Consumo di prodotti ittici e capacità di interazione sociale nei bambini: evidenze da uno studio longitudinale
21 Marzo, 2025
Lo sviluppo ottimale dei bambini dipende da un apporto adeguato di una serie di nutrienti essenziali, tra i quali le proteine, gli acidi grassi omega-3 a lunga catena EPA e DHA, il selenio, lo iodio e la vitamina D, di cui i prodotti ittici sono una ricca fonte. È ormai noto che questi componenti svolgono un ruolo chiave nella regolazione delle funzioni cognitive e dello sviluppo neurologico; tuttavia, le evidenze riguardanti l’associazione tra il consumo di pesce nell’infanzia e gli esiti neurocomportamentali rimangono limitate.
In un gruppo di poco meno di 6.000 bambini di 7 anni, arruolati nell’Avon Longitudinal Study of Parents And Children (ALSPAC), i dati di composizione della dieta sono stati messi in relazione con la variazione di selezionati parametri di crescita misurati tra i 7 e i 9 anni.
I bambini sono stati suddivisi in tre gruppi in base ai livelli di consumo settimanali di prodotti ittici (pesci e crostacei): assenti, moderati (1-190 g/settimana) ed elevati (≥190 g/settimana), corrispondenti cioè alle raccomandazioni dietetiche nazionali per l’infanzia. Gli effetti sul profilo cognitivo sono stati valutati mediante la scala Wechsler Intelligence Scale for Children (WISC-III UK), mentre il comportamento sociale e relazionale è stato misurato attraverso il Strengths and Difficulties Questionnaire (SDQ) a 7 e 9 anni, con particolare attenzione al dominio della prosocialità, cioè la capacità di instaurare relazioni sociali solide, di gestire i conflitti interpersonali e di provare empatia verso gli altri. I risultati hanno evidenziato un’associazione significativa tra i livelli di consumo di pesce e punteggio nella scala della prosocialità: i bambini che non consumavano prodotti ittici a 7 anni presentavano un incremento del 35% della probabilità di avere punteggi prosociali subottimali rispetto a coloro che ne consumavano almeno 190 g a settimana; l’aumento della probabilità saliva al 43% all’età di 9 anni. Anche un consumo moderato di prodotti della pesca risultava meno favorevole rispetto all’assunzione più elevata, con un aumento della probabilità di ottenere punteggi bassi del 25% a 7 anni e del 30% a 9 anni.
Non è stata invece riscontrata alcuna associazione tra il consumo di pesce e il quoziente intellettivo verbale o totale a 8 anni. La correlazione tra l’assunzione di DHA, attribuibile quasi esclusivamente al consumo di pesce e il comportamento prosociale, sebbene positiva e favorevole, è risultata meno marcata rispetto all’associazione osservata con l’apporto totale di pesce. Questi dati suggeriscono che il DHA possa avere un ruolo nel supportare lo sviluppo prosociale, ma che l’effetto complessivo possa essere mediato anche da altri fattori dietetici o ambientali.
Questo studio mostra innanzitutto che il consumo medio di pesce nei bambini osservati era ben al di sotto delle raccomandazioni nazionali; gli autori attribuiscono il dato a diversi fattori, tra cui le preferenze alimentari individuali, le abitudini familiari, la disponibilità economica e le preoccupazioni relative alla possibile presenza di contaminanti i nei prodotti della pesca. In secondo luogo, ha evidenziato che il consumo di prodotti ittici nei bambini di 7 anni si associa favorevolmente allo sviluppo del comportamento prosociale, suggerendo un possibile effetto positivo dei nutrienti presenti nel pesce sulle capacità di interazione sociale. Al contrario, non sono emerse associazioni con il quoziente intellettivo, indicando che altri fattori potrebbero essere più influenti nel determinare le capacità cognitive a questa età. Nel complesso questi risultati sottolineano da una parte l’importanza di educare genitori e bambini per incentivare un consumo adeguato di pesce, e dall’altra la necessità di ricerche mirate per chiarire gli effetti di salute a lungo termine dell’assunzione di prodotti ittici e dei diversi componenti degli alimenti appartenenti a questa categoria.
Seafood intake in children at age 7 years and neurodevelopmental outcomes in an observational cohort study (ALSPAC)
Nel L, Emmett PM, Golding J, Taylor CM.
Eur J Nutr. 2025;64:120.
PURPOSE: Seafood is rich in other essential nutrients such as long-chain fatty acids, selenium and iodine that play an important role in neurodevelopment and cognitive function. The association between seafood intake in childhood and cognitive outcomes has not been well evidenced. Our aim was to investigate the association between seafood intake in children at age 7 years and cognitive and behavioural outcomes at age 7–9 years.
METHODS: Data on seafood intakes were collected at age 7 years in children enrolled in the Avon Longitudinal Study of Parents and Children (ALSPAC). Adjusted logistic regression was use to model seafood intake with the odds of suboptimal behavioural scores (Strength and Difficulties Questionnaire (SDQ)) measured at age 7 and 9 years and cognitive scores (IQ) at age 8 years.
RESULTS: Lower seafood intake at age 7 years (0 vs. ≥ 190 g/week) increased the adjusted odds of suboptimal prosocial behaviour measured by the SDQ at 7 years by 35% (OR 1.35 (95% CI 1.10, 1.81), p = 0.042) and at 9 years by 43% (OR 1.43 (95% CI 1.02, 1.99), p = 0.036). We found no evidence of any associations with IQ at 8 years.
CONCLUSION: In a population in which fish intakes were below national recommendations, our results illustrate the importance of seafood intake in children on behavioural variables, specifically prosocial behaviour. Further research on the association of seafood intake with a wider range of indicators of child neurodevelopment will provide stronger evidence of the role of seafood intake in cognitive development.
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