Attività fisica e salute: un’associazione sempre favorevole, soprattutto per la popolazione femminile

28 Febbraio, 2024

Universalmente riconosciuta come uno dei principali fattori protettivi nei confronti della mortalità prematura cardiovascolare e per tutte le cause, l’attività fisica viene promossa da tutte le linee guida per uno stile di vita sano. Eppure larga parte della popolazione generale adulta, soprattutto di quella femminile, ancora non rispetta le raccomandazioni delle autorità sanitarie al proposito: almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata o 75 minuti a settimana di attività vigorosa, oltre a esercizi di potenziamento muscolare almeno 2 volte a settimana. Dai dati riportati nell’Annuario Statistico Italiano 2021 (riferiti al 2020) il 30,8% degli uomini e il 39,4% delle donne sono sedentari e non praticano quindi alcun tipo di attività fisica nel tempo libero.

L’analisi dei dati raccolti attraverso il National Health Interview Survey (NHIS) dal 1997 al 2019 in un campione, rappresentativo della popolazione statunitense, composto da 412.413 persone, conferma la maggiore sedentarietà della popolazione femminile rispetto a quella maschile, evidenziando inoltre quanto i benefici dell’attività motoria siano maggiori per le donne rispetto agli uomini. Infatti, la riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause associata all’attività fisica era più marcata tra le donne (- 24%) che tra gli uomini (-15%): una differenza significativa sul piano statistico. Gli autori, inoltre, hanno osservato che i benefici per le donne erano maggiori rispetto agli uomini a parità di attività fisica, indipendentemente dal livello, fino a 300 minuti di attività aerobica, di intensità moderata a settimana. Anche il rischio di mortalità per cause cardiovascolari, che pure era inversamente correlato all’attività fisica in entrambi i sessi, era ridotto maggiormente nelle donne più attive rispetto agli uomini.

In conclusione, questi risultati indicano che i benefici in termini di riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare e per tutte le cause associati all’attività fisica sono maggiori per le donne rispetto agli uomini e suggeriscono la necessità di considerare le differenze di genere sia nella definizione delle linee guida sull’attività fisica e sia nell’implementazione degli interventi volti a contrastare la sedentarietà. Ulteriori ricerche mirate saranno utili per comprendere i meccanismi sottostanti a queste differenze tra uomini e donne e sviluppare valide strategie di intervento per migliorare la salute a lungo termine della popolazione femminile.

Sex Differences in Association of Physical Activity With All-Cause and Cardiovascular Mortality.

Ji H, Gulati M, Huang TY, Kwan AC, Ouyang D, Ebinger JE et al.
J Am Coll Cardiol. 2024 Feb 27;83(8):783-793.

BACKGROUND: Although physical activity is widely recommended for reducing cardiovascular and all-cause mortality risks, female individuals consistently lag behind male individuals in exercise engagement.
OBJECTIVES: The goal of this study was to evaluate whether physical activity derived health benefits may differ by sex.
METHODS: In a prospective study of 412,413 U.S. adults (55% female, age 44 ± 17 years) who provided survey data on leisure-time physical activity, we examined sex-specific multivariable-adjusted associations of physical activity measures (frequency, duration, intensity, type) with all-cause and cardiovascular mortality from 1997 through 2019.
RESULTS: During 4,911,178 person-years of follow-up, there were 39,935 all-cause deaths including 11,670 cardiovascular deaths. Regular leisure-time physical activity compared with inactivity was associated with 24% (HR: 0.76; 95% CI: 0.73-0.80) and 15% (HR: 0.85; 95% CI: 0.82-0.89) lower risk of all-cause mortality in women and men, respectively (Wald F = 12.0, sex interaction P < 0.001). Men reached their maximal survival benefit of HR 0.81 from 300 min/wk of moderate-to-vigorous physical activity, whereas women achieved similar benefit at 140 min/wk and then continued to reach a maximum survival benefit of HR 0.76 also at ∼300 min/wk. Sex-specific findings were similar for cardiovascular death (Wald F = 20.1, sex interaction P < 0.001) and consistent across all measures of aerobic activity as well as muscle strengthening activity (Wald F = 6.7, sex interaction P = 0.009).
CONCLUSIONS: Women compared with men derived greater gains in all-cause and cardiovascular mortality risk reduction from equivalent doses of leisure-time physical activity. These findings could enhance efforts to close the “gender gap” by motivating especially women to engage in any regular leisure-time physical activity.

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