Apporto alimentare di zuccheri liberi e declino cognitivo senile: i dati di una coorte svedese
21 Aprile, 2026
Il declino cognitivo senile è ormai un grave e diffuso problema sociale, specie nei Paesi più sviluppati caratterizzati da elevata speranza di vita alla nascita, come quelli Europei. L’aderenza a modelli dietetici specifici, come la dieta Mind e la dieta Mediterranea (entrambe povere di zuccheri liberi), è stata segnalata tra gli interventi di stile di vita che si associano a una ridotta incidenza di questa patologia; i dati al proposito non sono tuttavia definitivi.
In questo studio svedese il consumo di “zuccheri liberi” – e cioè zuccheri aggiunti agli alimenti o presenti naturalmente in miele, sciroppi e succhi di frutta, ma non nella frutta e nella verdura – è stato correlato con il rischio di sviluppare demenza nel corso della vita. I ricercatori hanno seguito 27.786 adulti inizialmente senza disturbi cognitivi, per il 61% donne, con età media di 58 anni, nell’ambito del grande studio Malmö Diet and Cancer.
I consumi alimentari sono stati valutati all’inizio dell’osservazione con una metodologia piuttosto dettagliata e i partecipanti sono stati suddivisi in gruppi con apporto dietetico crescente di zuccheri liberi (da < 7,5% a >15% dell’apporto energetico quotidiano), valutati separatamente da alimenti solidi e liquidi. Durante il follow-up di circa 25 anni, 3.224 persone, pari all’11,6% del campione, hanno ricevuto una diagnosi di demenza; il rapporto tra i casi diagnosticati di malattia di Alzheimer e di demenza vascolare era compreso tra 2:1 e 3:1.
L’assunzione complessiva media di zuccheri liberi è risultata del 10,5%; nel quintile con minore apporto, rispetto a quello con apporto più elevato, erano minori anche l’apporto calorico totale (-12%), il consumo di bevande zuccherate (4 serving settimanali in meno), ma non il BMI (che era del 4% più elevato). Era invece decisamente più frequente una diagnosi di malattia diabetica conclamata (da 3 a 5 volte rispetto agli altri quintili).
Il risultato principale dello studio è che l’assunzione complessiva di zuccheri liberi non era associata né a un aumento del rischio di demenza totale né a un aumento del rischio di Alzheimer. Per quanto concerne la demenza vascolare, più strettamente legata a lesioni ischemiche o emorragiche cerebrali, causate in genere da problemi su base aterosclerotica dei vasi sanguigni, la sua relazione con l’apporto di zuccheri liberi ha mostrato una conformazione a “U”: i livelli più bassi di rischio si osservavano tra i consumatori moderati. In particolare, chi assumeva zuccheri liberi in una quota pari al 10-12,5% dell’energia totale aveva un rischio di demenza vascolare inferiore di circa il 30% rispetto a coloro che ne assumevano meno del 7,5%. Tra questi ultimi si osservava una quota di diabetici relativamente elevata, che potrebbe spiegare parte dell’eccesso di demenze: ma il dato permaneva sia dopo l’appropriato aggiustamento statistico e sia dopo eliminazione dei soggetti con diabete in fase iniziale all’arruolamento.
Questi dati, tratti da uno studio di epidemiologia osservazionale, non consentono naturalmente di stabilire nessi causali, ma suggeriscono che il rapporto tra zuccheri e salute cognitiva possa essere più complesso di quanto in genere si pensa. D’altra parte, nemmeno le bevande zuccherate, in questo studio, hanno mostrato un’associazione significativa con il rischio di demenza, forse anche perché il loro consumo medio in questa popolazione era piuttosto basso. Un consumo più elevato di cioccolato e di marmellata e confetture erano per contro associati a un rischio più basso di demenza totale. Questi risultati potrebbero peraltro riflettere non solo associazioni con lo zucchero in sé, ma anche con il tipo di alimento che lo contiene o le sue modalità di consumo: per esempio il cioccolato apporta anche composti bioattivi come i flavonoidi, e la marmellata può essere consumata insieme a cibi di migliore qualità nutrizionale.
In sintesi, il lavoro non conferma l’idea che tutti gli zuccheri liberi aumentino uniformemente il rischio di demenza, ma suggerisce che, almeno in questa popolazione, il legame dipenda molto dalla dose e soprattutto dalla fonte alimentare.
Free sugar intake and dementia risk: a Swedish cohort study on dietary sources and dementia subtypes
Zhang N, Andresen J, Janzi S, Glans I, Samuelsson J, Nägga K, Borné Y, et al.
J Nutr. 2026 Mar 26:S0022-3166(26)00167-7.
BACKGROUND: Dementia is a growing public health concern, and although diet is a modifiable potential risk factor, the role of free sugar intake remains unclear. Excess sugar has been linked to metabolic and cardiovascular dysfunction, both associated with cognitive decline, but evidence regarding specific sugar sources is limited.
OBJECTIVES: This study aimed to investigate the associations between free sugar intake, its dietary sources, and the risk of all-cause dementia, Alzheimer’s disease, and vascular dementia, and to assess potential modification by apolipoprotein E (APOE) ε4 status.
METHODS: We included 27,786 participants without dementia at baseline (mean age: 58 y; 61% females) from the Malmö Diet and Cancer Study, a population-based prospective cohort. Dietary intake was assessed using a validated diet history method. Dementia diagnoses were obtained from national registers and validated by memory clinic physicians. During a median follow-up of 25 y, 3224 participants (11.6%) were diagnosed with dementia.
RESULTS: Free sugar intake was not significantly associated with all-cause dementia or Alzheimer’s disease. However, a U-shaped association was observed for vascular dementia, with moderate intake (10%–12.5% of energy) associated with lower risk [hazard ratio (HR): 0.70; 95% confidence interval (CI): 0.52, 0.95]. Sugar-sweetened beverage intake showed no association with dementia risk. High chocolate intake was associated with lower risks of all-cause [HR for quintile 5 (Q5) compared with Q1: 0.81; 95% CI: 0.72, 0.91] and vascular dementia (HR for Q5 compared with Q1: 0.68; 95% CI: 0.50, 0.92), whereas high jam/marmalade intake was linked to a lower risk of all-cause dementia (HR: 0.86; 95% CI: 0.77, 0.97 for >10 servings per week compared with <0.5 servings per week). No significant interactions with APOE ε4 status were observed.
CONCLUSIONS: Free sugar intake was not associated with overall dementia risk, but moderate intake may reduce the risk of vascular dementia. These findings suggest that future dietary guidelines for cognitive health should consider not only sugar quantity but also its food source.
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