chocolate consumption and risk of type 2 diabetes (T2D) in three US cohorts.
DESIGN:Prospective cohort studies.
SETTING: Nurses’ Health Study (NHS; 1986-2018), Nurses’ Health Study II (NHSII; 1991-2021), and Health Professionals Follow-Up Study (HPFS; 1986-2020).
PARTICIPANTS: At study baseline for total chocolate analyses (1986 for NHS and HPFS; 1991 for NHSII), 192 208 participants without T2D, cardiovascular disease, or cancer were included. 111 654 participants were included in the analysis for risk of T2D by intake of chocolate subtypes, assessed from 2006 in NHS and HPFS and from 2007 in NHSII.
MAIN OUTCOME MEASURE:Self-reported incident T2D, with patients identified by follow-up questionnaires and confirmed through a validated supplementary questionnaire. Cox proportional hazards regression was used to estimate hazard ratios and 95% confidence intervals (CIs) for T2D according to chocolate consumption.
RESULTS: In the primary analyses for total chocolate, 18 862 people with incident T2D were identified during 4 829 175 person years of follow-up. After adjusting for personal, lifestyle, and dietary risk factors, participants consuming ≥5 servings/week of any chocolate showed a significant 10% (95% CI 2% to 17%; P trend=0.07) lower rate of T2D compared with those who never or rarely consumed chocolate. In analyses by chocolate subtypes, 4771 people with incident T2D were identified. Participants who consumed ≥5 servings/week of dark chocolate showed a significant 21% (5% to 34%; P trend=0.006) lower risk of T2D. No significant associations were found for milk chocolate intake. Spline regression showed a linear dose-response association between dark chocolate intake and risk of T2D (P for linearity=0.003), with a significant risk reduction of 3% (1% to 5%) observed for each serving/week of dark chocolate consumption. Intake of milk, but not dark, chocolate was positively associated with weight gain.
CONCLUSIONS:Increased consumption of dark, but not milk, chocolate was associated with lower risk of T2D. Increased consumption of milk, but not dark, chocolate was associated with long term weight gain. Further randomized controlled trials are needed to replicate these findings and further explore the mechanisms.
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